Serata unica, nello spazio Caffè, per la regia e interpretazione sia recitativa, sia canora di Monica Menchi, accompagnata da una voce jazz, pianoforte e accordéon per raccontare la vita e il sentire della “regina” della canzone francese Edith Piaf, un’esistenza a braccetto con la morte e piena di ferite. Lettura scenica che, passo passo, in modo un po’ didascalico, ci accompagna a ripercorrerne la biografia. Nella parte finale la voce della seconda interprete, Antonella Grumelli, che sceglie la non imitazione, e la capacità mimica anche nella voce della protagonista, rendono lo spettacolo più appassionato.

Il viaggio di SaltinAria alla XVI edizione del Kilowatt Festival si conclude con il racconto di tre spettacoli andati in scena venerdì 20 luglio: “Prof!” di Jean-Pierre Dopagne con la regia di Alberto Giusta, “Il bambino dalle orecchie grandi” di Teatrodilina e “Nessuna pietà per l'arbitro” della compagnia Mamimò.

Il reportage di SaltinAria dalla XVI edizione del Kilowatt Festival prosegue con tre spettacoli andati in scena giovedì 19 luglio: “Come va a pezzi il tempo” di Progetto Demoni, “Dove tutto è stato preso” di Bartolini/Baronio ed “Heretico” della compagnia Leviedelfool.

Il nostro reportage della XVI edizione del Kilowatt Festival ha inizio con tre spettacoli andati in scena mercoledì 18 luglio: “Il desiderio segreto dei fossili” di Maniaci D’Amore, “Almost dead. 46 ore di felicità” dell’associazione Mitmacher ed infine “Beast without beauty” della compagnia C&C.

Il Kilowatt Festival, ideato e organizzato da Luca Ricci e dalla sua Capotrave, da sedici anni ormai anima le estati di Sansepolcro. Il vero scarto e scatto si ebbe però dodici anni fa, quando una felice intuizione della direzione artistica decise di affidare una parte della programmazione alla decisione collegiale di un gruppo di Visionari, (video)spettatori non professionisti, di età variabile e provenienza disomogenea. Chiamati per questa edizione a selezionare 9 spettacoli, nei lunghi mesi invernali questi 37 "giurati popolari" hanno visionato complessivamente oltre 400 proposte (di fatto, ciascuno di loro arriva a vedere, nel corso delle varie fasi di selezione, circa un'ottantina di lavori, tra cui sempre e comunque quella trentina circa della shortlist dei finalisti), portando avanti le opere che maggiormente hanno colpito il loro immaginario. Con questo piccolo reportage ci proponiamo di discutere diffusamente di 7 di questi spettacoli, più altri due, facenti parte del resto della programmazione del festival.

La danzatrice e performer Simone Augtherlony, che vive tra Zurigo e Berlino, presenta per la prima volta in Italia il suo “Everything fits in the room” (2017), ideato con la collega Jen Rosenblit, a sua volta divisa tra Berlino e New York. In una performance che ha luogo in un Teatro alle Tese privato degli spalti, tutto avviene al di qua e al di là di un muro bianco di mattoni: gesti quotidiani solitamente compiuti tra le mura domestiche prendono vita invece al ritmo di musica elettronica in quello che potrebbe essere un locale notturno berlinese.

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