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Tornano i Lynyrd Skynyrd con il nuovo album “God & Guns”, il quale non propone niente di nuovo se non un sound più moderno e accattivante molto lontano dalle origini.
Genere: Rock Voto: 8.5/10 Ascolta anche: The Allman Brothers Band, Nickelback Non è facile dimenticare “Sweet Home Alabama”. Esistono, infatti, canzoni che hanno il potere di essere immortali per la loro semplicità, ma che possono diventare, in futuro un termine di paragone con tutto quello che verrà fatto. I Lynyrd Skynyrd, purtroppo, hanno subito un mutamento non indifferente nella loro formazione che non solo ha cambiato i membri della band (l’incidente aereo del 1977 che uccise Ronnie Van Zant, l’ex-vocalist), ma anche di sonorità, allontanandosi da quel pizzico di blues che avevano per muoversi verso un rock, sempre del sud, ma con una grinta non indifferente che si è mantenuto saldo nei conforti della polemica sociale. Tutto questo ha portato a non poche polemiche sul cambio di direzione della band che non veniva accettato, ma, fortunatamente, alla fine tutti hanno ceduto nei confronti di un progetto che poteva andare al di là di una semplice canzonetta. Da qui, una serie di album promettenti (“Street Survivors”) fino a “God & Guns”: il tredicesimo album d’inediti. Tra i vari cambiamenti, purtroppo, intorno a maggio, un altro membro della band è venuto a mancare: si tratta del tastierista Donald Evans, membro molto importante per i Lynyrd (sostituito da Peter Keys), i quali, però, sembrano aver reagito molto bene alla perdita del loro amico. Le canzoni sono alcune molto simili tra loro e altre che si distaccano dall’ultimo lavoro per avvicinarsi al passato come ad esempio “Southern Ways” che, nonostante la durezza della chitarra, sembra accostarsi al suono di “Sweet Home Alabama” (anche per l’uso del pianoforte che sembra un co-protagonista solo in questa canzone), da collegarsi immediatamente con “Floyd”, la quale si configura come la più “estrema” della band. Non è un caso che siano presenti anche dei brani che parlano dell’America, dei suoi problemi e di come, ultimamente, sia stata in grado di farsi coraggio (“That Ain’t My America”), ma che, tutto sommato, a volte si fa fatica a riconoscere, ma basta semplicemente rivendicare una posto dove ogni cosa è perfetta e il tutto si risolve (“Skynyrd Nation”). Nota di merito alla title-track “God & Guns”, la quale è una delle migliori dell’album, insieme alla lenta, ma incredibilmente melodica, “Unwrite That Song”. Tutto questo è riassunto in un solo fatto: in “God & Guns” i Lynyrd Skynyrd non fanno altro che passare continuamente da uno stile all’altro avendo come linea unica il rock che si tramuta in melodico o, addirittura, post grunge (per le voci; assumendo, però, anche degli aspetti propri dell’ultimo Santana), ma che può raggiungere il folk e la perfezione con “Still Unbroken”, l’unico brano che, insieme all’ultima traccia, dura più di cinque minuti. Ronnie Van Zant, se sta ammirando dal cielo il suo capolavoro del Southern Rock, non potrebbe essere più orgoglioso dei suoi Lynyrd Skynyrd, poiché, nonostante siano passati degli anni, sanno ancora regalare emozioni a milioni di fan. TRACKLIST 1. Still Unbroken 2. Simple Life 3. Little Thing Called You 4. Southern Ways 5. Skynyrd Nation 6. Unwrite That Song 7. Floyd 8. That Ain't My America 9. Comin' Back for More 10. God & Guns 11. Storm 12. Gifted Hands LYNYRD SKYNYRD sono: Johnny Van Zant: voce Gary Rossington: chitarra Michael Cartellone: batteria Dale Krantz Rossington and Carol Chase: cori Articolo di: Simone Vairo Grazie a: Ufficio Stampa Roadrunner Sul web: www.lynyrdskynyrd.com - www.myspace.com/lynyrdskynyrd |