|
Personaggio poliedrico, Eugenio Ripepi, che esordisce in una nuova avventura, quella musicale, con “La buccia del buio”, un lavoro delicato e denso altresì di contenuti.
Genere: Acustico, pop, cantautorale Voto: 6.2/10 Ascolta anche: Ivano Fossati, Edoardo Bennato, De Gregori Attore, regista, direttore artistico, docente universitario e infine anche cantautore. Poco più di trent’anni e un curriculum di tutto rispetto quello di Eugenio Ripepi, calabrese di nascita ma adottato da Imperia, città nella quale intraprende, nel 2002, la sua avventura da cantautore – professione analizzata con un pizzico di ironia nel brano “Il cantautore non è un mestiere”. “La buccia del buio”, primo lavoro di Ripepi, è una serie di sedici quadri, sedici scorci in chiaroscuro, ciascuno dei quali offre uno spaccato di vita semplice, fatta di disperazione, sì, ma vissuta con il sorriso di chi sente in sé una forte volontà di vivere, ribadita sempre e comunque. Passato e presente, eccezionalità e normalità, guerre militari e sociali, amori leggeri e sinceri, ingiustizia e infine adattamento; e una fitta serie di personaggi normali che abitano la nostra quotidianità, ognuno con le sue piccole grosse pre-occupazioni: il tutto visto con gli occhi del silenzioso viandante notturno, che osserva i suoi fratelli investiti dalla luce di una luna che con tutta probabilità sorride loro, pietosa e fraterna. Grossa attenzione è posta altresì alla lingua, che ricerca costantemente una propria poetica musicalità attraverso rime, assonanze, consonanze, allitterazioni (vd. “Pioggia a maggio in pomeriggio”) e una scansione metrica cucita addosso alla musica – quest’ultima, per altro, in netto contrasto con le tematiche buie, e sempre pronta a strizzare l’occhio all’(auto-)ironia; sempre pronta a ricordare la necessità di trovare un sorriso anche quando le cose proprio non vanno. Se non scambiamo questa necessità di ottimismo in gratuito buonismo – e non ci sentiamo di essere così impietosi – possiamo apprezzare senz’altro questo lavoro. L’unico punto debole, a mio avviso, è una tendenza alla ripetitività, che ben si nota nella seconda parte del disco, e che può affaticare non poco l’ascolto. Per me sarebbe stato più opportuno, forse, inserire anche nella parte finale brani rock come “Scomparso”, in grado di spezzare le sonorità pop e ridestare l’attenzione dell’ascoltatore. Un inizio interessante, insomma, per Eugenio Ripepi, che seppur con qualche inciampo qua e là, non fatica a farmi ben sperare per il suo futuro artistico. TRACKLIST 1. La luce scalza 2. Pioggia a Falluja 3. Scomparso 4. Trasparente 5. Quando i Tegolini erano quadrati (live in studio) 6. Pioggia a Maggio in pomeriggio 7. Un venditore di bonsai 8. Il cantautore non è un mestiere 9. Stanno già finendo i viveri 10. Scarpe di colla 11. Ti prego amore smettila 12. E nessuno 13. L’ultimo indirizzo del Salvatore 14. Il fiato scuro dell’asfalto 15. La pelle ammaccata del cielo 16. Fortuna bruna Articolo di: Cristian Ciccone Grazie a: Ufficio Stampa Parole & Dintorni Sul web: www.eugenioripepi.com - www.facebook.com/eugenio.ripepi |