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Figlio d’arte si, e soprattutto un grande chitarrista: questo è, senza ombra di dubbio, Giovanni Baglioni e non potevamo perderci un suo concerto, dopo esserci letteralmente innamorati del suo disco “Anima Meccanica”.
Bollare con la prevenuta etichetta di “Figlio d’arte” Giovanni Baglioni, oltre ad essere un palese gesto di ignoranza, è anche una mossa stupida ed inutile. Chi presume uno sfruttamento della patria celebrità per acquisirne una propria è decisamente fuori strada, in questa occasione più che mai, e dimostra che non si ha neanche avuto la curiosità di ascoltare l’emozionante opera prima “Anima Meccanica”. Via, insomma i pregiudizi, zavorre del cuore e delle orecchie. Ciò che ci ha fatto accorrere a Stazione Birra per il concerto di Giovanni Baglioni è stato il suo primo disco “Anima Meccanica”, un autentico gioiellino di raro valore, per fattura pregiata ma soprattutto per atmosfere trasmesse: azzardando un parallelismo che a molti (me in primis) potrebbe far storcere la bocca, Baglioni lo si potrebbe accostare ad un altro Giovanni, Allevi: entrambi hanno, sicuramente non per primi, sdoganato una musica troppo abbottonata alla classicità polverosa, “intorpidendola” benevolmente con la popolarità che i bacchettoni vedranno appunto come svilimento mentre noi altri, la maggioranza, troveremo di enorme piacevolezza oltre che causa di un ampliamento delle nostre coscienze, regalandoci nuovi ascolti ed ampliando i nostri interessi. Inoltre, se servissero altri incentivi per conoscere questo giovane artista è d’obbligo sottolineare quanto è quanto meno coraggiosa quella mossa di preferire la composizione di musica esclusivamente strumentale, in tempi come questi. Nella dimensione live inoltre tali scelte sono da considerare fortemente, per calibrare al meglio ogni aspetto che non si può trascurare. Salito sul palco, solo con la sua chitarra e una cospicua dose di pedali d’espressioni, Giovanni Baglioni non sembra intimidito ma neanche pienamente a suo agio: l’atteggiamento molto confidenziale che intreccia con il pubblico infiamma gli animi dei ferventi fan ma a tratti svolge l’opposta funzione per chi è arrivato per mera curiosità. Nelle pause dovute all’accordature, che l’artista svolge lodevolmente da solo, alcune riflessioni un po’ troppo meccaniche e troppo preparate raffreddano le calde ed avvolgenti atmosfere che invece si innescano una volta fatte vibrare le corde. Impressionante è l’effetto che tali filamenti liberano nell’aria. Inoltre, il provetto chitarrista sorprende il pubblico non con funamboliche esibizioni di virtuosismo ma con inconsuete posizioni e soluzioni per suonare la chitarra, strumento ormai imprescindibile nella musica moderna ma, proprio per questo motivo, trascurato nelle sue nascoste potenzialità: Giovanni Baglioni infatti oltre a pizzicare, sfiorare e slappare la corda, utilizza una tecnica simile al pianoforte: martella la tastiera del proprio strumento con le proprie dita di tutte e due le mani, raggiungendo una totale autonomia sinfonica (ritmo + melodia) in un solo momento. Le canzoni stesse sono particolareggiate da una struttura ritornellata che molto ha a che fare con le canzoni pop vicine alla produzione paterna, che potrebbe avere indirettamente anche una influenza importante nell’impressione che la melodia segua una linea vocale fantasma; in alcune composizioni Giovanni Baglioni sembra quasi che faccia cantare la chitarra mentre ella stessa provvede ad accompagnarsi. Una vera magia. Sicuramente un esperienza formativa ed interessante, consigliata a tutti gli amanti della chitarra o meglio ancora a chi pensa che la chitarra si possa suonare solamente con il plettro o suonando il giro di do. Parafrasando la hit di Sabrina Salerno & Jo Squillo “Oltre gli accordi c’è di più!!!” GIOVANNI BAGLIONI sono: Voce e Chitarra acustica Articolo di: Giovanni Villani Foto © profilo Facebook di Giovanni Baglioni Grazie a: Pietro Ferro (Joy & Joy Eventi), Guido Tognetti (BAG Music) Sul web: www.giovannibaglioni.com - Facebook - www.joyandjoy.it |