Un ritorno in grande stile quello sancito dall’ottavo album della cantautrice romana: la Musa a cui questo disco viene dedicato, simbolo di un’atavica e dirompente femminilità, sembra aver profuso ispirazione, energia, carisma ed impetuosità espressiva nelle melodie e nei testi di questo atteso lavoro discografico, confermando Marina Rei come una delle artiste più mature ed affascinanti del panorama italiano.
Genere: Pop-rock cantautorale Voto: 9/10 Ascolta anche: Carmen Consoli, Paolo Benvegnù Un’avventura ambiziosa e potenzialmente rischiosa quella che Marina ha affrontato lungo l’impervia genesi del suo nuovo album, l’ottavo della sua carriera artistica: interamente scritto e prodotto dalla cantautrice romana costituisce il risultato di un originale itinerario di ricerca sonora e poetica e tematicamente rappresenta una sorta di concept-album dedicato alle multiformi ed affascinanti sfaccettature dell’universo femminile, dalla sensibilità alla dolcezza, dalla sensualità all’aggressività, dal desiderio di riscatto alla volontà di indipendenza. Le donne protagoniste dei singoli brani assumono un ruolo ben preciso e determinante nella società, nella famiglia, nell’arte e nella storia, trasferendo un ideale di femminilità viscerale e primigenia sino ai giorni nostri; nello sviluppare questa tematica Marina ha tratto ispirazione da figure simboliche e rivoluzionarie come la pittrice messicana Frida Kahlo o la fotografa Tina Modotti ed analizzato l’energico, lacerante ed intenso componimento “Fast Speaking Woman” della poetessa americana Anne Waldman, frequentemente accostata alla corrente letteraria della Beat Generation. Dal punto di vista musicale Marina abbandona in questo lavoro le sonorità acustiche da lei privilegiate nell’ultimo periodo (sia nel recente album live “Al di là di questi anni” che nel tour “Di comune accordo” intrapreso assieme a Max Gazzè e Paola Turci) per ritornare ad un approccio maggiormente vigoroso ed elettrico, caratterizzato da una attenta ricerca di un ben preciso suono personale della batteria e delle percussioni, obiettivo egregiamente riuscito visto che i nuovi brani valorizzano alla perfezione la sua appassionata ed inarrestabile energia di musicista ed al contempo la sua raffinata ed elegante espressività di interprete. Allontanandosi anni luce dai successi pop radiofonici che all’incirca dieci anni fa avevano sancito la sua consacrazione commerciale, anche in questo album Marina Rei prosegue il suo percorso di spessore decisamente più complesso, cantautorale e maturo, con una scrupolosa attenzione nella scrittura dei testi, arrangiamenti curatissimi ed una capacità di comunicare emozioni e sentimenti che rende partecipe l’ascoltatore di un viaggio intimo alla scoperta di una sempre maggiore consapevolezza artistica ed esistenziale. Numerose le collaborazioni che impreziosiscono questo lavoro discografico: da Filippo Gatti che ha firmato assieme a Marina i due brani “Il rovescio della cura” (un rock aggressivo ed ironico per descrivere il rapporto conflittuale che alcuni uomini manifestano nei confronti del sesso e la sempre maggiore insicurezza che li contraddistingue nel rapporto con il presunto “sesso debole”, che invece acquisisce coraggio, autonomia ed audacia) e “Due mondi lontani” (struggente ballata che descrive il progressivo allontanamento tra due persone legate da un sentimento d’amore ma che non riescono più a comprendersi e si nascondono dietro maschere che finiscono inesorabilmente per rendere più profondo e lacerante questo distacco) , a Paolo Benvegnù di cui viene reinterpretato in maniera originale e vibrante il pezzo “Il mare verticale”, sino ad un’ospite d’eccezione, Carmen Consoli, che accompagna Marina alla chitarra acustica nell’ineffabile, avvolgente e delicato brano “Un volo senza fine” (che narra la sensazione spiazzante di trovarsi in un universo al quale ci si sente estranei ed il desiderio di fuggirne, intraprendendo un viaggio verso l’ignoto senza alcuna destinazione). Ma la presenza, o meglio l’ispirazione (assolutamente non troppo marcata né sgradevole, piuttosto la si potrebbe definire sorprendentemente affascinante), della cantantessa per antonomasia si percepisce in maniera distinta anche in svariati altri brani (nella struttura compositiva e nella interpretazione fornita), sintomo di una indubbia ammirazione artistica e di una comunanza di stile e intenzioni che ha portato le due cantautrici su un percorso artistico affine e di grande spessore. Il brano in cui tale influenza si percepisce in maniera più evidente è forse “Ci sarebbe ancora gloria”, una ballata rock di grande energia e ruvida espressività, per descrivere le dolorose incomprensioni che scaturiscono dall’evitare scontri e chiarimenti che condurrebbero invece ad un confronto più maturo e rasserenante, tematica dipanata in un brano che ricorda da vicino i più intensi episodi dell’era consoliana dello straordinario album “Mediamente Isterica”. L’apertura di questo prezioso lavoro discografico è affidata al singolo prescelto per il suo lancio radiofonico, la titletrack “Musa”: nell’originale contrapporsi delle strofe incalzantemente scandite dal ritmo della batteria all’inciso dal respiro maggiormente melodico, si eleva un inno a questa figura femminile archetipica, da un lato coraggiosa ed inarrestabile fonte di ispirazione e dall’altro imperscrutabile sorgente di inquietudine ed anelito alla crescita e alla perfezione artistica, simbolo di una femminilità primigenia, sensuale e potente. All’insegna del ritmo ed al contempo di una sorprendente sperimentazione sonora e lirica è il brano “Donna che parla in fretta”, ritratto della donna moderna in tutte le sue innumerevoli sfaccettature su un tappeto percussivo sempre più travolgente ed irresistibile, una sorta di mantra che raggiunge l’acme in un ritornello che lascia realmente il segno: il testo di questo pezzo scaturisce, come precedentemente accennato, da una personalissima rielaborazione del poema “Fast Speaking Woman” della poetessa americana Anne Waldman realizzata alcuni mesi fa dalla stessa Marina; significativo il fatto che la cantautrice romana abbia incluso in questa sua rivisitazione due versi da lei composti e dedicati al tema dell’infibulazione, piaga sociale contro la quale l’artista da lungo tempo si batte sostenendo la campagna “Non c’è Pace senza Giustizia”. Non mancano poi assolutamente brani maggiormente profondi, raccolti e delicati. Tra questi è assolutamente da menzionare “Sorrido”, sincero romanticismo e palpabile emozione racchiusi in una ballata da brividi sulla pelle, che ci auguriamo vivamente possa essere estratta come secondo singolo, vista la sua capacità di coniugare valore artistico e grandissime potenzialità commerciali. Cosa si prova rincontrando una persona che in passato ha rivestito un ruolo importante nel nostro cuore e da cui l’esistenza, per insondabili motivi, ha finito per allontanarci? Sono questi il turbamento e la sensazione dipinti nell’acquerello di straordinario fascino rappresentato da questa ballata. Sul versante nettamente opposto di un doloroso e struggente addio si colloca invece “Buona vita a te”, pezzo composto di getto subito prima di entrare in studio di registrazione, in cui Marina si rivolge al suo “principe senza regno e senza meta” e, con l’anima colma di disillusione e sconforto, si abbandona all’ineluttabile fine di un rapporto in cui aveva investito tutta la propria esistenza. Grande pezzo, a metà strada tra il disincanto e l’amarezza di un cuore spezzato e l’aggressività che scaturisce dal desiderio di riscatto. “Musa” è un album di capitale importanza per Marina Rei, uno scrigno che custodisce tutta l’arte, il talento e la genuina originalità creativa di una cantautrice di notevole spessore, alla quale il pubblico italiano, troppo facilmente smarrito dietro semplici motivetti radiofonici ed il proliferare di talent-show, dovrebbe dedicare molta più attenzione: questo disco, perfetta fusione di ricerca poetica, sperimentazione sonora e incontenibile urgenza espressiva, rappresenta un’ottima occasione per farlo, un occasione decisamente da non lasciarsi sfuggire. TRACKLIST 1. Musa 2. Ci sarebbe ancora gloria 3. Sorrido 4. Donna che parla in fretta 5. Il mare verticale 6. La tua sposa 7. Buona vita a te 8. Il rovescio della cura 9. Due mondi lontani 10. Un volo senza fine 11. Regina reginella Articolo di: Andrea Cova Grazie a: Marcella Chiummo, Ufficio Stampa OTR Live Sul web: www.myspace.com/lospaziodimarinarei - www.otrlive.it |
Commenti
Suggerisco, inoltre, di cogliere l'occasione di vedere Marian dal vivo. Sul palco riesce a trasmettere emozioni indescrivibili. Il live è senza dubbio la sua dimensione ottimale.
Infine, invito tutti sul forum e sulla pagina Facebook a lei dedicati
http://marinarei.forumfree.net/
http://www.facebook.com/home.php?ref=logo#/profile.php?id=1650585429&ref=nf
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