Il principe della darkwave, Peter Murphy approda a Roma con il suo progetto solista e il suo ultimo disco “Ninth”, mandando quasi in sold out il Traffic, colmo di oscuri ma entusiasti figuri: i suoi fan.
Una timida luna quasi piena fa capolino tra le nuvole di una finalmente autunnale serata romana. Dal cielo nebuloso, splende la luce bianca del satellite che si riflette sulla folla in coda al botteghino del Traffic, locale romano dove suonerà Peter Murphy, leader storico del gruppo Bauhaus nonché icona e principe della darkwave anni 70. Abiti neri, croci pendenti da lobi e colli ed acconciature particolari prevalgono nella folla, e in qualche occasione sembra che qualche abito sia stato tirato fuori dall’armadio per l’occasione sostituendo i classici e meno espressivi vestiti i tutti i giorni. Oltre al variegato vestiario dark, colpisce la presenza di tre generazioni al completo: gli anni ’70, ’80 e ’90; questi ultimi, prima d’ora probabilmente, non hanno mai visto dal vivo Murphy ma l’hanno solo potuto ascoltare o al massimo vedere esibirsi in qualche video su Youtube, magari nell’ottima collaborazione con il geniale Trent Reznor, premio Oscar e leader dei Nine Inch Nails; altri potrebbero anche averlo conosciuto grazie al suo cameo in Eclipse, secondo capitolo della saga Twilight. Alcuni tra i più “veterani” avranno addirittura avuto l’onore di vederlo esibirsi insieme ai Bauhaus, il miglior gruppo goth della storia scioltosi all’inizio degli anni ‘80. Tra questi fortunati vi è un folto e agguerritissimo gruppo di fan arrivato direttamente da Taranto per l’occasione. L’entusiasmo riempie tutto il Traffic, molto vicino probabilmente al sold out. Dopo alcuni ritardi tecnici, il fatidico momento arriva e l’artista inglese sale sul palco insieme al suo gruppo privo però del bassista, infortunato ed impossibilitato a suonare per entrambe le date italiane; della sua assenza parleremo in seguito in quanto è risultata fondamentale. Alto, asciutto, elegante nonostante un abbigliamento quasi casalingo, e tutt’altro che ‘goticheggiante’, ma soprattutto in forma smagliante per la sua età, Peter Murphy è perfetto e non pochi tra il pubblico (compreso lo scrivente) invidia la sua linea, merito forse del suo essere rigorosamente vegano. Sembra un po’ teso, o meglio infastidito da qualcosa, ciò nonostante scherza e chiacchiera garbatamente con il pubblico adorante. Coloro che sono accorsi per riascoltare le glorie e i suoi pilastri dark degli anni ’70/80 rimarranno in parte delusi dato che tutto lo spettacolo si concentra sul Murphy solista e sul suo ultimo disco “Ninth”. Non solo. Alla scaletta vengono aggiunte alcune cover di grandissimo livello come “Hurt” degli amici Nine Inch Nails oppure la meravigliosa “Ziggy Stardust” di David Bowie che si adatta alla perfezione alla vocalità del cantante britannico. In quasi due ore di concerto, Peter Murphy da il meglio di sé ma il concerto purtroppo risente terribilmente della mancanza del bassista malato: tutto il concerto risulta sbilanciato ed incompleto e zoppica per colpa di una sezione ritmica (basso e batteria) privata della sua parte melodica. Onore all’impegno del chitarrista e di Murphy stesso, che tentano in ogni modo di sopperire a questa mancanza, proponendo addirittura una micro versione riarrangiata in acustico dell’immancabile “Bela Lugosi’s Dead” che però ricorda solo vagamente l’originale dominata da un essenziale ma efficace giro di basso. Questa è l’unica pecca del concerto dell’artista inglese a Roma che però mette ancor più voglia, qualora non se ne avesse già abbastanza, di rivedere Peter Murphy al più presto dal vivo, con la formazione completa. Di sicuro, vista la partecipazione di stasera, i tanti fan ci saranno sempre. SCALETTA 1. Velocity Bird 2. Peace To Each 3. Memory Go 4. I Spit Roses 5. Disappearing 6. Silent Hedges 7. Subway 8. His Circle And Hers Meet 9. I’ll Fall With Your Knife 10. Cuts You Up 11. Creme de la Crème 12. The Prince And Old Lady Shade Encore 13. A Strange Kind Of Love 14. Huuvola 15. Ziggy Stardust Con Peter Murphy suonano: Mark Gemini Thwaite - Chitarra Justin Bennett - Batteria Jeff Schwartoff – Basso Articolo di: Giovanni Villani Grazie a: Elisabetta, Ufficio Stampa Traffic Sul web: www.petermurphy.info |
Commenti
2) Il batterista si chiama Nick Lucero.
Scusate gli appunti:-)...non ho resistito. Bellissima serata comunque!
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