Una maratona inarrestabile ed implacabile, una prova di resistenza fratricida attraverso la quale centinaia di disperati tentano di procacciarsi un barlume di speranza sotto accecanti riflettori: infinite giornate di ininterrotto ballo in coppia, passioni e rivalità che si intrecciano, il miraggio di un fantomatico premio in denaro o di un produttore cinematografico che li sottragga alla squallida routine delle loro esistenze; il tutto orchestrato da un istrionico organizzatore-presentatore con tante parole per imbonire ma ben pochi scrupoli ad ingentilire la coscienza. Dopo il luminosissimo successo di “Le Bal”, Giancarlo Fares torna a scrutare l’universo del ballo da una prospettiva curiosa ed originale, curando adattamento e regia di “Non si uccidono così anche i cavalli?”, tratto dal romanzo omonimo dell’americano Horace McCoy del 1935, divenuto celebre anche grazie alla trasposizione cinematografica di Sidney Pollack del 1969 con Jane Fonda. Protagonisti di questo adattamento teatrale sono Giuseppe Zeno, Silvia Salemi ed un compagine di tredici talentuosi giovani interpreti, pronti a contendersi la ribalta senza esclusione di colpi, sulle trascinanti note electroswing di Piji e della sua band.

Odore di legno, di farina, di campo, di fieno e di cavalli, si respira sotto il cielo stellato del villaggio dove prende vita “Coltelli nelle galline”, il nuovo spettacolo di Andrée Ruth Shammah, tratto dal testo del pluripremiato autore scozzese David Harrower, con i bravi Eva Riccobono, Maurizio Donanoni e Pietro Micci. Presentato al Napoli Teatro Festival e al Festival Dei 2Mondi di Spoleto, oggi è in scena al Teatro Franco Parenti fino al 20 ottobre.

Dal 1 al 3 ottobre il Teatro Menotti ha ospitato “66/67”, un concerto di Alessio Boni e Omar Pedrini, con Larry Mancini (voce e basso), Carlo Poddighe (voce, chitarra e tastiere) e Stefano Malchiodi (batteria), su testi di Alessio Boni e Nina Verdelli. Il progetto musicale, nato dall’unione artistica tra Alessio Boni e Omar Pedrini, apre la stagione 2019/2020 del teatro milanese, salvato dal rischio chiusura e recentemente ristrutturato, che conferma la sua vocazione di radicamento territoriale anche grazie a una riuscita iniziativa di crowdfunding. Un susseguirsi in scena di musica, visual, recitato e cantato per coinvolgere il pubblico, con lo scopo di trasmettere la poeticità dei testi, resi poi canzoni grazie alla musica. Brani potenti ed emozionanti della storia della musica, letti e cantati in lingua inglese, che dagli anni ‘60 ad oggi hanno composto la colonna sonora della vita di tanti: John Lennon, Lou Reed, Pink Floyd, Simon & Garfunkel, David Bowie, Bob Marley ed altri ancora. Un teatro-canzone capace di tracciare un excursus su 40 anni di musica che hanno incantato una generazione, dal 1963 al 2003: storia di un’amicizia e di tante emozioni.

Teatro danza, uno spettacolo quello di Monica Maimone - sua l’ideazione e la regia - di grande delicatezza, raffinato, una sorta di fiaba per immagini che trasforma in immagini i versi dei poeti: una sorta di racconto ancestrale, una cosmogonia archetipica, protagonista indiscussa l’acqua che gioca con gli altri elementi, terra, aria e fuoco. Macchine sceniche che si muovono sull’acqua del lago come per incanto, lanterne giganti, un pianoforte bianco: l’azione scenica mimica si snoda sul sottofondo della voce narrante poetica. Uno spettacolo originale che incanta ed emoziona anche per la sua semplicità.

“Per un’ora d’amore non so cosa farei”, cantavano i Matia Bazar, figurarsi per otto ore consecutive di amore, rincorso, recriminato, deluso, tradito, frustrato e infine ritrovato alla fine di una lunga notte insonne sul sentiero irto e pericoloso di un matrimonio naufragato nella noia e nelle aspettative puntualmente disattese. Sono questi gli ingredienti di “Ore d’amore”, il nuovo spettacolo di Rosario Lisma, diretto e interpretato da Nicola Stravalaci e Debora Zuin.

Erectus - TeatroLaCucina, Olinda (Milano)

Scritto da Domenica, 01 Settembre 2019

È una danza vivace che infonde freschezza e che sembra nutrirsi di una calviniana leggerezza quella di “Erectus” di Abbondanza/Bertoni, seconda parte del progetto “Poiesis”, dopo “La morte e la fanciulla”.

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