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Direttamente da Los Angeles, la bambolina Sara Lov arriva in Italia con il suo “I Already Love You Tour” accompagnata solo dalla sua fedele chitarra e dal tastierista Scott Mercado. E, naturalmente, dalla sua voce calda ed evocativa, che conquista subito il pubblico.
Lo si sente dire spesso, anzi sempre, praticamente a ogni concerto: “Siete il pubblico migliore che potessi aspettarmi.” Ma quando a dirtelo è Sara Lov, con l’espressione tenera da ragazzina innocente e gli occhini spalancati in un sorriso, ti viene quasi da fidarti, da credere davvero che dietro all’apparente paraculata si nasconda un fondo di verità. Già, perché l’aspetto che più colpisce vedendo esibirsi sul palco la cantante di Los Angeles è il suo atteggiamento, fragile e dedicato come quello di una bambola (che è poi il titolo della canzone di Patty Pravo che sceglie di eseguire come cover in omaggio all’Italia, chiedendo al pubblico di intonarla a squarciagola, dopo averla inserita nella versione del suo ultimo album uscita nel nostro paese: non poteva esserci scelta più azzeccata). Quando mai vi è capitato di vedere una cantante bere una tazza di tisana mentre si esibisce (mentre il suo tastierista, ci tiene a sottolinearlo, ha invece un bicchiere di whisky)?
Fin troppo facile ricondurre questa sua interiorità quasi fanciullesca al suo problematico vissuto d’infanzia: rapita a soli cinque anni dal padre, Sara si ritrovò a vivere insieme al fratello da rifugiata a Tel Aviv, per tornare negli Stati Uniti solo dopo dieci anni e rivedere finalmente la madre. Ma questo ci interessa fino a un certo punto. Qualsiasi cosa sia stata a creare questo quadro umano dalle tinte tenui che ci siamo ritrovati davanti allo Spazio 211 di Torino, il risultato è comunque eccellente. Il cui punto di forza è la voce, calda ed evocativa, che colpisce dritta al cuore. Per questo (oltre che per la mancanza di risorse, dice lei), l’allestimento del concerto è minimal, per usare un eufemismo: c’è solo lei, la sua fedele chitarra californiana, che soffre il freddo e quindi va continuamente accordata (“Su, su, che la prossima settimana torniamo a casa...” la rassicura) e il pianista/secondo chitarrista Scott Mercado. Quando ha bisogno degli archi (in “Winter Is Blue”, canzone dell’ingiustamente misconosciuta Vashti Bunyan) deve collegare il suo iPod; quando le serve un batterista, chiama sul palco ad aiutarla Francesco Donadello, direttamente dai Giardini di Mirò. Eppure, anche con questi mezzi ridotti all’osso, Sara riesce a regalarci una serata gradevolissima, alternando cover prese un po’ dal suo ultimo album “I Already Love You” e un po’ dal suo repertorio precedente ai suoi pezzi originali dal disco di debutto “Seasoned Eyes Are Beaming”. E il suo stile è così personale che si fa quasi fatica a distinguere le une dalle altre.
SCALETTA 1. There Is A Light That Never Goes Out (cover degli Smiths) 2. My Body Is A Cage (cover degli Arcade Fire) 3. A Thousand Bees 4. Tell Me How 5. Just My Heart Talkin’ (cover di Ron Sexsmith) 6. Animals 7. La bambola (cover di Patty Pravo) 8. Why Can’t I Be 9. New York 10. Fountain Encore 13. Winter Is Blue (cover di Vashti Bunyan) 14. Just Beneath The Chords 15. Seasoned Eyes Were Beaming 16. Hold Me Now (cover dei Thompson Twins) Articolo di: Fabrizio Corgnati Grazie a: Davide Iurlano - GrindingHalt Concerti Foto tratte dal profilo Facebook di Sara Lov Sul web: www.myspace.com/saralov |