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Anteprima. “Radical chic un cazzo” è il disco di esordio della cantautrice romana Ilenia Volpe che, dopo anni di gavetta nei locali della Capitale, sforna il suo primo album partorito dall’incontro in sala di registrazione con il produttore Giorgio Canali.
Genere: Indie rock Voto: 8.5/10 Ascolta anche: Il Teatro degli Orrori, Giorgio Canali & Rossofuoco Questo non è un album arrabbiato, è un album incazzato nero. Musica dura per tempi insaziabili, la potremmo definire, prendendo indegnamente a prestito parole altrui. “Radical chic un cazzo” è l’esordio discografico di Ilenia Volpe, una giovane cantautrice ormai conosciuta da anni nella foriera scena underground della Capitale. Il salto di qualità, però, è avvenuto grazie al fortuito incontro-scontro in sala di registrazione, al Chichoi Studio di Bassano del Grappa, con il lucidamente folle produttore Giorgio Canali. E si sa che quando due follie come le loro si incontrano, la deflagrazione che ne scaturisce può portare a risultati incredibili. L'esperienza di Canali e la contemporanea crescita di Ilenia ne hanno plasmato una nuova identità più marcatamente post-rock rispetto a quella che abbiamo imparato a conoscere nei suoi primi anni passati a girare per i locali di Roma (condividendo tra l’altro il palco con Ginevra Di Marco, Pitch, I ratti della Sabina, Gail Muldrow, Linea 77, Malfunk e duettando tra l’altro con Moltheni, giusto per gradire). Il disco si apre con il tripudio di chitarre e gli inseguimenti di tastiera de “Gli incubi di un tubetto di crema arancione”, ormai un suo classico, ma è il successivo singolo “La mia professoressa di italiano” che già fa capire chi comanda: un vero e proprio muro sonoro talmente potente da stordire le orecchie (probabilmente per questo dura solo 1:44). Il ritmo si placa con “Mondo indistruttibile”, una sublime ballad che non poteva che essere arrangiata a togliere (forse pure troppo: se mi si permette una nota a margine, a chi scrive mancano gli svolazzanti vocalizzi post-bridge). Il giro armonico e il timbro sono più ruvidi che ai vecchi tempi, ma nel complesso questo pezzo dimostra incontrovertibilmente che nell'animo della cantante romana non c'è solo rabbia ma anche profondità. Ovvero ciò che definisce un artista. Quindi si passa a “Indicazioni per il centro commerciale” (titolo frutto di un delirante sogno), un'altra pillola di bile che conserva i toni acidi con i quali era stata concepita. “Prendendo un caffè con Mozart” è un inedito, dal carattere inaspettatamente e piacevolmente più melodico (ma solo un po', a scanso di equivoci). Il pezzo successivo è la celeberrima “Direzioni diverse”, cover del Teatro degli Orrori (una delle band preferite da Ilenia, non per niente), in una versione dallo scarnissimo arrangiamento chitarra-voce che esplode sul finale in un urlo liberatorio che sovrasta perfino il manifestarsi della batteria. Si torna all'atmosfera della ballad con la commovente "La crocifinzione": la struttura è la stessa della traccia precedente, ma stavolta tutta farina del sacco della cantante, compreso il testo, di una drammaticità che prende alla gola. Inconfondibile, ormai quasi un suo marchio di fabbrica, è “Le nostre vergogne”, sgrezzata da Canali quel tanto che bastava a farla risplendere. “Il giorno della neve” è invece una traccia strumentale riflessiva, malinconica, sospesa, incorporea, d'altri tempi, addirittura al punto di sconfinare nel progressive di razza. Poi tocca a una seconda cover, “Fiction”, omaggio al Santo Niente già finita nella raccolta “Generazioni”, tributo alla band di Umberto Palazzo. Infine l’album si chiude con “Preghiera”, pezzo scritto a quattro mani con Steve Dal Col (chitarrista di Giorgio Canali & Rossofuoco, Frigidaire Tango, Radiofiera): un testo ispirato e un arrangiamento che sembra echeggiare la versione stridente di un canto religioso. E probabilmente lo è, almeno in quanto manifesto del suo personalissimo credo. Insomma, “Radical chic un cazzo” è un album di indie rock vero, autentico, senza compromessi: una specie che in Italia è talmente in via di estinzione da meritare di essere preservata a prescindere. Ma è più di questo: il fatto stesso che al giorno d’oggi una giovane meritevole, che viene dalla gavetta, sia riuscita soltanto con i suoi mezzi e i suoi sacrifici a stampare un album, infatti, è una vittoria della musica. E lo scrivo, senza retorica e senza presunzione, con la testa di uno che di dischi ne ha sentiti tanti nella sua vita. E non col cuore di chi a Ilenia vuole un bene dell'anima. TRACKLIST 1. Gli incubi di un tubetto di crema arancione 2. La mia professoressa di italiano 3. Mondo indistruttibile 4. Indicazioni per il centro commerciale 5. Prendendo un caffè con Mozart 6. Direzioni diverse 7. La crocifinzione 8. Le nostre vergogne 9. Il giorno della neve 10. Fiction 11. Preghiera Articolo di: Fabrizio Corgnati |