|
“Com’è bella la mia gioventù” degli Onirica è pieno di grazia e bellezza e non nasconde cordoglio e ceneri. Le loro canzoni sono ritratti. Un disco di cronache dolorose, di rapporti interrotti.
E’ l’inverno 2011, sotto i cieli freddi di un paese malandato e stanco, di un mondo tormentato. Sulla scrivania disordinata, giace un disco che sembra piccolo e fragile, sarà forse per lo sguardo sperduto dei due ragazzi all’in piedi, in una cinquecento, in copertina. “Tutte le cose piene di grazia e bellezza che ci portiamo nel cuore hanno un’origine comune nel dolore. Nascono dal cordoglio e dalle ceneri”, scrive Cormac McCarthy ne “La strada”, (Einaudi 2007). Il lavoro degli Onirica è pieno di grazia e bellezza e non nasconde cordoglio e ceneri. Le loro canzoni sono ritratti, ed ecco un carillon dove si alternano Pino Pelosi, un bambino che potrebbe essere il figlio di Roberto Calvi, qualcuno che corre in lucide amare consapevolezze sfidando il freddo e come ben si sa i runner difficilmente trovano qualcosa che li possa difendere da temperature sotto lo zero e a causa dello sforzo, la circolazione periferica diminuisce e le mani ghiacciano. Le mani di chi scrive, suona ed arrangia questo disco sono ghiacciate da un sussurro gelido di sere autunnali, da un sospiro di freddo nella schiena, da un paesaggio di un lago avvolto nella nebbia di Novembre e il risultato non può che essere un puzzle di trame sonore fluide e penetranti. “Come è bella la mia gioventù” degli Onirica, dove non si è mai lontani abbastanza per ritrovarsi, o per non farsi del male, dove i legami anche quando vanno al di là del contatto fisico, riescono a percorrere strade tortuose ed invisibili, e raggiungono cuore e testa. Un disco di cronache dolorose, di rapporti interrotti. E viene da sorridere perché la somma di tante carezze, ci hanno insegnato è un’abrasione, ed ecco bicchieri pieni fino all’orlo di tristezza, lunghe notti in cui non si riesce a dormire in cui fa male la testa, fa male la bocca,fanno male gli occhi, fanno male le mani, fanno male cose che non hanno nome. Le canzoni sono tutte nitide e riuscite tra sobrietà nostalgica, post-rock e slowcore, un disco d’esordio lo definiscono, sembra qualcosa di più. TRACKLIST: 1. Il grande freddo dell’autunno 2005 2. La guerra 3. Macchine 4. Pupille 5. Giulia GT 6. Pied-Noir! 7. La preghiera del Presidente 8. Una coppia 9. Canzone per papà 10. La guerra è finita da vent’anni ONIRICA sono: Nicola D’Auria (voce, chitarra) Simone Morabito (basso, cori) Antonio Sorrentino (chitarra, cori) Luigi Marrone (batteria) Articolo di: Marta Palazzo Sul web: www.vienimiacercare.it |