Dal 7 al 19 maggio. Trentatré anni dopo il pluripremiato film omonimo, uno dei più grandi capolavori della lunga carriera del regista Pupi Avati, il cult "Regalo di Natale" torna, stavolta a teatro, al Quirino di Roma.

Dal 7 al 26 maggio è in scena al Teatro Filodrammatici di Milano “Appiccicati - un musical diverso” di Ferran González, Alícia Serrat e Joan Miquel Pérez, con la regia di Bruno Fornasari: l’escamotage del teatro nel teatro, per due ore spassose accompagnate da un testo spiritoso, irriverente e originale, con un finale tenero e un gran ritmo. Regia puntuale e interpreti brillanti, con una scena fissa che non annoia e si traveste con suggestioni da ombre cinesi che ammiccano all’idea del film di animazione.

Dal 3 al 12 maggio. Dopo il grande successo di "Epos: Iliade, Odissea, Eneide" ai Mercati di Traiano, Vincenzo Zingaro torna ad occuparsi dell'epica, questa volta quella cavalleresca del '500, mettendo in scena l' "Orlando Furioso" ariostesco al Teatro Arcobaleno.

Dal 30 aprile al 19 maggio. In finale di stagione, il Teatro Sette ospita un bellissimo lavoro ambientato a Roma, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, all’alba dell’arrivo degli americani. In scena, la validissima coppia composta da Massimo Wertmuller e Rodolfo Laganà. La regia è di Stefano Reali.

Commedia agrodolce sulla fine dell’amore e l’inizio di un’altra storia: la difficoltà di lasciarsi, la facilità di incontrarsi, forse eccessiva. Un male universale che il mondo contemporaneo ha esasperato. La coppia nel lungo periodo sembra non funzionare ma nessuno vuole stare solo e così, tra equivoci e sotterfugi, si diventa prigionieri dell’altro e di se stessi. Il Teatro Filodrammatici, senza perdere il suo stile, il gusto per il linguaggio a volte un po’ troppo diretto e per la fotografia della società che ci circonda, sceglie questa volta, in modo insolito, un po’ di intrattenimento con “Senza glutine” di Giuseppe Tantillo, prodotto dall’Argot di Roma.

“Il senso della vita di Emma” è uno spettacolo ricco e complesso, con testo e regia di Fausto Paravidino, con la sua stessa presenza in scena; difficile da definire, in bilico tra commedia e tragedia, sulla difficoltà del vivere, la sua evoluzione imprevedibile e sorprendente che denuncia come l’amore non basti. Il senso è l’accettazione non passiva della vita che, verrebbe da dire con il protagonista de “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo, “non è né bella né brutta ma originale”. Grande interpretazione corale, forse un po’ sopra le righe e sovreccitata nella prima parte. Interessanti la scenografia e l’utilizzo dell’arte come metafora della vita, dell’arte contemporanea come sovvertimento del senso.

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