Dal 4 all’8 Giugno 2008 al Teatro Villa Flora (Abraxa Teatro), Roma. Una messa in scena ridotta ma importante (si parla di ben 75 personaggi) per uno spettacolo che stanca un po’ nei tratti finali ma che trattiene tutta la magia dell’originale.

La parola “mafia” è la musa ispiratrice di tutto lo spettacolo portato in scena dalla Compagnia “Anticamera dal Vento”. La parola “mafia”, che da sussurro diviene grido: di dolore e morte. E chi non ha paura di morire, muore una volta sola.

La Divina Commedia - L’opera

Scritto da Mercoledì, 07 Maggio 2008

Palasharp – Milano, da sabato 19 aprile al 18 maggio 2008. Un musical maestoso che spazia dal rock al blues, al pop più melodico con intermezzi di canti gregoriani, in cui avverte chiaramente l’impronta di monsignor Marco Frisina, maestro direttore della Cappella Musicale Laternanese a Roma, autore delle musiche.

Piccolo Teatro Campo d’Arte, Roma. Dall’1 al 6 aprile 2008. Ad un’apertura, che fa quasi da prologo, fatta di prostitute, popolani, “immonnezzari” e stornelli romani, segue lo sperimentalismo di un Otello scespiriano dove Il moro di Venezia, diventa il moro della Garbatella.

 

 

 

Piccolo teatro “Campo d’Arte”,

Via dei Cappellari, 93 – Roma

Dall’1 al 6 aprile 2008

 

Testo: Pier Paolo Pasolini

Musica: Domenico Modugno – Pier Paolo Pasolini

Scenografia E Costumi: Fabio Alecci

Luci E Suono: Gemma Nucci

Chitarra: Nicola Stufano

Regia: Vera Stufano  

   

Interpreti

Andrea Bellocchio

Stefano Gusmaroli

Federica Nesteri

Gianluca Esposito

Paola Tarantino

Giò Di Colore

Diego Tomaselli

Gianpaolo Lo Prete

 

Pasolini è stato un artista a tutto tondo, ha spaziato dal cinema, alla letteratura, al teatro, alla poesia. E in questi frangenti si è dimostrato spesso uno sperimentatore, qualcuno che cercava di guardare più in là, di spingersi sempre oltre.

Artista di adozione romana, ha spesso cantato l’anima della città eterna, divenendo ad oggi, uno dei massimi rappresentanti (e rappresentati) dei borghi, delle chiesette, degli stornelli, dei quartieri popolari, di tutto ciò che di Roma, ne è il midollo.

“Pasolini, Roma e… le nuvole” vuole essere un omaggio dei talentuosi e coraggiosi ragazzi del piccolo teatro “Campo d’Arte” situato nel centralissimo Campo de’ Fiori, in fondo, sottoterra, quasi nelle viscere della città, un po’ come questo spettacolo, al grande poeta bolognese.

Ad un’apertura, che fa quasi da prologo, fatta di prostitute, popolani, “immonnezzari”, stornelli romani, che in qualche modo ci introduce al linguaggio che si vuole parlare, all’ambientazione piccola e precisa di quella Roma lì, segue lo sperimentalismo di un Otello scespiriano dove Il moro di Venezia, diventa il moro della Garbatella, Iago è verde (in tutti i sensi) di invidia e Desdemona, come qualcuno ha commentato… finalmente la dà.

Senza svelare un finale sicuramente fuori dagli schemi (non sarebbe pasoliniano altrimenti), lo spettacolo diretto da Vera Stufano si rivela subito un qualcosa di originale e ben allestito.

Sul palco si alternano facce conosciute della compagnia a volti nuovi, tutti di formazione sicura e professionale. Tra gli altri si distinguono Andrea Bellocchio, che fa della sua voce, magnetica e suadente, uno degli strumenti di forza delle sue sempre convincenti interpretazioni. Il suo Iago è un corvo sulla spalla di Otello, è voce sussurrata nelle orecchie, è genialità avariata della sua cattiveria profonda.

Questo spettacolo è un tributo a Pasolini ma è soprattutto un occasione di vedere del buon teatro in una delle strutture più caratteristica fra i teatri della capitale.

 

 

 

Recensione di: Mario Fazio

Sul web: www.campodarte.com - MySpace

Teatro dell’Orologio, Roma. Dall’1 al 6 Aprile 2008. Gil e Alfry sono una coppia quasi avveniristica, perché non sono sposati ma sono andati a “pacsarsi” in Spagna. Li distingue l’appartenenza al “club dei castomaniaci” che hanno fatto dell’astinenza sessuale il proprio motto.

 

 

 

 

Di Daniela Ariano,

Con Giulia Carla De Carlo, Alessandra Ingami, Marcello Appignani e Gianluca Jacquier

Musiche Originali di Marcello Appignani.

Teatro dell’Orologio (Sala Artaud) - Roma

Dal 1 al 6 Aprile 2008

In scena al teatro Orologio di Roma, “Coppie in divieto di sesso” è una commedia fresca e originale che si propone di mettere in gioco gli stilemi classici di una commedia leggera però con un una spruzzata di riflessività che non guasta mai.

Gil e Alfry sono una coppia moderna… molto moderna. Potremmo dire quasi avveniristica perché non sono sposati ma sono andati a “pacsarsi” in Spagna. Ma a parte il fatto di essere legati da un vincolo così “in avanti”, li distingue l’appartenenza al “club dei castomaniaci” che, come si intuisce dal nome, hanno fatto dell’astinenza sessuale il proprio motto.

A questo mettiamoci l’amica del cuore di lui, Astrid, segretamente innamorata da tempo. E il fantasma dell’ex di Gil, Damiel, che arriva nei sogni della vecchia compagna a tormentarla con proposte sessuali finalizzate ad una sana polluzione notturna.

Una famiglia di esauriti? Forse. Ma anche il ritratto, neanche troppo velato, di paure e incomprensioni dei nostri tempi, della mancanza di dialogo, dello spauracchio del sesso ancora panacea di tutti i mali.

Gli equilibri sono precari, tutti sperano in qualcos’altro, ma la paura di perdere ciò che si ha non da il coraggio di cambiare. Allora Alfry la chiama “pacserottina”, lei gli rinfaccia ogni due minuti le mirabilie sessuali del suo ex, lui fugge al primo cenno di seduzione, lei se la prende col suo orsacchiotto mentre due lesbiche al piano di sotto ci danno dentro su un materasso cigolante. Non resta che ammutolirsi, torturarsi dentro, tapparsi le orecchie e volare via… se si potesse.

Il testo di Daniela Ariano, anche regista, si dipana piano piano, con continui colpi di scena in una regia che trova la riuscita migliore nelle parti più divertenti del testo mentre in quelle più “impegnate” mostra un po’ il fianco ad un generale abbassamento del ritmo.

Gli attori si impegnano molto, tutti piuttosto caratterizzati, in modo particolare le due protagoniste femminili, abbastanza sopra le righe.

“Coppie in divieto di sesso” è una commedia agro-dolce che cavalca sapientemente il periodo di ambiguità che ci troviamo a vivere. Un testo riuscito forse a metà, ma che non mancherà di divertire il pubblico.

Teatro Dell’Orologio (Sala Grande), Roma. Dal 26 Marzo al 13 Aprile 2008. La verità è come un cane che dorme, bisogna stare attenti a svegliarlo. Una verità scomoda, sporca e pericolosa racchiusa in una bella scatola da fumo, che aperta comincia a suonare. Una scatola che a sua volta racchiude i protagonisti della vicenda in una scena di specchi scuri e distorti, come un riflesso che può essere interpretato a piacere e che quindi non può essere una verità assoluta.

 

 

 

 

Di John Boynton Priestley

traduzione di Maddalena Fallucchi e Maria Teresa Petruzzi

TEATRO DELL’OROLOGIO – SALA GRANDE

via dei Filippini 17 - Roma

Dal 26 Marzo al 13 Aprile 2008

 

Regia di Maddalena Fallucchi

Con Cinzia Villari, Laura Colombo, Patrizia Barbieri, Alessandra Fallucchi, Massimiliano Mecca, Giovanni Carta, Roberto Baldassari.

 

Torna in scena ad un anno di distanza “Svolta Pericolosa”, con lo stesso precedente allestimento sempre a cura di Maddalena Fallucchi. Compagnia quasi completamente riconfermata per questo testo sottile e tagliente. Una commedia agrodolce, quasi un noir, che non mancherà di sorprendere lo spettatore.

“La verità è come un cane che dorme, bisogna stare attenti a svegliarlo. La verità è qualcosa di così profondo che non si può raggiungere così. Non è civile”.

Questa battuta meglio di altre riesce a racchiudere felicemente il concetto principale che è alla base di “Svolta Pericolosa”, di J.B. Priestley in scena al Teatro Due di Roma.

Una verità scomoda, sporca e pericolosa racchiusa in una bella scatola da fumo, che aperta comincia a suonare. Una scatola che a sua volta racchiude i protagonisti della vicenda in una scena di specchi scuri e distorti come un riflesso che può essere interpretato a piacere e che quindi non può essere una verità assoluta.

Il tema della famiglia apparentemente perfetta e solidale, pulita e onesta, ma nelle viscere corrotta e falsa, ipocrita e fragile è un tema caro al teatro moderno. E il testo di Priestley va ad inserirsi in quel filone di commedia giallo-thriller che ritrova in altri esponenti più famosi come “otto donne e un mistero” di Robert Thomas, tematiche e svolgimento narrativo simile.

Anche qui il protagonista assoluto, Martin, è morto.

Si è suicidato, così pare. Il suo nome, appena pronunciato va ad incrinare una bella serata tra amici e parenti, fatta di grasse risate su barzellette sconce per i maschi e frizzanti pettegolezzi per le donne. Il suo nome, crea il silenzio, il non detto emerge forte e violento, la verità rompe qualsiasi equilibrio creato fino a quel momento.

Tutti i protagonisti nascondono qualcosa, nessuno si salva dalla verità. Lo stesso Martin, da vittima diventa carnefice, attraverso i riferimenti di tutti i personaggi che finalmente trovano la strada per esprimere le proprie frustrazioni, ire e umiliazioni.

Alla fine però al pubblico viene data la possibilità di decidere quale verità scegliere, se quella rigorosa degli eventi o quella più comoda e confortante del lasciare gli equilibri come sono: “credo che se avessimo continuato a fingere, forse avremmo potuto essere felici a insieme. Succede, a volte.” suggerisce uno dei protagonisti.

La messi in scena della commedia è molto piacevole e ben fatta. I movimenti degli attori, quasi tutti sempre sul palco, anche quando dovrebbero essere fuori scena, sono sempre puliti e attinenti ai personaggi. Tra gli altri da segnalare l’interpretazione di Cinzia Villari nel ruolo di Freda e Giovanni Carta in quello di Gordon.

La regia di Maddalena Fallucchi è forte e molto femminile, come ben si confà ad una testo di questo tipo: è bello osservare le reazioni anche minime degli attori, sottolineare quello sguardo di traverso o l’inclinazione della voce in quella battuta. Niente è lasciato al caso in questa regia e il testo si dimostra adattissimo ad un allestimento attento ai particolari. Un testo interessante per quanto riguarda l’introspezione psicologia dei caratteri ma piuttosto surreale sul versante della trama ed eventi.

Sebbene ancora uno spettacolo bello e interessante, questa nuova edizione perde un po’ di forza scenica rispetto alla precedente messa in scena forse a causa di uno spazio scenico, quello dell’Orologio di Roma, troppo a contatto con il pubblico.

E’ un testo intimista, è vero, ma soprattutto i personaggi sono quasi completamente sopra le righe, bigotti, e snob e poco si adattano loro a stare in mezzo ad un pubblico.

“Svolta Pericolosa” è un piccolo gioiellino, interpretato molto bene e con una regia ben curata. Da non perdere per gli appassionati di gialli e thriller ma anche per tutti coloro, pirandelliani in testa, che ricercano sempre le una, dieci, centomila facce della verità.

 

 

 

 

 

Articolo di: Mario Fazio

Sul web: www.teatrodellorologio.it

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