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Il ritorno del grunge di Seattle. Dopo più di dieci anni dall’ultimo disco, gli Alice In Chains sfornano l’ennesimo capolavoro. “Black Gives Way To Blue” è il primo disco senza Layne Staley, indimenticabile storica voce del gruppo, deceduto nel 2002.
Genere: Grunge Voto: 7.5/10 Ascolta anche: Dinosaur Junior, Soundgarden, Nirvana, Mother Love Bone, Pearl Jam Il ritorno del grunge di Seattle. Dopo più di dieci anni dall’ultimo disco, gli Alice In Chains sfornano l’ennesimo capolavoro. “Black Gives Way To Blue” è il primo disco senza Layne Staley, indimenticabile storica voce del gruppo, deceduto sette anni fa. L’eroina ed il suo malessere interiore l’anno stroncato il 5 Aprile del 2002 a soli 35 anni. In questo disco lo sostituisce William DuVall, e la differenza per forza di cose si sente. Non a caso Layne Staley era considerato un’icona del Seattle Sound (così viene anche chiamato il genere grunge), capace di stupire con la sua voce carica di emotività. Per il nuovo singer non si preannuncia un compito facile. Sostituire un tale predecessore è roba da caratteri e capacità forti. Ad onor del vero bisogna riconoscere che in alcuni frangenti del disco la nuova voce poco fa rimpiangere quella di Layne Staley. I primi pezzi del Cd sono in perfetta linea con lo stile inconfondibile dei vecchi Alice In Chains. “All Secrets Known”, “Check My Brain” e “Last Of My Kind” elettrizzano l’ambiente circostante. Bagliori dagli anni ottanta illuminano le menti degli ascoltatori. Si capisce subito che l’attesa è stata ripagata con un lavoro da brivido. Segue una splendida ballad, “Your Decision” che anticipa “A Looking In View”, l’esaltazione di Jerry Cantrell, chitarrista e fondatore insieme a Layne Staley del gruppo. L’album prosegue tra dolcezza e acidità, “When The Sun Rose Again” è una dolce e lenta poesia, che precede “Acid Bubble” e “Lessons Learned” cupe e distorte emozione che solo una band maestosa come gli Alice In Chains sa regalare. “Take Her Out” ricorda molto “Sea of Sorrow”, altro storico brano della band di Seattle. Si arriva così agli ultimi due brani dell’album, “Private Hell” e “Black Gives Way To Blue”. La prima è in perfetta sintonia con l’inquietudine che si respira durante tutto il disco. Come a far rivivere il senso di malinconia e malessere interiore del compianto Staley. La title-track invece sembra proprio una canzone cucita addosso al ricordo dell’amico scomparso. Dolce e melodiosa, con un accompagnamento di pianoforte che sprofonda il nuovo frontman, DuVall, in uno stato di dolore interiore. "Se trovassimo un cantante mi piacerebbe andare avanti, scrivere belle canzoni e cambiare nome al gruppo. Non vedo alcun senso nel continuare come Alice e rimpiazzare qualcuno. Non vogliamo rimpiazzare Layne". Poco tempo fa il batterista Sean Kinney pronunciava questa frase, lasciando intuire che gli Alice In Chains non sarebbero mai più tornati ad incidere un disco, almeno non con questo nome. Credo di poter dire che nessuno possa esserne dispiaciuto del fatto che questa dichiarazione non sia stata seguita dai fatti. Gli Alice In Chains sono una delle ultime stelle del firmamento grunge. Forse Layne Staley sarebbe stato soddisfatto di questo nuovo lavoro. Non sarà sicuramente il migliore album della formazione statunitense, ma è un ottimo lavoro e merita di essere acquistato, ascoltato e custodito tra gli album più belli. Ottimo, 7 e mezzo legittimo. TRACKLIST 1. All Secrets Known 2. Check My Brain 3. Last Of My Kind 4. Your Decision 5. A Looking In View 6. When The Sun Rose Again 7. Acid Bubble 8. Lesson Learned 9. Take Her Out 10. Private Hell 11. Black Gives Way To Blue ALICE IN CHAINS sono: William DuVall: voce, chitarra ritmica Jerry Cantrell: chitarra solista, voce Mike Inez: basso Sean Kinney: batteria Articolo di: Eugenio Iannetta Grazie a: Ufficio Stampa EMI Sul web: www.aliceinchains.com - MySpace |