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Runa Raido live @ Qube (Roma) - 13/05/2010 Stampa E-mail
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Live Reports Concerti
Scritto da Fabrizio Allegrini   
Lunedì 17 Maggio 2010 00:00

Runa Raido concerto Qube (RomaLo definisco un vero e proprio set tuonante lo spettacolo offerto dai Runa Raido in quel di Portonaccio, e più precisamente nell’accogliente venue del Qube, l’occasione per una ricca anteprima dei loro ultimi lavori, in attesa dell’imminente registrazione del primo full lenght.

 

 

 

Lo definisco un vero e proprio set tuonante lo spettacolo offerto dai Runa Raido in quel di Portonaccio, e più precisamente nell’accogliente venue del Qube, storico locale romano per giovani amanti della musica e non solo.

È stata l’occasione migliore, condita da un’ottima cornice di pubblico, per una ricca anteprima dei loro ultimi lavori - nonché una rivisitazione dei meno recenti - in attesa dell’imminente registrazione del primo full lenght.

Il gruppo che vive tra la capitale e Frosinone, composto da Marco Vallecoccia alla voce e chitarra, Alessandro Vona alla seconda chitarra e backing, Letizia Gaetani al basso e Gianluigi Nocella alla batteria, ha all’attivo una lunga serie di concerti in tutta la penisola come pure diversi riconoscimenti, tra i quali spiccano il premio speciale di “Marte Live 2009” come Miglior Testo e il primo posto al concorso musicale “Tutta farina del mio sacco” edizione 2009.

Comincia la serata. Si scioglie la fila all’ingresso e sono pronto a unirmi per l’ennesima volta al sacro rituale del rock. Al piano di mezzo l’atmosfera è già calda, si respira passione e il viaggio ha inizio.

Si parte subito forte con “Nero”, song spocchiosa dal ritornello ammiccante, con i suoi vuoti e ripieni strumentali degni del miglior art pop. Segue senza sosta il terzinato affilato di “Viola Valzer”, dove richiami spagnoleggianti e chitarre metalliche fanno sussultare il corpo già elettrizzato dello spettatore.

Si arriva al terzo brano “Doira”, ripescato dal primo e unico ep dei Runa Raido datato 2007, presentato in una versione velocizzata rispetto al disco ma dall’impatto sempre energico e godibile.

Si passa poi, incalzati da un pubblico oramai in preda a una sfrenata “sindrome di empatia”, a “Uno”, massa pulsante di cassa e bassi penetranti, visioni malinconiche e arpeggi flautati.

Concludono la prima parte dell’esibizione la cover di “Prospettiva Nevski” di Franco Battiato, un’originalissima versione dove strofe di sasso sposano inaspettatamente la delicatezza strumentale apposta a un ritornello di per sé liricamente spigoloso, e “Elettromanichini”, brano di punta del gruppo con i suoi chords claustrofobici iniziali e gli sfoghi noise di intermezzi e coda finale.

Apre la seconda parte del set la vera perla della serata, ancora senza titolo ma che per comodità chiamerò “Fatti di plastica”, per la ricorrenza della frase nel brano: è un pezzo che “scotta” dall’inizio alla fine, lento e straziante, armonia e melodia già dopo il primo accordo fanno gridare ad una possibile radio hit.  

Il richiamo a una certa stereotipia musicale si sente ma la sensazione che ne viene fuori è di freschezza assoluta: il taglio è maturo, la struttura – come è solito per la band – mai regolare, e la declamazione (merito di un Vallecoccia sopra le righe), unita a una musica dolcissima, portano alla lacrima.

Senza un attimo di respiro seguono poi “Cambio di modalità” e “Festina Lente”, ancora due brani ripescati dal recente passato del gruppo, corroborati dal tempo, sempre a metà tra riff anni settanta e pulsioni grunge.

Chiudono la serata “Runa parte I & II”, una suite dal richiamo simil-progressive - un exploit inatteso ma gradevole da parte dei nostri - che appare come un episodio musicale ricco di fantasia, molto suonato, dagli spunti interessanti e con qualche scheggia melodica che ti rimane appiccicata addosso, sicuramente una chiusura degna di una serata dal vivo di altissimo livello.

I ragazzi piacciono e questo lo si registra in tutte le occasioni in cui il gruppo torna a calcare un palco: che sia pub, discoteca o concorso musicale, i Runa Raido sanno sempre come darci dentro e come incuriosirmi ancora, cosa che a me, come a tutto il sottobosco musicale indipendente italiano di un certo merito, non può fare che piacere. Tutte le volte.

 

 

Articolo di: Fabrizio Allegrini

Sul Web: MySpace

 

 

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