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ANNO MUNDI - Cloyster Graveyard In The Snow (Autoproduzione, 2011) Stampa E-mail
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Recensioni Cd/Promo/Demo
Scritto da Claudio de Majo   
Sabato 14 Gennaio 2012 00:00

ANNO MUNDI - Cloyster Graveyard In The Snow“Cloyster Graveyard In The Snow” è il titolo del primo progetto musicale, e speriamo non l’ultimo, del duo Romano “Anno Mundi”. L’lp, presenta una innovativa, geniale ed ossimorica novità: il recupero del vecchio sound heavey-rock alla Black Sabbath, unito a innovazione e sperimentazione. Geniale! 

 

 

 

Genere: Heavy/ Progressive Rock, Metal

Voto: 8.5/10

Ascolta anche: Black Sabbath

 

Ogni band che si rispetti scrive e determina la sua storia immediata e futura con i suoi primi progetti. Attraverso le opere prime, spesso grezze e più imponderate, ci si rende subito conto di quali siano i contenuti e le potenzialità del complesso. In sintesi se una band agli albori mostra convinzione e contenuti, una successiva presa di consapevolezza con conseguente consolidazione di stile significa, solitamente, battesimo finale.  Premesso ciò, il sentore che si ha ascoltando questo innovativo, quanto retrospettivo disco degli Anno Mundi nega completamente quanto detto finora.

Questa opera prima del duo capitolino, Alessio Secondini Morelli (chitarra, percussioni, voce) e Gianluca Livi (batteria, percussioni, noise e almeno in un brano, anche chitarra acustica e basso), sembra infatti il progetto musicale di una band già avviata e frutto di un almeno decennale esperienza e sperimentazione di sound. E non è soltanto per il consolidato stile vintage, un heavy rock alla Black Sabbath primo periodo, che costituisce il terreno già arato, ma apparentemente ancora fertile, su cui sono poste le basi dell’album. Non solo; questo progetto musicale mescola consapevolmente le influenze, più “sabbatthiane”, fatte di sfumature cimiteriali ed esoteriche con una concezione ed un modo di fare musica, dal progressive rock, fino al pionieristico doom metal, ottenendo risultati davvero impensabili e pazzeschi. Il nuovo ed il vecchio in questo innovativo album infatti non collidono, né stonano minimamente nell’idea complessiva, né tantomeno da un punto di vista prettamente musicale. Tutt’altro: entrambi gli elementi si  fondono in un armonioso tutt’uno, divenendo imprescindibili l’uno dall’altro, motivo fondante dell’album.

LP che su ammissione della band non verrà distribuito nei negozi, ma solamente messo in vendita su ebay, riflette in tutto e per tutto, la volontà di recupero delle topiche tipicamente sabbatthiane, a partire dal senso estetico della copertina dell’album. Su di essa è infatti rappresentato un raffinato dipinto dell’artista tedesco Caspar David Friedrich, andato distrutto durante i bombardamenti di Berlino della seconda guerra mondiale. L’immagine in questione raffigura con tinte fosche ed inquietanti, un antico cimitero di campagna accanto alle rovine di una chiesa gotica, il tutto avvolto in una fitta nebbia. Scenario cupo e misterioso, plauso alle sinistre musiche dei maestri inglesi, vero e proprio tuffo nel mondo infernale dalle atmosfere inquietanti e gotiche così ben descritto già in precedenza dalla band di Birmingham, portato a livelli ancor più pionieristici ed inquietanti grazie ad un uso più moderno ed avanguardistico della musica.

Altrettanto particolare, a questo proposito, è la scelta delle modalità di registrazione, avvenute nei “Three Fates Studios”, di proprietà della band degli Ezra Winston, famoso per le sue modalità di incisione quasi completamente in analogico, con un uso ridotto del computer, in modo da ricreare completamente quel suono grezzo e vintage anni ’70, fatto da granitiche schitarrate alla Tony Iommi e dal tetro e profondo basso di Geezer Butler. Il tutto sotto la pionieristica supervisione dell’amico musicista e fonico Paolo Lucini (già in forza agli Ezra Winston), vero e proprio George Martin della band. Oltre a contribuire musicalmente in “Tardis” e “Cloister Graveyard In The Snow”, il polistrumentista  si è occupato del mixaggio e di alcuni arrangiamenti del cd, contribuendo alla straordinaria ricercatezza e inusualità del sound dell’album.    

Ed è all’insegna di quanto detto finora che si presenta la prima facciata dell’lp, con pezzi come “Scarlet Queen”, che, dopo un incipit dalle tinte bucoliche, affonda nell’heavey più puro, con potenti e taglienti riff trascinati e ritmati in puro stile Sabbath. Da questo si passa a “Shining Darkness”, pezzo di gran lunga più interessante e complesso, con un’anima molto più moderna e doom, confermato anche dalla lunghezza di quasi otto minuti. Segue, “Dwarf Planet”, terzo ed ultimo brano della prima facciata dell’lp, vero e proprio tributo ai Sabbath, il cui primo verso coincide integralmente con quello iniziale dell’omonima canzone della Band inglese. L’intero brano è cantato  ricreando immagini spettrali e desertiche, portate a livelli di espressione nuovi ed estremamente innovativi, anche grazie al sassofono di Alessandro Papotto (Banco del Mutuo Soccorso/ Periferia del Mondo).   

La seconda facciata dell’lp comincia ancor di più all’insegna della sperimentazione e della follia espressiva. Il primo brano, “Gallifreyan’s Suite”, è una vera e propria maxitraccia, divisa in tre minibrani, “Access To The 4th Dimension”, dalle spiccate tinte progressive; “Tardis”, intermezzo strumentale e semi-campionato al limite dello psichedelico inquietante; fino a “Timelord”, parte più lunga in assoluto dal sound nuovamente più aspro e sabbatthiano. Segue, come secondo pezzo, “Cloister Graveyard In The Snow”, breve e tetro intermezzo eseguito ancora una volta con la partecipazione delle tastiere e degli effetti di Paolo Lucini. Chiude la seconda facciata dell’lp e l’album in generale l’acceso e graffiante ultimo pezzo “God Of The Sun”, sintesi finale e specchio dell’innovativo e sperimentale sound della band. Questo brano, seppur confermando l’anima sabbatthiana della band, si lascia andare ad interessanti variazioni ed originali arrangiamenti, forgiandosi, inoltre, del contributo vocale di Andrea Ciccomartino (Graal).

Un progetto dunque ambizioso, ma estremamente ben riuscito. Un album che, seppur percorrendo il “main-stream” dell’heavy inglese, riesce a sviluppare i propri contenuti in modo del tutto originale ed innovativo, senza mai stonare allo stesso tempo con le sue ispirazioni principi, non mostrandosi mai antiquato o poco originale.

Decisamente da ascoltare e tutto d’un fiato.

 

 

TRACKLIST

Disc 1

1. Scarlet Queen     

2. The Shining Darkness

3. Dwarf Planet

 

Disc 2

1. Gallifreyan’s Suite:

- Access To The 4th Dimension

- Tardis

- Timelord

2. Cloister Graveyard In The Snow

3. God Of The Sun

 

ANNO MUNDI sono:

Alessio Secondini Morelli: chitarra, percussioni, voce

Gianluca Livi: batteria, percussioni, chitarra acustica, basso, noise

Con:

Federico Magagnini: voce

Luca Jason Serafini: voce

Luigi Ranieri: basso, chitarra

Fabio Breccia: basso

Guests:

Andrea Ciccomartino (Graal): voce in “God Of Sun”

Alessandro Papotto (Banco del Mutuo Soccorso/ Periferia del Mondo): Sax tenore in “Dwarf Planet”

Paolo Lucini (Ezra Winston): tatiere, noise, loop in “Tardis” e sempre tastiere e flauto in “Cloister Graveyard In The Snow”

Michele Raspanti (Gaal): basso in “Scarlet Queen” e “Dwarf Planet”

Manuela Tiberi (Rondò Veneziano): Flauto

 

Articolo di: Claudio de Majo

Grazie a: Anno Mundi

Sul web: MySpace - http://www.reverbnation.com/annomundi - Facebook

 

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