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“Wasted Time” del campano Son è un sorpresone da lode. Due sono i colori che sbattono forte: il pop bianco anglosassone McCartneyano e il sangue black del blues, del funky-soul Motowns, e tanto tanto Lenny Kravitz dell’era dreadlock.
Si sente subito dall’hotly che trasuda da una registrazione su 24 piste analogiche, che abbiamo sottomano un’eccellenza di disco da tenere stretta, di un esordio patinato di un giovanissimo artista che non ci toglieremo da torno facilmente. “Wasted Time” del campano Son - mettendo da parte nostra in disparte difficilmente ogni elegia subliminale o liturgia acclamante - è un sorpresone da lode. Due sono i colori che sbattono forte: il pop bianco anglosassone McCartneyano e il sangue black del blues, del funky-soul Motowns, e tanto tanto Lenny Kravitz dell’era dreadlock. Disco fortemente propenso ad intasare i tunes-scroller FM, “Wasted Time” gode dell’ottima salute di una chitarra e una voce impostate alla perfezione, in cui Son sviscera la sua passionalità per l’America dei down town mulatti, come dei garden-happyness da copertina; ma non con la consueta e rasserenante stesura dell’approccio d’un giovanile sogno che si concretizza in un primo Cd, ma con l’ematicità completa di chi pare “essere un mezzosangue” naturale già all’apice del successo. Se vogliamo per un secondo scendere con la lente di ingrandimento a indagare sui “peli” fuoriposto, si può spuntare qualche milligrammatura di “cadenza” nello standard in rari bridge, ma cose irrilevanti che cedono all’istante davanti alla voracità d’ascolto che il prodotto licenzia. La semplicità timbrica di corde vocali e strings nell’ adattarsi alle varie spigolature di questa America descritta da Son è vera, sentita, un blend integrale che - se non si fossero viste le foto - il dubbio circa il colore della pelle di questo giovane musicista avrebbe creato una suspance da gossip. Dunque dicevamo l’America vista e assorbita nel suono empatico e ammiccante del pop, e del funky-rock (“You just don’t understands”, “Are you gonna shake today”, “Things”, “Fanky”, “I got U”, “Hey no jack”), che favoleggia nel sexsuality di wa-wa e lamè tanto amati dal Re di Minneapolis Prince, e l’America del lato ombroso e blues-country (“Cowboy”, “Wasted time”) con una capatina nei corner’s del Central Park della Summer of Love ’60 (“Song of Solitude”), stupenda ballata di chitarra e “solfeggi” di archi che riporta alla luce il Roger McGuinn dei Byrds. Son sfida la dilatabilità dell’ascolto col suo doppio-sangue immaginario, portato a concreto in undici tracce di calibro e di qualità messe lì ad esaltare sfumature altamente convincenti che suggeriscono in noi la ferma ipotesi di un futuro di “sfondamento” prossimo. TRACKLIST: 1. Fanki 2. I Got U 3. Frances 4. Waste Your Time Again 5. Song Of Solitude 6. You Just Don’t Understand 7. Are We Gonna Shake Today 8. Things 9. Hey No Jack 10. Cowboy 11. Wasted Time Articolo di: Massimo Sannella Sul web: www.myspace.com/sonofmusic - www.sonmusic.it |