Un quartetto d’archi, un pianoforte a coda ed un fondale nero. Questi sono gli ingredienti della data italiana di Tori Amos, amatissima cantante e pianista statunitense in tour con il suo nuovo disco “Night of Hunters”.
Un fondale nero avvolge parzialmente l’enorme sala Santa Cecilia, imponente aula da concerto del complesso romano dell’Auditorium Parco della Musica. Con il palco stranamente scarno, l’effetto ha quasi del desolante e sembra di assistere ad un’apertura spazio-temporale o peggio ancora all’avvento di un buco nero. Spente le luci, inizia il concerto. Il buio dilaga e solo quattro figure illuminate dagli occhi di bue salgono sul palco ed iniziano una particolare composizione per quartetto d’archi. Ehi, ma non eravamo ad un concerto di Tori Amos, “considerata da critici e pubblico come una delle più importanti figure del ROCK al femminile degli anni novanta”? Cosa c’entrano gli archi? Dopo alcuni minuti totalmente dedicati ai quattro archi, Tori entra sul palco, tra l’ovazione generale del pubblico che romba nelle mura piombate della sala. I lunghi capelli rossi scendono fluenti su un altrettanto lungo vestito da sera di un’elegantissima Amos; meritano un’attenzione particolare le stranissime scarpe con un vertiginoso tacco che la cantante sfoggia e non solo: con quei ‘trampoli’ ci suonerà per abbondanti due ore. Per la serie: quando l’arte si unisce all’Arte. Con una freddezza sorprendente, Tori Amos rapidamente si posizione al piano e incomincia a cantare vecchi e nuovi brani, totalmente riarrangiati per la nuova formazione. Si alternano pezzi strumentali ma anche in piano solo, dove l’unica fonte di luce risulta Lei ed il suo armonioso canto. Parliamo meglio della luce. Personalmente, gli effetti e i giochi luminosi utilizzati sono, ribadisco a parer mio, la parte migliore del concerto: grazie a semplici spot ed alcuni laser, i cinque sul palco sembrano essere trasportati nello spazio, viaggiando a velocità supersonica aggrappati solo ai propri strumenti. Un effetto scenico impressionante e fortemente degno di lode. D’altro canto, non solo lo scrivente ha trovato qualcosa da ridire sull’esibizione della cantante americana. I nuovi arrangiamenti e la scelta dei brani hanno lasciato non pochi spettatori perplessi, se non addirittura addormentati; inoltre nel lungo concerto, composto da ben venticinque brani cantati e almeno cinque composizioni strumentali, la cantante non ha ritagliato quasi per nulla del tempo per presentare i brani o per dialogare brevemente con i fan, quasi per una ingiustificata fretta o, peggio ancora, per voler adempiere e sbrigare prima possibile i suoi doveri contrattuali. Quel che rimane del concerto della splendida ma glaciale Tori Amos è decisamente l’amaro in bocca, per non aver goduto della solita superlativa ed esuberante Tori ma anche, è doveroso citarlo, tenendo conto del corposo prezzo del biglietto. Confidando che la prossima volta sarà migliore, dobbiamo ammettere che la data romana del concerto di Tori Amos non ci è piaciuta, ad eccezione delle luci. SCALETTA 1. Shattering Sea 2. Way Down 3. Suede 4. Snow Cherries From France 5. Girl Disappearing 6. Beauty Queen (Solo) 7. Horses (Solo) 8. Ribbons Undone (Solo) 9. Mr. Zebra (Solo) 10. Cloud On My Tongue 11. Siren 12. Star Whisperer 13. Doughnut Song (Solo) 14. Tiny Dancer (Elton John cover) (Solo) 15. Graveyard (Solo) 16. Cruel 17. Fearlessness 18. Baker Baker 19. Winter Encore: 20. A Multitude of Shades 21. Your Ghost Encore 2: 22. Northern Lad (Solo) 23. Playboy Mommy (Solo) 24. Nautical Twilight 25. Big Wheel Insieme a TORI AMOS ha suonato: Apollon Musagète String Quartet Piotr Skweres – violoncello Piotr Szumieł – viola Paweł Zalejski – violino Bartosz Zachłod – violino Articolo di: Giovanni Villani Grazie a: Massimo Pasquini, Ufficio Stampa Fondazione Musica per Roma Sul web: www.toriamos.com - www.myspace.com/toriamos - www.facebook.com/toriamos |