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Ascoltare “In A Minute”, esordio discografico per i bresciani Plan de Fuga, significa rincorrere tutta una serie di riferimenti musicali troppo evidenti. Le indiscusse capacità della band rischiano in questo modo di venir vanificate dall’abuso di stereotipi e di deja vu utilizzati.
Genere: Pop, rock, dark wave Voto: 6/10 Ascolta anche: Pearl Jam, Motorpsyco, Manic Street Preachers Disco d’esordio per i bresciani Plan De Fuga, band di casa nostra con un marcato spirito anglosassone. “In a minute”, il loro album, si snoda attraverso dieci brani, tutto sommato piacevoli, tutto sommato scorrevoli.
Punto di forza della band è senza dubbio la voce poderosa e intensa di Filippo De Paoli. Il suo timbro caldo si sposa benissimo con le facili melodie, talvolta troppo orecchiabili proposte dai Plan de Fuga, tanto da far passare in secondo piano il lavoro musicale degli altri componenti, comunque apprezzabile. Purtroppo i ragazzi hanno deciso di entrare nella musica dalla porta principale, senza preoccuparsi troppo di cercare quel pizzico di originalità che certamente li avrebbe contraddistinti in questo periodo costellato da tante realtà, spesso anche brave, sprovviste di carica emotiva, di una direzione musicale autonoma Il problema è sempre il solito, non ci si vuole - e in questo caso sono convinto che il verbo volere sia attinente - discostare troppo da tutti quegli stereotipi che, a discapito dell’originalità, permettono ad un disco di essere facilmente fruibile, velocemente commerciabile. Percorrendo questa strada però ci si imbatte in una miriade di cloni, di gente catalogabile nell’infinito calderone del “bravo però mi ricorda…” e via discorrendo. I Plan de fuga suonano come già sentiti sin dal primo ascolto, il loro pop noire, contaminato da sferzate funky è fiacco, arranca e non riesce quasi mai a trovare soluzioni efficaci, proteso com’è ha non fuoriuscire da quel solco musicale tracciato ormai da decenni. L’aspetto più inquietante è che i riferimenti presi in prestito sono davvero tanti, a riprova del fatto che i nostri possono maneggiare stili differenti e cimentarsi in linguaggi distanti tra loro. Inquietante e irritante, visto che poi la band non impreziosisce con qualcosa di personale tutto questo sapere, questo bagaglio. Pearl Jam (“Never a reed”), Motorpsycho (“In a minute”, “DecaDance”), tanto per citare qualche mostro sacro, ma anche i Soundgarden (Twice) e udite udite Buckely (“This time”) trovano terreno fertile in questo disco. L’ho sempre detto. Continuerò a ribadirlo. Non c’è nulla di male ad avere riferimenti prossimi cui ispirarsi anzi, è cosa buona. Meno buono è saccheggiare, come fanno spesso i Plan de Fuga, il repertorio di altri artisti senza lasciare traccia del proprio passaggio, senza imporre il proprio passo. Nota di merito per “Fresh as air”, ispiratissima e decadente canzone a cavallo tra gli anni ‘80 e le nuove frontiere più industriali. Davvero troppo poco per promuovere a pieni voti un gruppo capace e preparato ma decisamente impaurito. I consigli non si dovrebbero mai dare, risultano arroganti, ma in questo caso sono sinceri. Tecnica e capacità interpretativa non mancano di certo, sarebbe pertanto opportuno guardare avanti e provare a navigare verso nuovi lidi, più personali e maturi, senza cedere alla tentazione di farsi fagocitare da quello che già esiste, che già funziona. TRACKLIST 1. In a minute 2. Your side 3. DecaDance 4. Living room light 5. Twice 6. This time 7. Orange room 8. Never a reed 9. Fresh as air 10. Violaine PLAN DE FUGA sono: Filippo De Paoli (vocals, guitar) Marcello Daniele (bass-guitar, vocals) Simone Piccinelli (Piano-keyboards, guitar, vocals) Matteo Arici (drums) Articolo di: Carlo Raviola Grazie a: Ufficio Stampa Lunatik Sul web: www.myspace.com/plandefuga - www.plandefuga.it |