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Il particolarissimo post rock melodico prende vita al Traffic di Roma dove gli En Plein Air presentano al loro affezionato pubblico l’omonimo e superbo (e sudato) disco, “En Plein Air”. Il risultato è esageratamente positivo.
La sera dell’8 Aprile la ricorderò per molto tempo. In un locale fresco di riapertura che puzzava ancora di vernice, ho visto prendere vita uno dei migliori dischi dell’anno. Il disco degli En Plein Air l’avevo ascoltato in anteprima un mesetto fa e già in quell’occasione notavo che dalle casse non fuoriuscivano solo note ma vere e proprie emozioni; trovandomi dal vivo, a contatto con “En Plein Air” l’effetto è scioccante. La serata inizia con l’esibizione dei giovani Suntiago che, nonostante l’assenza del chitarrista ed in versione acustica, riescono in maniera fresca ed allegra a scaldare gli animi del pubblico. A scaldarsi saranno anche le mani del pubblico per i forti e meritati applausi con cui ricambiano. Arriva il momento degli En Plein Air. Come una cannonata che ti centra in pieno petto, “Waterloo” apre la serata. Tutti, dalle prime alle ultime file, sono investiti dalla potenza della band al completo. L’assenza di una voce a guidare i brani è pienamente sopperita dal violino, e a volte dal basso, che fa da apripista all’intero ensemble. La concentrazione sul palco è altissima ed ogni suono, ogni nota che avevo ascoltato dal disco è riproposta fedelissimamente dal vivo. L’impressione è che le note, stanche di essere rinchiuse, vogliano uscire fuori dagli strumenti. Bisogna dire che la produzione di “En Plein Air” è stata piuttosto sofferta e la stessa voglia di uscire e suonare l’ha scritta tutta la band sulla pelle: sin dai primi pezzi, un fiero e soddisfatto sorriso compare sui volti di tutti. Con un dolce inchino, che in verità va incontro al feedback degli strumenti, viene concluso ogni brano; questo gesto ha un sapore dal retrogusto classico e romantico, contrastante con la modernità di tastiere e chitarre.
Arrivati a metà concerto, sale sul palco Daniele Coccia, voce e leader dei Surgery e de Il Muro del Canto ed insieme agli En Plain Air propone una nuova versione della ballata “Classe Onirica”. La musica continua come prosegue il viaggio nel nuovo disco; alternando canzoni nuove a pezzi vecchi, la scaletta coincide quasi pedissequamente con la tracklist dell’album. Con un’altra ospitata si conclude il concerto: Alessandro Pieravanti, altro amico de il Muro del Canto. L’atmosfera si fa sempre più densa d’emozioni e magia quando inizia il reading; sostenuto da una soave musica, il racconto dell’aedo de noantri rapisce e commuove tutto il pubblico. In 2 densissime ore di concerto, i bravissimi En Plein Air escono esausti ma soddisfatti della riuscita della serata ma anche di tanto duro e sofferto lavoro. Sono riusciti in un’impresa che prima d’ora avevano centrato solo i Pink Floyd con “Dark Side of the Moon” ed in particolare con “Great gig in the Sky” ed il suo leggendario assolo di voce: musicare tutto lo spettro delle emozioni umane e ritrasmetterlo allo spettatore, sconvolgendolo letteralmente, neanche fosse un’arma emozionale. Personalmente ho avuto bisogno di qualche momento per riprendermi, se non altro, dalla piacevole sensazione di esser stato dolcemente sradicato da terra per imbarcarmi in un viaggio mistico che ha come unico motore la musica degli En Plein Air. SCALETTA 1. Waterloo 2. Thai 3. Deriva 4. Oltre la pioggia 5. Classe onirica (cover dei Surgery) feat. Daniele Coccia 6. Sul confine 7. Comete 8. Il diario dei lampi 9. Frammenti di una vittoria 10. Reading di Alessandro Pieravanti 11. Irradia EN PLEIN AIR sul palco sono: Eric Caldironi - Chitarra Cangiarlo Barbati - Chitarra Ludovico Lamarra - Basso Aron Carlocchia - Synth Adriano Proietti - Batteria Marzia Ricciardi - Violino Federica Vecchio - Violoncello Articolo di: Giovanni Villani Recnsioni correlate: EN PLEIN AIR - En Plein Air (Fluttery Records, 2011) Grazie a: Ludovico Lamarra |