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Vincitori della prima edizione di X-Factor e dopo il debut album “ChiARAMente”, ecco che arriva per gli Aram Quartet la prova del nove, con un album completamente di inediti: “Il pericolo di essere liberi”. Molto pop, poca originalità. Il risultato, comunque, è strabiliante.
Genere: Pop Voto: 7.5/10 Ascolta anche: Le Vibrazioni Vincitori della prima edizione di X-Factor e dopo il debut album “ChiARAMente”, ecco che arriva per gli Aram Quartet la prova del nove, con un album completamente di inediti. I quattro ragazzi, Antonio Maggio, Raffaele Simone, Antonio Ancora e Michele Cortese (l’acronimo delle iniziali dei loro nomi forma il neologismo Aram) hanno lavorato con il produttore Lucio Fabbri (produttore artistico del disco) e con il paroliere Kaballà e il musicista Luca Chiaravalli (considerato di diritto il quinto Aram). “Il pericolo di essere liberi” è il loro nuovo disco dov’è chiara la matrice pop e dove il gruppo prova a rileggere in chiave moderna i fondamenti della musica d’autore italiana. A primo impatti, infatti, “Il pericolo di essere liberi” è un caleidoscopico lavoro dove la voce del quartetto è incastrata a perfezione con brani radiofonici, ballate agrodolci e ritmi che entrano subito nel cervello. Si parte subito con “Il pericolo è il mio mestiere”, primo singolo estratto e in rotazione radiofonica da aprile 2009. Il brano è un’accattivante perla pop con influenze brit e spicchi di chitarre che seguono la moda del momento. Subito si cambia direzione con l’intensa “Oggi voglio bene al mondo”: “Le lunghe notti prima degli esami/ Noi in una stanza e tutto il mondo fuori”. La caratteristica degli Aram è di non avere un’unica voce solista per tutti i brani, ma sono i quattro che si alternano, dando un taglio vocale diverso ad ogni canzone. Molto Keane è “Licenza per uccidere” ma a me vien da cantare “tu dimmi un cuore ce l’hai” di Marco Armani. Il brano, arioso, si sorregge sui cori degli Aram e sul pianoforte. L’arrembante “Il futuro non è più quello di una volta” (probabile secondo singolo) si muove su arie radiofoniche e su un testo ad impatto sociale: “Perché il futuro non è più quello di una volta ormai/ E’ prigioniero di questa vostra civiltà/ E consumiamo i sogni dentro la realtà…”. Dall’intro molto simile a “One” degli U2 (da qui la forte influenza internazionale degli Aram) è la ballatona “E’ già domenica”, dolce, zuccherata, concentrica. Ma basta un respiro per cambiare ancora direzione con “Rita non ha pietà”, gradevole brano che fa il verso ai primi Velvet (magnifici i coretti melange) su un testo al sapore di pesca e saffico: “Rita non ha pietà/ Coi ragazzi è distratta/ Ma è un’amante perfetta tra le braccia di lei”. “Come quando fuori piove” è uno dei miei brani preferiti, sebbene non abbia un briciolo di originalità. Pecca che si ritrova su tutto il disco. Niente di nuovo, niente che non sia stato già sentito. Ma forse chiedere l’originalità è chiedere troppo. Il brano “Come quando fuori piove” è un incrocio tra “L’ultimo bicchiere” di Nikki/Pezzali e “Vorrei avere il becco” di Povia. Si ammicca al ballo in “100 Favole fa”, mentre “Conto fino a tre” appartiene ai brani su di giri. Chiude la delicata “Lettera dal fronte”, dal testo toccante (testo che, tra l’altro, non troverete nel booklet: solo titoli ed immagini. Perché???). “Il pericolo di essere liberi” è davvero un buon album che fa rivalutare un gruppo forse ingiustamente oscurato sul nascere dalla stella Ferreri. Gli Aram hanno superato la prova: speriamo che il pubblico gli dia ragione. TRACKLIST 1. Il pericolo è il mio mestiere 2. Oggi voglio bene al mondo 3. Licenza per uccidere 4. L’amore tutto può 5. Il futuro non è più quello di una volta 6. E’ già domenica 7. Rita non ha pietà 8. Troppo bella per me 9. Come quando fuori piove 10. 100 favole fa 11. Conto fino a tre 12. Lettera dal fronte ARAM QUARTET sono: Antonio Maggio Raffaele Simone Antonio Ancora Michele Cortese Articolo di: Ilario Pisanu Grazie a: Maria Antonietta Mille, Ufficio Stampa SonyBMG Sul web: Official - MySpace - YouTube - Forum - Facebook |