A un anno di distanza dal trionfale ritorno romano all’Ippodromo delle Capannelle e dopo il brillante successo di “Wonderlustre”, primo album dopo la reunion, la voce dirompente di Skin, la chitarra di Ace, il basso di Cass e la batteria di Mark Richardson travolgono nuovamente il pubblico di Rock in Roma con il loro rock deflagrante, viscerale e impetuoso. Una notte indimenticabile che conferma gli Skunk Anansie, a diciassette anni dal debutto, come una delle band culto dell’alternative rock inglese, vigorosa ed incoercibile voce della nostra generazione.
Un concerto rock di straordinaria intensità che ha posto in evidenza due innegabili verità: il carisma e l’eccezionale carica espressiva degli Skunk non sono stati minimamente offuscati dal trascorrere degli anni ed il pubblico li accoglie con il medesimo calore di sempre, mostrando entusiasmo sia per i loro successi storici che per i nuovi brani che negli ultimi mesi hanno invaso e conquistato l’etere radiofonico. A poco più di un anno dal concerto sold out di Rock in Roma che ha definitivamente sancito il loro ritorno sulle scene musicali, gli Skunk Anansie ritornano sul luogo del delitto infiammando ancora una volta la platea romana con la loro virulenta miscela di aggressivo rock e vellutato romanticismo: il basso possente che scava sin dentro l’anima, la batteria esplosiva che non concede tregua, i riff di chitarra che graffiano con violenza o accarezzano morbidamente la pelle, ed in primo piano l’energia unica e straripante e le inconfondibili doti vocali di Skin, la pantera nera del rock europeo, frontwoman dall’immagine tanto singolare ed accattivante da divenire l’emblema riconoscibile e trascinante del gruppo. Pochissime concessioni all’estetica glamour e alla suggestione visiva, in sostanza esclusivamente un impianto luci di potenza incredibile e l’entrata in scena di Skin indossando una tuta nera cosparsa di brillanti cristalli, vertiginose zeppe ed una sorta di gorgiera psichedelica iridescente; questo bizzarro ed originale accessorio e i tacchi imponenti verranno però abbandonati ben presto, poiché l’interprete di Brixton ha bisogno di totale libertà di movimento per aggredire il palcoscenico, correre selvaggiamente, gettarsi senza riserve tra gli spettatori delle prime file in numerosi episodi di travolgente stage diving, vivere sulla sua pelle ogni singola emozione, turbamento e passione trasmessa dai brani musicali. Si parte con la torbida denuncia sociale e politica di “Yes, It’s Fucking Political” e la drammatica e inquietante “Charlie Big Potato”, vero e proprio manifesto stilistico della rockband inglese che innalza immediatamente l’adrenalina del pubblico a livelli vertiginosi, per proseguire poi con alcuni successi più recenti, come “Because of you”, il singolo che un paio di anni fa ha trainato il greatest hits “Smashes&Trashes” a un successo forse insperato, “God Loves Only You” e “My Love Will Fall”. Nel corso della serata avremo modo di ascoltare con estremo piacere numerosi altri brani della recente produzione discografica degli Skunk come “Over The Love” dal pathos energico e coinvolgente, “My Ugly Boy” inno rock irriverente e provocatorio, la romantica delicatezza di “You Saved Me” e la lacerante esplosione sintetica di “Tear The Place Up” che scarnifica le ossa e non molla la presa sino all’ultimo respiro. Nel corso della setlist ci viene riservata anche un’ulteriore sorpresa, un brano inedito, ovvero “I’ve Had Enough”, rock allo stato puro per una canzone che si prefigge di risvegliare le coscienze assopite nei confronti di un potere politico violento, gretto e meschino, un invito che Skin rivolge in particolare, a gran voce, al popolo italiano… La folla si scatena però in un delirio incontenibile soprattutto sulle note del glorioso passato degli Skunk Anansie: da “Secretly”, oscura e dolorosa ballata tra le più emozionanti degli anni Novanta, alle vorticose “I Can Dream” e “Twisted (Everyday Hurts)”, dalla solitudine disperata di “Weak” al lancinante ruggito di “On My Hotel T.V.”, fino alle vibrazioni di disarmante sentimento dell’indimenticabile “Hedonism (Just Because You Feel Good)”. Un concerto che conferma con limpida chiarezza la classe, il talento, la potenza inarrestabile e l’estrema originalità di un gruppo che dopo aver raggiunto le vette di tutte le classifiche mondiali ed aver percorso per un periodo dei sentieri alternativi ora è finalmente tornato e con ancora molto, molto da raccontare. A testimonianza di questo Skin saluta il pubblico al termine della data romana, l’ultima del tour estivo nel nostro paese, confidando che ora lei e i ragazzi si dilegueranno per un pò, per lavorare al prossimo album di studio. Un ritorno che attenderemo con trepidazione, per ricevere ancora una di quelle violente scariche di energia e adrenalina che solo gli Skunk Anansie sanno sferrare in maniera così possente e contagiosa. SCALETTA 1. Yes, It's Fucking Political 2. Charlie Big Potato 3. Because of You 4. God Loves Only You 5. My Love Will Fall 6. Secretly 7. Over The Love 8. I Can Dream 9. The Sweetest Thing 10. My Ugly Boy 11. Weak 12. Brazen (Weep) 13. You’ll Follow Me Down 14. I've Had Enough 15. Twisted (Everyday Hurts) 16. On My Hotel T.V. 17. Tear The Place Up 18. The Skank Heads (Get Off Me) Encore 19. Hedonism (Just Because You Feel Good) 20. You Saved Me 21. Little Baby Swastikkka Gli SKUNK ANANSIE sono: Skin (Deborah Dyer) – voce Cass (Richard Keith Lewis) – basso Ace (Martin Ivor Kent) – chitarra Mark Richardson - batteria Articolo di: Andrea Cova Grazie a: Ilaria Peruzzi, Ufficio Stampa Daniele Mignardi PromopressAgency Sul web: www.skunkanansie.net – www.rockinroma.com |