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In “Piccole forme di quotidianità” Palazzo si dimostra artista libero, lanciato consapevolmente sui binari del “faccio quello che mi pare”. È uno scrittore con un mondo interiore intenso, personale, singolare, speso tra la follia e il genio, tra la musica e il surimi.
Genere: Pop Voto: 8.5/10 Ascolta anche: Claudio Valente Giuseppe Palazzo, da oggi: Palazzo il genio, il cuoco, l'inventore, il rivelatore, l'illuminato o il luminoso. Ora ci vuole un perché. Perché ascoltare “Piccole forme di quotidianità” è illuminante, godurioso, divertente, energetico e nutriente. Spero di poterlo inserire, se faccio in tempo, tra i migliori del 2010 visto l'impatto, vista l'emozione che ha suscitato l'ascolto di quest'album. Siamo di fronte ad un Cd raro e prezioso, un lavoro in grado di soddisfare il curioso, il sensibile e l'esigente. Un progetto che parte dalla musica (sempre nuova, e scusate se è poco) per raggiungere il cuore con parole misurate, scardinare le serrature dei nostri cervelli arrugginiti e incistare dosi di saggezza, scampoli di estro, polvere di stelle e sana, terrestre, quotidianità. L'umiltà del suo scrivere è appagante, confortante. Rilassa e diverte con lo swing di “Solo quando piove”, abbandona le frustrazioni moderne per la vita di campagna in “Serenamente” e noi lo seguiamo attenti. Fa un po' l'esercizio di stile con “Tamagotchi” dove vuole farci capire quant'è bravo a fare le rime e quant'è divertente. Ma non avrebbe dovuto lanciare come singolo proprio quest'ultima canzone. Bella musica, non dico di no, ma il testo paga un dazio enorme alla stramaledetta simpatia. Avrebbe potuto mettere tutti in riga con la title track, splendida stanza di vita quotidiana, malinconica e intrigante, una ballad stile John Lennon o vecchi Stones. Altro che “Tamagotchi”, ce l'ho a morte con quel brano. Avrebbe dovuto stordirci con “Centrifuga”: un brano tutta musica e poche parole, un testo ristretto, alla Conte degli anni buoni, musica pinkfloydiana e una specie di aiku mantra cantato che arriva dopo oltre 4 minuti di attesa. E che attesa. Avrebbe dovuto farsi adorare con la ricerca e l'intimità di “Vertigine”. Comunque è riuscito a farci impazzire per “Linguine al surimi”. Mi ha cucinato a dovere con una ricetta da 3grammi d'amore e vino. E tanta voglia di cantare. Palazzo è un artista libero, lanciato consapevolmente sui binari del “faccio quello che mi pare”. È uno scrittore con un mondo interiore intenso, personale, singolare, speso tra la follia e il genio, tra la musica e il surimi. Non si può aggiungere molto. Sto cercando di contattarlo per l'autografo. TRACKLIST: 1. Piccole forme di radioattività 2. Solo quando piove 3. Serenamente 4. Tamagotchi 5. Superattico 6. Centrifuga 7. Piccole forme di quotidianità 8. Vertigine 9. Mio fratello è figlio unico 10. Linguine al Surimi Hanno suonato: Giuseppe Palazzo: voce, cori, chitarre, tastiere, piano, percussioni Gianluca Pizzorno: basso Saverio Palazzo: batteria Articolo di: tuttiinpiediperl'applauso Grazie a: Giuseppe Palazzo Sul web: www.giuseppepalazzo.com |