Jack White fa le cose in grande, e insieme al suo amico Brendan Benson, da alle stampe “Consolers Of The Lonely”, bell’album della saga dei The Raconteurs. Ottimo rock con venature retrò che sebbene privato dal battage pubblicitario, è già entrato nel circuito bramoso di migliaia di lettori ottici.
Genere: Rock Voto: 8/10 Ascolta anche: White Stripes Già dalla cover in bianco e nero Old America tra lo stile Impero e il Barocco middle west di questo “Consolers Of The Lonely” si addita un sintomatico fiuto di roba succulenta, propiziatoria di un prodotto lungi dal tradire il responso insindacabile – quanto super partes - dei coni degli ampli. The Raconteurs ovvero Jack White, Brendan Benson, Jack Lawrence e Patrick Keeler seguitano ad essenzializzare, dopo l’esploit 2006 di “Broken Boy Soldier”, l’indie scene Usa, già protesa a quella Internazionale; la loro mixture energetica – punto di convergenza di ben tre anima(lità) specifiche: il rock’Hard Blues di White, lo sludge di Keeler e Lawrence e il pop scattante di Benson – è finemente incastonata in un gioco di opposti integrati. E come è ben noto a tutti, l’unione fa la forza, e i nostri “Cantastorie” imbarcano una poliedricità di stili doc che vanno a tangere le grandi derive del rock; è indubbio che l’anima nuda dei White Stripes si aggira nei punti cardinali del disco ( Consolers of the lonely, Salute your solution), ma lungi dal confondere una equa analisi, tutt’altro, aggiunge plus valore al peso specifico del tutto. Si inalano sensazioni seventies di pregio, arricchite da una tessitura di suono completa, diretta: i fiati che pompano il gustoso pop di Benson in “Many shades of black”, al climax desertico e delirante di “Carolina drama”, dylaniana nel sangue; e mentre si tirano valutazioni sulla formidabile sequenza ritmica del duet Lawrence-Keeler arriva il folk country looner di “The switch and the spur e Old enough” che - affiancato alla cullante ballad “You don’t understand me” - sdrammatizzano, o meglio dire, mitigano l’alta carica rock che i The Raconteurs propagano da consumati showers. “ Consolers of the Lonely” è il classico album-maiale, di quelli di cui non si butta via niente, tutto è prezioso e importante, polposo come la carne del sopracitato; accento d’obbligo su “Rich kid blues” brano scapigliato tra i riccioli biondi di un Robert Plant e soci d’antan e sul lussuoso carpet rural folk di “ These stones will shout”. Perché usare mezze parole, verdetti smozzicati o timidi resoconti quando si è davanti a giovani band che sanno stabilire il quasi perfetto equilibrio tra stupore e bel suono? Il pallidissimo Jack White, sì quello scontroso e iroso, che odia la stampa quando si insinua dietro i back stages dei suoi concerti, in questa sua “doppia vita” parallela agli White Stripes, si riconferma, tirando dentro i nuovi soci d’avventura, un writing man quotato e un musicista che la sa lunga. Ci sono album che dalla storia rock attingono per procreare ulteriore storia, poi ci sono quelli che nella storia si impantanano senza uscirne; questo album si mette sul ciglio della “long road”, in trafila, aspettando che “un’altra storia” si compia. TRACKLIST Consolers Of The Lonely Salute Your Solution You Don’t Understand Me Old Enough The Switch And The Spur Hold Up Top Yourself Many Shades Of Black Five Of The Five Attention Pull This Blanket Off Of Me Rich Kid Blues These Stones Will Shout Carolina Drama
THE RACOUNTEURS sono: Jack White: Chitarra, voce e tastiere Brendan Benson: Chitarra, voce e tastiere Jack Lawrence: Basso Patrick Keeler: Batteria Articolo di: Massimo Sannella Grazie a: XL Recordings Sul web: www.theraconteurs.com - MySpace |