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Un viaggio attraverso l’intimità di un artista che non ha mai fatto mistero del suo essere polivalente e speciale come meglio poteva: il semi-ritorno di Peter Gabriel con l’album di cover “Scratch My Back”.
Genere: World Music Voto: 8.5/10 Ascolta anche: Phil Collins, Kate Bush Quanto si dovrà attendere? Questa è la domanda che, nella maggior parte dei casi, un buon ascoltatore medio di musica si pone nei confronti dell’uscita di un nuovo Cd di un artista che particolarmente predilige. Il tempo continua a passare, ma di un progetto d’inediti neanche l’ombra. A quel punto cosa succede? Il fan va alla ricerca disperata d’informazioni al fine non solo d’ingannare il tempo, cercando “alla cieca” qualsiasi cosa, ma anche per sperare di essere, magari, il primo a leggerle. Un’impresa non facile: si comincia col cercare il nome su internet e vedere di come vengano proposte un insieme di scelte che trattano del passato o di una sua influenza su un presente, non molto lontano, ma molto improbabile. Muoversi su altri fronti con delle ricerche legate ad artisti a lui molto vicini non servirebbe a molto, quindi l’unica alternativa è di andare sulla homepage principale al fine di “scavarla” per tirare fuori anche l’ultima delle notizie. Cosa viene scoperto? Un album di cover. Non sarà proprio quello che ci si aspettava, ma va bene poiché, alla sua uscita, si avrà la possibilità di vedere qualche concerto e di incentivare quel tipo di voci sul passato a cui si faceva accenno prima in particolar modo se, quest’ultimo, porta il nome di Genesis, la progressive band degli anni 70 che ha avuto modo di evolversi non solo grazie al cambio del frontman, ma soprattutto ai nuovi stili “appresi” a seconda delle epoche musicali che li hanno visti protagonisti fino all’inizio degli anni 90. L’ultima reunion di questa storica band è avvenuta nel 2007 in un tour che si è concluso a Roma, ma che ha visto solo la comparsa dei tre membri fondamentali. Chi mancava era sempre e solo lui: il Lamb che giace a Broadway, il musical box, l’unico e solo pifferaio magico di nome Peter Gabriel. Sono passati circa otto anni dall’ultimo e controverso album “Up” e, in base a fonti del tutto attendibili, pare che Peter stia lavorando ad un nuovo progetto, ma prima ancora di rilasciarlo ha deciso di creare un lavoro completamente diverso sia per lui che per i fan: “Scratch My Back”. La diversità, in primis, scaturisce anche da un altro fatto che ci porta subito a pensare che sia un album che si distacca nettamente dai precedenti a livello di canzoni, ma non musicalmente: la presenza di un titolo vero e proprio; Gabriel è sempre stato famoso per essere un personaggio molto particolare nel mondo dello spettacolo tanto che, quando iniziò la sua carriera da solista, non voleva nemmeno dare dei nomi ai suoi Cd, ma nel momento in cui gli venne fatta pressione dal mercato discografico decise di mettere dei titoli bi-sillabici. “Scratch My Back”, quindi, si pone (fin dall’aspetto estetico) verso una nuova frontiera che però, come detto in precedenza, è solo riferibile a livello dei brani che sono stati scelti poiché l’impatto musicale mantiene quel grado d’intimità che era proprio degli ultimi lavori di Gabriel e che qui vede, infatti, la presenza di un’intera orchestra (compositore: John Metcalfe) e della sola voce del cantante unita alla storica collaborazione con il produttore Bob Erzin. La scelta dei brani è stata fatta sia in base di alcune preferenze dello stesso artista, sia in base all’intento di un probabile progetto che, staccatosi volutamente dall’interesse di Gabriel per la World Music (anche se “My Body Is A Cage” degli Arcade Fire rimanda un po’ a quello stile), ha intenzione di attuare uno scambio con dei cantanti selezionati che riproporranno (non si sa bene quando e dove di preciso) dei brani dello stesso Gabriel. L’insieme si dimostra abbastanza piatto poiché sembrano tutti brani interamente sospirati e che sanno, non sempre, prendere le loro distanze dagli originali (in particolare “Heroes” di David Bowie) fino ad assumere un aspetto musicale tale che li fa percepire come appartenenti al mondo interiore di Peter. Qualcosa di questo Cd, comunque, era già stato sentito in un film del 2004: “Shall We Dance?” dove, nel momento di maggiore intensità, c’era la canzone “The Book Of Love” (dei Magnetic Fields) a fare da tramite, con una ripetizione inappropriata di una delle strofe, all’insieme d’emozioni scaturite da un riavvicinamento di Richard Gere alla moglie; una canzone che sa toccare le sfumature dell’intimo nel buio di una stanza attraverso la lettura di un libro “long and boring”. n aggiunta a questo era già stato presentato, invece, l’anno scorso (in occasione del festival WOMAD, sempre gestito da Peter) “The Man In The Bubble” di Paul Simon. Più o meno, nessun brano sembra distaccarsi dall’altro mantenendo una certa linea lungo tutto il progetto, ma, comunque, risulta essercene qualcuna che spicca per il maggior lavoro di rielaborazione: “Mirrorball” degli Elbow e “The Power Of The Heart” di Lou Reed. Si accennava prima al fatto che i brani fossero così intimi da poter essere attribuiti allo stesso Gabriel per il fatto di essere stati riproposti in un modo completamente nuovo, ma alcuni di loro risultano essere completamente distaccati dalle scelte precedenti (“Aprés Moi” di Regina Spektor) oppure attaccati alle versioni originali (“I Think It’s Going To Rain Today” di Randy Newman) o alle atmosfere che sprigionavano (“Street Spirit – Fade Out” dei Radiohead). “Scartch My Back” è un lavoro completamente nuovo per il Peter Gabriel che siamo abituati a sentire, ma che, comunque, sa mantenere quella linea d’intimità che i suoi lavori c’avevano saputo regalare, ma non è una sorpresa poiché è proprio grazie al suo mondo interiore e al suo poterlo condividere che Peter ha saputo diventare un artista incredibile. TRACKLIST 1. Heroes 2. The Boy in the Bubble 3. Mirrorball 4. Flume 5. Listening Wind 6. The Power of the Heart 7. My Body Is a Cage 8. The Book of Love 9. I Think It's Going to Rain Today 10. Après moi 11. Philadelphia 12. Street Spirit (Fade Out) Articolo di: Simone Vairo Grazie a: Ufficio Stampa EMI Sul web: www.petergabriel.com
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