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“Quando un orchestra di 12 elementi suona la tua musica, vuol dire che qualcosa di buono l’avrò pur fatta” probabilmente è una cosa del genere che avrà pensato Michael Jackson sentendo suonare Enrico Rava e la Parco della Musica Jazz Lab nel concerto dall’emblematico titolo “We Want Micheal” all’Auditorium Parco della Musica di Roma.
Devo ammetterlo: non era la prima volta che sentivo le canzoni del Re del Pop in versione orchestrale. Questo record le detiene l’orchestra di Torrita Tiberina e niente o nessuno scalzerà quella serata dal mio cuore, Mr. Rava me lo perdonerà. Confrontando anche i due concerti simili, il carico emotivo fa pendere nettamente verso quella serata dell’anno scorso. Quella che è stata proposta all’Auditorium di Roma, però, è stato un concerto tributo dove ogni singola nota era carica del più sentito amore per l’artista da ricordare nella Storia, Michael Jackson, l’uomo che dopo Elvis Presley è stato insignito del titolo regale senza mai trovare rivali; solo la morte lo ha fermato ma quando si fa arte ad alti livelli, la morte fisica non deve far paura: l’uomo può morire ma l’artista e le sue opere diventano immortali. “Tutto è cominciato una sera di inizio estate dolce e tiepida come solo Roma sa regalare. Era il 25 giugno 2009, nella Cavea dell’Auditorium […] mentre esausti ma felici camminavamo verso i camerini e il pubblico continuava ad applaudire, qualcuno ci ha detto che poco prima era morto Michael Jackson. Fino a quel momento avevo avuto rapporti molto marginali con la sua musica e del personaggio conoscevo solo le stranezze e le maldicenze da gossip. Nei giorni seguenti radio e televisione trasmettevano di continuo video e brani del King of Pop. Poi di colpo la sua musica ha cominciato ad attrarmi in modo irresistibile. Forse a darmi il colpo di grazia è stato il riff contagioso di Smooth Criminal, sta di fatto che da un certo momento in poi Michael Jackson ha invaso la mia vita. Lunghi viaggi in macchina che avrebbero potuto essere di una noia mortale si sono trasformati in entusiasmanti sedute d’ascolto. Insieme a mia moglie Lidia ci siamo procurati tutti i suoi dischi e tutti i video che siamo riusciti a trovare. Mi sono reso conto di aver ignorato per anni uno dei grandi protagonisti della musica e della danza del ‘900. Un artista completo, assoluto, perfezionista. Un genio. A questo punto ho sentito la necessità di immergermi nella sua musica mettendoci qualcosa di mio. Ho trovato in Mauro Ottolini il complice ideale per lavorare sugli arrangiamenti”. Con queste semplici ma efficaci e comunicative parole Enrico Rava ha descritto la genesi del progetto: il celebre musicista però in questo caso, nonostante la fama e la maestria, non ha occupato il posto di solista o leader del gruppo; proprio perché l’amore per la musica di Michael Jackson era fattore comune a tutti gli elementi dell’orchestra, l’affiatamento e la presenza sul palco era equamente ripartita per tutti i musicisti. Anzi a spiccare erano proprio, quasi per contrasto, i giovani musicisti della PMJL, in particolare il pianista Giovanni Guidi e il bassista Dario Deidda. Bisogno inoltre applaudire soprattutto ai grandi arrangiamenti di Ottolini che ha dovuto affrontare gli originali di Quincy Jones, una vera e propria divinità, risultando non vincitore ma sicuramente degno di tale arduo compito. Il concerto quindi si è sviluppato in un susseguirsi di hit e di alcuni pezzi meno conosciuti appartenenti all’ultima fase creativa di Jackson: le nuove versioni prendevano forma piano piano, lasciando inizialmente interdetto l’ascoltatore, per poi esplodere nella totalità della potenza orchestrale. “Quando un orchestra di 12 elementi suona la tua musica, vuol dire che qualcosa di buono l’avrò pur fatta” probabilmente avrà pensato questo Michael Jackson sentendo questo concerto dal titolo emblematico: “We Want Micheal”. Qualora aveste perduto questa occasione di ascoltare questa fantastica ensemble non disperate: tale ambizioso e sentito progetto, come ha promesso Rava, verrà immortalato a sua volta in un disco di prossima uscita. Enrico Rava & PMJL Parco della Musica Jazz Lab sono: Enrico Rava – tromba Mauro Ottolini – trombone e arrangiamenti Andrea Tofanelli – tromba Claudio Corvini – tromba Daniele Tittarelli – sax alto Dan Kinzelman – sax tenore Franz Bazzani – tastiere Giovanni Guidi – pianoforte Marcello Giannini – chitarra Dario Deidda – basso elettrico Zeno De Rossi – batteria Ernesto Lopez Maturel – percussioni Articolo di: Giovanni Villani Grazie a: Massimo Pasquini - Fondazione Musica per Roma |