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Il Tour Cattive Abitudini 2010/2011 dei Massimo Volume fa tappa a Roma. Un viaggio nelle sonorità sempre in bilico tra il noise e il post rock, nei testi declamati dalla voce di Emidio Clementi che arrivano subito grazie al loro grande spessore e sensibilità.
Undici anni di attesa, una reunion già avvenuta nel 2008 nell'ambito del “Traffic Festival”di Torino, ma mai così felice. I Massimo Volume infatti non si limitano a portare sul palco solo quei vecchi brani a cui tutti sono indissolubilmente legati, ma pubblicano 2 anni dopo un nuovo lavoro “Cattive abitudini” (2010) che tutti stavamo aspettando. Un album che stanno portando in giro per l'Italia fino ad approdare finalmente anche a Roma dove il Circolo Degli Artisti fornisce la location ideale per un concerto intimo ma pure condiviso e atteso da centinaia di persone. Conosco questo gruppo bolognese grazie a un amico che, conoscendo la mia “avidità” musicale, mi consiglia di ascoltare proprio il loro ultimo lavoro; vengo attratta immediatamente dalla copertina dell'album dove si apre una macchia in bianco e nero quasi alla Rorschach e tutta da interpretare.
Inizio il mio viaggio in queste sonorità sempre in bilico tra il noise e il post rock, nei testi declamati dalla voce di Emidio Clementi che arrivano subito grazie al loro grande spessore e sensibilità, per poi immergermi nei lavori precedenti come “Club privè” (1999), “Lungo i bordi” (1995) e “Stanze” (1993) Un viaggio che ripercorro interamente accompagnato da quelle vivide e intense emozioni che solo un live può regalare, nella serata al Circolo degli Artisti di Roma: apre il concerto il pezzo “Altri nomi” con il suo incedere quasi ossessivo delle frasi del testo dove la poesia del cambiamento e dell'abbandono del passato riesce ad esprimersi pur nella sua incomunicabilità. “Coney Island” apre la carrellata del nuovo album “Cattive Abitudini” passando dall'intensa “Le nostre ore contate”, con le sue splendide aperture e dove la frase di chiusura del pezzo “io non ti cerco,io non ti aspetto ma non ti dimentico” è una sfida aperta a facili e ovvi accomodamenti della quotidianità della vita. E ancora “Litio” e “Fausto” dove l'inquietudine post punk e il suo incedere lento e riflessivo riporta alle atmosfere di “Stanze”; da qui si parte infatti per la chiusura del concerto dove pezzi come “Tarzan”, che tanto ricordano le sonorità “grunge” dei Motorpsycho, “In nome di Dio” che riportano alla memoria “Festa Mesta” dei Marlene Kuntz, fanno da cornice finale a questa personale e intensa esperienza musicale con i Massimo Volume. “La sua nuova pelle splendente era un richiamo alla vita” cosi recita “Qualcosa sulla vita” (“Bologna Nov 2008”) e forse è proprio questo il messaggio dei Massimo Volume nonostante il nichilismo che sembra imperare nelle parole narrate da Emidio Clementi. Un gruppo da ascoltare e “pensare”, parole da imparare e calare nelle atmosfere evocate dalle chitarre spesso martellanti e inquietanti di Egle Sommacel e Stefano Pilia, poetica difficile a volte ma che non si può non apprezzare in un panorama rock italiano che sembra negli ultimi anni sempre più avaro di novità e di originalità. Line Up: Emidio Clementi - voce e basso Egle Sommacal - chitarra Vittoria Burattini - batteria Stefano Pilia - chitarra Articolo di: Cristina Gnessi Recensioni correlate: MASSIMO VOLUME - Cattive Abitudini (La Tempesta, 2010) Grazie a: Christian Briziobello, Ufficio Stampa Kick Promotion Sul web: www.massimovolume.it/ - www.myspace.com/massimovolume92 |