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Un viaggio incredibile attraverso il tempo che parte dal country fino ad evolvere al jazz, il tutto attraverso un unico lavoro e una sola band che improvvisa ed elabora al meglio ogni singola canzone: gli Strikeballs con “Grand Roulette”.
Genere: Surf Rock, Rock n’ Roll, jazz Voto: 8/10 Ascolta anche: Elvis, The Beach Boys Un tuffo nel passato. Non necessariamente un solo periodo, ma un volo di momenti che hanno decretato la gioia della musica attraverso un suono che regalava spensieratezza per sfociare, soltanto in seguito, nella tecnica che, comunque, portava con se una cultura. Tutto iniziò con una punta di country che si accostava alle prime armi del rock; quello stesso suono prese il via verso le onde diventando l’inno della gioventù degli anni 60 fino a congiungersi nella commercializzazione di un genere che ha sempre saputo essere di nicchia: il jazz. Tre generi musicali che hanno tanto e poco in comune, ma che costituiscono la formula magica perfetta per gli Strikeballs i quali si presentano come dei musicisti ben preparati che portano con se un piccolo/grande progetto: “Grand Roulette”. Il progetto parte con una doppia iniezione di surf rock attraverso due brani che costituiranno la base giusta per mandare avanti il progetto che, almeno per questi primi brani, sembra muoversi in una sola direzione: si tratta di “Big Red Surf” e “Son Of A Preacher Man”. All’improvviso, però, ecco rivelarsi il talento degli Strikeballs che si altalenano tra il rock (“Diamond Stomp”) e il jazz (“Ketty The Cat”) il quale fa fatica ad uscire, ma avrà modo di rivelarsi sia attraverso il semplice uso della musica (“Notte A Dublino”; incantevole brano strumentale) o il suo aspetto più frizzante (“Too Much Money”). Il resto del lavoro ormai sembra non saper più che direzione prendere: gli Strikeballs improvvisano e stupiscono presentando anche brani da jukebox (“Delusa”) fino a riportare in vita quella che è, ormai, l’ombra del re del rock attraverso un brano che sembra ricordare, per la ritmica, “That’s All Right Mama”” ovvero “Il Duca Di Kent”, ampiamente ripreso in “Qualcuno Mi Dica Che Fine Ha Fatto Sam”. Ma la vera sorpresa giunge quasi verso la fine in cui ci viene proposto “Mud On The Road” decisamente il brano più complesso, ma anche l’unico che sembra essere una perfetta fusione di tutti gli stili che si sono incontrati finora (da non sottovalutare anche una puntina di blues). Gli Strikeballs sembrano essere una buona band che sa portare l’ascoltatore avanti e indietro nel tempo attraverso la loro capacità del riuscire a partire da un genere musicale per poi farlo sbocciare in tutto ciò che ne può derivare. TRACKLIST 1. Big Red Surf 2. Son Of A Preacher Man 3. Diamond Stomp 4. Ketty The Cat 5. Il Duca Kent 6. Notte A Dublino 7. What Do You Want 8. Qualcuno Mi Dica Che Fine Ha Fatto Sam 9. Mud On The Road 10. Whiskey And Cadillac 11. Delusa 12. Samba Souvenir 13. Too Much Money THE STRIKEBALLS sono: Enrico Giuliani – voce e sassofono Soren Ghirardi - chitarra Pier Paolo Pacioni - contrabbasso Enrico Bocchini - batteria Articolo di: Simone Vairo Grazie a: The Strikeballs Sul web: www.myspace.com/thestrikeballs |