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Florence and the Machine live @ Estragon (Bo) - 09/03/2010 Stampa E-mail
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Live Reports Concerti
Scritto da Fabrizio Corgnati   
Giovedì 11 Marzo 2010 18:51
florence and the machine

Il nuovo fenomeno dell'alternative conquista un pubblico folto oltre ogni previsione nell'unica data italiana all'Estragon di Bologna dove, nonostante la bufera di neve, la nuova rossa del rock riscalda la folla con la sua energia inesauribile.

 

 

 

 

 

 

La notizia è notevole, addirittura inaspettata: a nemmeno un anno dall'uscita dell'album di esordio "Lungs", l'Italia è già piena di florenciani. Che il mondo della musica avesse accolto a braccia aperte l'ultimo fenomeno dell'alternative rock, già lo sapevamo: bastava dare un'occhiata ai risultati di vendita, ai premi vinti, al numero di telefilm e di spot televisivi che hanno utilizzato i suoi pezzi come colonna sonora.

Ma che l'onda lunga del successo di Florence and the Machine avesse travolto anche il nostro paese, lo confessiamo, un po' ci ha stupito. Quando, poco dopo le 22:30 di martedì 9 marzo 2010, l'inglesina ex punk ha fatto il suo ingresso sul palco dell'Estragon, il locale era già pieno ai limiti del sold out. Sfidando la bufera di neve che ha travolto Bologna, gli appassionati sono giunti da tutti gli angoli d'Italia, persino dall'estero.

E non se ne sono andati che un'ora e mezza dopo la fine del concerto, a caccia di un autografo, una foto, un fugace sguardo della loro neo-beniamina. Come quel gruppetto di giovani veneti seduti sul pavimento del locale, che le volevano far consegnare un omaggio e un fiore da una ragazza che si potrebbe praticamente definire come la sosia autorizzata.

Che stessimo per assistere a qualcosa di speciale, invece, lo avevamo già capito prima ancora che i riflettori si accendessero. Intanto per la presenza, insolita in un concerto rock, di un'arpa (la dimostrazione che le sonorità del gruppo britannico rappresentano davvero una novità nel panorama alternativo), che al suo ingresso scatena il boato del pubblico, mentre chiama a gran voce l'ingresso della Welch, battendo le mani al ritmo di "Dog Days Are Over".

Poi per la quantità di fiori che si insinuano in ogni angolo del palco, tanto da farci pensare, per un attimo, di trovarci a Sanremo. Ce ne sono sulla batteria, sulle casse, sulle tastiere, persino sull'asta del microfono. Poi le luci si spengono e sul palco entra lei, Florence. Tanto basta perchè il suo fascino magnetico ci faccia scordare tutto il resto, asta compresa.

Del resto, non che di quell'asta ne faccia molto uso. Una volta preso in mano il gelato, non si ferma più. La sua è una follia geniale ma inarrestabile: saltella da un lato all'altro, muove le braccia in coreografie improvvisate, urla, scuote i lunghi capelli. Il tutto mentre la sua voce non subisce il benché minimo cedimento, anzi, dimostra una potenza incredibile, come quando si produce, di fronte al pubblico in pieno delirio, in un acuto di una decina di secondi. Il titolo dell'album (in italiano, "polmoni") non poteva essere più azzeccato.

La folla è stregata e lei la tiene in pugno. All'inizio sembra quasi stranita dalla quantità e dal calore delle persone accorse, ma non è che un attimo. Immediatamente, inizia ad interagire, anche qui con un'energia inesauribile: ringrazia, saluta, scambia messaggi d'amore, fa battute (che lei per prima si accorge non essere particolarmente riuscite), poi invita il pubblico a cantare, strillare, saltare all'unisono, salire sulle spalle l'uno dell'altro. E quello la segue, docile.

A Florence Welch basta poco più di un'ora di concerto (il tempo per snocciolare tutte le tracce di "Lungs", ognuna peraltro con dignità di singolo) per far innamorare di sé l'Italia. E per dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio (se ce ne fosse stato ancora bisogno) di non essere più una delle tante esordienti, ma una rockstar a tutti gli effetti, pronta a portare avanti la brillante tradizione delle rosse del rock.

L'Italia è già piena di florenciani. E, dopo questa serata, non potranno che diventare sempre di più.

 

SCALETTA

    1. Howl

    2. Kiss With A Fist

    3. Hurricane Drunk

    4. My Boy Builds Coffins

    5. Between Two Lungs

    6. Hardest Of Hearts

    7. Drumming Song

    8. Cosmic Love

    9. Blinding

   10. I'm Not Calling You A Liar

   11. Dog Days Are Over

Encore

   12. You've Got The Love

   13. Rabbit Heart (Raise It Up)

 

FLORENCE AND THE MACHINE sono:

   Florence Welch: voce, percussioni

   Isabella Summers: tastiera

   Robert Ackroyd: chitarra

   Christopher Llody Hayden: batteria

   Mark Saunders: basso

   Tom Monger: arpa

 

Articolo di: Fabrizio Corgnati

Grazie a: Laura Beschi, Ufficio Stampa Indipendente Concerti

Sul web: http://florenceandthemachine.net - MySpace