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La Rhocker (ovvero la rocker di Rho) torna a Torino dopo il duetto di quest’estate con De Gregori al Traffic e sceglie il familiare Hiroshima Mon Amour, dove debuttò oltre 15 anni fa. Un concerto emotivamente carico, che alterna i suoi classici con quelli del nuovo album e conferma la maturità e l’energia della cantautrice.
Assistere a un concerto di Cristina Donà è sempre un’esperienza emotivamente intensa. Ancora di più quando la Rhocker (che sta per rocker di Rho) è in serata buona come questa. Sarà per il ritorno a Torino (dove l’ultima volta si era vista sul palco del Traffic in piazza Castello duettare con un certo Francesco De Gregori), sarà per l’atmosfera familiare dell’Hiroshima Mon Amour, dove la Donà debuttò, prima dell’uscita di “Tregua”, oltre quindici anni fa (nella vecchia location di via Belfiore) di fronte ad altrettante persone. Circostanza che lei stessa ricorda con piacere in uno dei molti momenti in cui indugia a chiacchierare con il pubblico. Fatto sta che, quando (con oltre un’ora di ritardo, che il pubblico soffre nel caldo torrido dell’interno del locale di via Bossoli) Cristina si palesa sul palco insieme alla sua impeccabile band capitanata da quel genio che risponde al nome di Saverio Lanza (tra l’altro, produttore del suo ultimo album “Torno a casa a piedi”) è caricata a molla. Energica come una scossa, con la combinazione del ritmo e delle chitarre distorte stende subito il pubblico con il micidiale uno-due iniziale: “Stelle buone” e “The Truman Show”. Poi, in una riuscita scaletta che alterna pezzi classici (“Universo”, “Invisibile”, il gran finale con “Triathlon”) a quelli dello stupendo ultimo disco (“In un soffio”, “Miracoli”, “Tutti che sanno cosa dire”, “Un esercito di alberi”, la title track “Torno a casa a piedi” e “Giapponese”, introducendo la quale dedica un ricordo alla tragedia di Fukushima), il concerto è un crescendo emozionale. E nei momenti in cui la chitarra elettrica lascia spazio a quella acustica e il ritmo si fa più riflessivo, assume i connotati di un vero e proprio pugno nello stomaco. Come vale per tutti i grandi della musica, la vera dimensione di Cristina Donà la si scopre solo vedendola suonare e cantare dal vivo. E la realtà è che non sembra proprio di trovarsi di fronte a una mamma né ad una consumata professionista con oltre 20 anni di carriera alle spalle, ma all’entusiasmo di una ragazzina esordiente. Cristina Donà diverte e si diverte a farsi trasportare dalla musica, tanto da non disdegnare di inserire al fondo dei suoi pezzi alcuni bocconi di cover altrui (“Don’t Worry Be Happy”, la memorabile “Across the Universe” e “Istrice” dei Subsonica, omaggio alla città che la ospita). Cristina Donà, a 44 anni suonati (di una signora non si dovrebbe dirlo, ma nel suo caso è un complimento) coniuga alla perfezione l’anima rock di “Tregua” con la maturità ormai raggiunta nell’ultimo “Torna a casa a piedi”. Che ha confermato senza tema di smentita che ci troviamo di fronte ad una delle cantautrici più brave della storia della musica italiana. LA BAND: Saverio Lanza (chitarra elettrica, chitarra acustica, tastiere, cori), Emanuele Brignola (basso e contrabbasso), Piero Monterisi (batteria) Le prossime date del tour 4 febbraio/ Bologna/ Estragon 9 febbraio/ Monte Urano (Fe)/ Teatro Arlecchino 10 febbraio/ Mercianise (Ce)/ Centro commerciale Campania 6 marzo/ Bolzano/ Teatro Cristallo 12 aprile/ Genova/ La Claque Teatro della tosse 13 aprile/ Firenze/ Viper Club Articolo di: Fabrizio Corgnati Grazie a: Glenda Gamba, Ufficio stampa HMA Foto © pagina ufficiale su Facebook Sul web: Facebook - www.cristinadona.it |