“Crawling In The Rush Hour” è l’album di debutto dei Verme Robots (nati nel 1999 con il nome Crawler) uscito per la nuova etichetta indipendente salernitana I Make Records fondata da Francesco Tedesco dei da namaste. I Verme Robots si muovono sul sentiero del rock, prog, del metal, del post-hardcore.
Genere: Rock, Indie, Post-Hardcore, Crossover Voto: 7/10 Ascolta anche: - “Crawling In The Rush Hour” è l’album di debutto dei Verme Robots (loro amano scrivere Verme~Robots) uscito per la nuova etichetta indipendente salernitana I Make Records (e distribuito da CNI Music), fondata da Francesco Tedesco voce e chitarra dei da namaste. Non nuovi sulla scena musicale (nati nel 1999 con il nome Crawler) i Verme Robots si muovono sul non facile sentiero del rock, prog, del metal, del post-hardcore. E’ la molteplice presenza di diversi stili l’arma a doppio taglio. Se da un lato l’ascoltatore resta incantato dai 10 brani mai uguali a sé stessi, dall’altro si è portati a pensare che la band non abbia trovato ancora un proprio sentiero sonoro. Crawling In The Rush Hour” è un lavoro corposo e compatto, che punta sull’interessante voce di Antonio (che si destreggia anche in possenti growl) e sulle chitarre, talvolta acide, talvolta pesanti. Un suono solido, quindi, che scava nella mente di chi ascolta, portando angoscia, portando in seno lo smarrimento e il soffocamento di chi si trova immerso in una folla. Ed ecco che i 10 brani sono lì, ammassati, compatti, a creare un blocco, un macigno, un unico e possente muro sonoro. Il disco si apre con i riff di “Ten” dove il grido “And I try to save/ Just to save me” sembra il nucleo centrale e la filosofia dell’intero disco. Salvarsi da qualcosa. E’ la reazione ad un attacco di panico. Qualcosa di spaventosamente terribile sta per succedere e l’unica soluzione e salvare se stessi dall’inevitabile. Aumenta il ritmo e il battito cardiaco con “Psycho city” che ha dei momenti intimi davvero particolari, mentre “The Animal” è una canzone di sofferenza, di menzogne e di odiosa quotidianità. Decisamente più acida è “New Skin” con voci effettate, che divengono più dure in “Frenetic Quite” che ha vari cambi di registro con un testo ripetitivo e ossessivo dove sbuca ancora la parola “lies”. “Emotive”, come dice il titolo stesso, è il brano forse più intimo del disco. Più melodico e non urlato. Non cambiate le mie emozioni. Ancora una volta la parola “eyes” fa capolino nel testo. Dopo la breve e strumentale “A Cool Stick” si passa alla martellante “Full Shock” (come potrebbe essere altrimenti?) per chiudere con un altro strumentale calmo e quieto: “Bad fingers”. “Crawling In The Rush Hour” è un disco che sembra nato dal disagio umano, dalla sofferenza, figlio della claustrofobia. Anche le figure spaventose (e spaventate!) che aleggiano nel booklet, sono anime in pena in cerca di qualcosa. Francesco Tedesco & Co. danno vita ad un disco che esorcizza le paure, il disagio, le fobie. La prossima volta che prenderete la metropolitana all’ora di punta, i volti delle persone schiacciate contro di voi non saranno più gli stessi e non saranno più anonimi. Avranno un nome: Verme Robots. TRACKLIST 1. Ten 2. Psycho city 3. The Animal 4. New Skin 5. Frenetic Quite 6. Emotive 7. Change 8. A Cool Stick 9. Full Shock 10. Bad Finger VERME ROBOTS sono: Antonio: vox and guitar Pasquale: bass Francesco: drum Articolo di: Ilario Pisanu Grazie a: Francesco Tedesco, I Make Records Sul web: MySpace |