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Uno spaccato quanto mai realistico, se non altro perché vissuto in prima persona dalla stessa autrice, di una delle realtà più amaramente famose di Napoli, quella della camorra.
Legami d’amore Maria Rosa Nuvoletta Pgg. 160 - € 16.00 “Che c’entriamo tu ed io con questa gente? Che sangue è questo che ci scorre nelle vene? Rinnegare, restare, scappare, pregare, bestemmiare?”: è la disperata riflessione di Vito, uno dei protagonisti del romanzo “Legami d’amore”, opera prima di Maria Rosa Nuvoletta, nipote di Lorenzo Nuvoletta, boss di Marano nonché mandante dell’omicidio del giornalista Giancarlo Siani nel settembre dell’85. Una storia che, pur non essendo autobiografica, riporta molte delle sensazioni e delle riflessioni di una donna cresciuta in un ambiente difficile da accettare soprattutto per chi, come lei, ha deciso di fare propria un’altra strada. Il libro parla della lotta interiore di due giovani ragazzi, che, costretti a fare ritorno a Napoli - città natale del padre - in seguito all’alluvione di Firenze del 1966, si troveranno a dover fare i conti con la realtà della propria famiglia, dove sotterfugi silenzi e parole non dette sono all’ordine del giorno. Barbara e Vito Cortese, questi i nomi dei due protagonisti, pur rinnegando e rifiutando di partecipare alla realtà familiare (verranno per questo marchiati con l’appellativo “furastieri”), saranno tristemente coinvolti nelle perfide leggi che regolano i clan mafiosi. Impossibilitati a scegliere chi e come amare, i due protagonisti verranno risucchiati nella spirale mortale della camorra, in nome proprio di quel legame d’amore, delle radici che li uniscono in un rapporto di odio-amore alla figura del padre. Buona la prova letteraria della Nuvoletta, anche se in alcuni punti un po’ troppo esemplificativa e sintetica: sarebbe stata interessante una analisi più approfondita della famiglia Cortese, per far comprendere o anche solo accettare dai lettori la violenza gratuita dei gesti e delle parole, nonché il freddo raziocinio che c’è dietro un fenomeno sociale così aspro come quello della camorra. Articolo di: Serena Lena Grazie a: Ufficio Stampa Fanucci Sul web: www.fanucci.it |