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Sono passati oramai trentadue anni dallo storico tour di “Banana Republic” che segnò in maniera indelebile la storia della musica italiana. Oggi ritroviamo gli artefici dell’operazione, Lucio Dalla e Francesco De Gregori, ancora una volta insieme, per un tour e un disco dall’intrigante titolo di “Work In Progress”.
Sono passati oramai trentadue anni dallo storico tour di “Banana Republic” che segnò in maniera indelebile la storia della musica italiana, ritroviamo gli artefici dell’operazione, ancora una volta insieme, per un tour e un disco dall’intrigante titolo di “Work In Progress”. Semplice e scontata operazione di mercato, o reale feeling artistico ritrovato tra i due? Abbiamo modo di trovare una risposta grazie al concerto che i due terranno in un Teatro Politeama Greco, a Lecce, praticamente esaurito. Si parte con “Tutta la vita”, un pezzo tirato e qualcosa ci dice che ci divertiremo, Francesco De Gregori annuncia un “concerto fatto di tante belle canzoni” ed ecco che dalla bacchetta magica del Principe vengono fuori “Titanic” e “La leva calcistica del ‘68”, precedute dalla splendida esecuzione di “Anna e Marco”, storico successo di Dalla. Sul palco i due sono complementari: Lucio Dalla si alterna al cantato, all’accompagnamento vocale con i suoi particolari vocalizzi, suona in maniera divina sax e clarinetto; De Gregori, in stato di grazia, si alterna alla chitarra e al piano, intonando con sicurezza e colore le canzoni che man mano si avvicendano in scaletta. Le luci spesso si allargano su uno dei due, alternando i momenti “solistici” del “Work in progress”: Il Principe al pianoforte tratteggia “Viva l’Italia”, colpo che il pubblico avverte forte restituendone l’emozione; lo stesso farà Dalla con “Caruso”, verso la fine del concerto, dando vita a uno dei momenti più emozionali. Insieme i due coinvolgono davvero tanto, alternando canzoni millenarie: “Futura” che mette i brividi, “La storia” che paralizzi il pubblico, la nuova versione di “L’agnello di Dio” colpisce per il suo nuovo arrangiamento ancora più tirato e cattivo, “Piazza Grande” diventa una sorta d’inno alla libertà, per giungere a uno dei momenti più attesi, almeno per quanto mi riguarda, “La valigia dell’attore” che riesce a commuovermi ancora una volta. Le voci dei due si rincorrono e si avvicendano continuamente, raccontando la vita di chi “gioca” sul palco, indossando una maschera e dimenticando la quotidianità sullo sfondo.
Nell’intervallo del concerto Dalla decide di fare una coraggiosa sorpresa al pubblico in sala: invita a salire sul palco un giovane violinista incontrato il giorno prima per le vie di Lecce. “Ho sentito questa musica meravigliosa, mi sembrava Paganini, ho pensato di portare questa musica e questo musicista qui questa sera per onorare la vostra terra che amo tanto”. Il momento è davvero emozionante, il ragazzo è visibilmente provato, ma esegue alla perfezione due brani in maniera impeccabile e virtuosistica. Un gesto davvero importante che fa bene alla musica e al cuore, solo questo vale il prezzo del biglietto. Si ricomincia sulle note di “L’abbigliamento di un fuochista” preceduto dalla voce di Marco Almanno che recita un monologo tratto dall’opera “La fine del Titanic” di Enzensberger. Il pubblico si diverte e sorride mentre in scaletta scorre “Disperato erotico stomp”, si emoziona con uno degli inediti “Non basta saper cantare” (la continuazione ideale de “La valigia dell’attore”); su “La donna cannone” il climax emotivo raggiunge il massimo per poi lasciare il passo alla splendida nuova versione di “Buonanotte fiorellino” che chiude il tutto prima del bis. Con mio sommo stupore De Gregori ci regala, in una veste intimistica e minimale, una vibrante versione di “A Pà”, seguono “Rimmel” e “4 Marzo ‘43” intonate dal pubblico, oramai conquistato, all’unisono. Chiude il concerto una versione di “Balla, ballerino” tiratissima e in grande spolvero. Mi ero posto una domanda poco prima del concerto e ora ho trovato la mia risposta: i due hanno davvero voglia di ritornare a mettersi in discussione e, malgrado tutte le critiche che ai due storici cantautori si possano muovere, quello che fanno sul palco per quasi tre ore è indimenticabile e stupefacente. Articolo di: Giuseppe Gioia Grazie a: Pino Ingrosso - Ufficio Stampa Delta Concerti Sul web: www.francescodegregori.net - www.luciodalla.it |