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Dario Antonetti s’insinua nella tua giornata come un destabilizzatore assonnato, poi, però, dopo svariati ascolti, “Il figlio dell’estetica del cane” diventa un tuo amico, un tuo “perché” e non proverai nemmeno minimamente a liberartene.
Genere: cantautore straniante e indipendente Voto: 8.5/10 Ascolta anche: Luciano Chessa, Elio e Le Storie Tese, Nino Bruno e le 8 Tracce, Tricarico Dario Antonetti tira fuori dai cassetti mostri allucinati, baraonde di pensieri inversi, spersi, “fichissimi”. L’edizione aggiornata “dell’Estetica del cane” aggiunge, alla già eclettica scaletta, “VERSO SERA seduto sull’umido prato trovo un fungo”, “L’omino vegetale” e “Frammento del canto del fuoco”, (quest’ultima registrata in casa); dunque “Il ritorno del figlio dell’estetica del cane” vuole essere un ulteriore conferma del visionario cantautore di Lecco. Vero cantore dell’era Post Post Post: disincantato, anarchico, vissuto, lucido, inebriato dal Lo-Fi fatto in casa, Dario dagli anni 80’ ad oggi ha cavalcato, come un fausto Don Chichiotte, il deserto dell’indipendenza italiana (“L’artista indipendente”) senza mai scoraggiarsi, prima suonando nei psichedelici Kryptasthesie, poi prestando la voce agli amici Acidi-Tonanti ed in fine collaborando con gli Effetto Doppler. Nel 2002 inizia il singolare progetto Vegetable Man Project, ovvero realizzare entro il 2030 mille versioni diverse di “Vegetable Man” di Syd Barrett, tutte racchiuse in CD compilations (sino ad oggi dovremmo essere al 6° CD). “Il ritorno del figlio dell’estetica del cane” è un disco ironico e surreale, travolgente ed esilarante, solitario e psichedelico, carico di pathos. Humus Continuum dei 16 brani è la contrarietà e l’insania, la sopravvivenza e la strafottenza: Dario è per certi versi quello che Vasco Brondi non sarà mai, quello che gli Afterhours e gli Elio e le Storie Tese sarebbero potuti essere, quello che ogni quarantenne (e non solo) avrebbe sognato di essere: Il Figlio Dei Pink Floyd. Senza remora alcuna, scoprire Dario Antonetti è come giungere in un posto sconosciuto dell’Italia e scoprirsi, dopo l’iniziale disorientamento, estasiati: vivi e vegeti (non vegetali). Dario è, al di là di tutto, un grande giullare contemporaneo; invitatelo a suonare in qualsiasi situazione, lo vedrete arrivare con la sua chitarra, e se sarete fortunati a fine serata vi regalerà qualche copia dei suoi dischi (sempre che ne esistano ancora). “Così mi sono svegliato, effettivamente mi ero addormentato” (da “Risveglio”). Grazie Dario! TRACKLIST 1. L’estetica del cane 2. L’artista indipendente 3. Canzone d’amore per una testa di cazzo 4. Se tu fossi una di quelle 5. Neanche un elefante 6. Approssimato per eccesso 7. Verso sera seduto sull’umido prato trovo un fungo 8. L’omino vegetale 9. Frammento del canto del fuoco 10. Canto del gioiello della via di mezzo 11. Ho smesso la distro 12. La terra insegue il sole 13. Chiocciolina 14. Miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di stelle 15. Meditazione 16. Risveglio Hanno suonato: Dario Antonetti: un’infinità di strumenti Alessandro Rossi Marco Sirico Marco Barbieri Giovanni Russo Paolo Romano Peter Lindahl Articolo di: bianco Grazie a: Giancarlo Passarella, UdU Records Sul web: www.myspace.com/darioantonetti |