Nello scenario suggestivo con vista mozzafiato di Villa La Pietra, è di scena la XII edizione di “The writers’ season, la stagione degli scrittori”, che ha debuttato il 22 giugno con “Romeo and Juliet”, performance teatrale realizzata dalla Continuum Company, sotto la direzione di Jim Calder. La tragedia di Shakespeare è riletta al femminile in un continuo cambio di ruoli che le tre interpreti sostengono efficacemente: una visione nuova dell’eterno conflitto amoroso, tra leggi dello Stato e del cuore, una sorta di “Antigone” della coppia. Protagoniste l’ironia e la scelta originale di unire il recitato con canti armonizzati, inserimenti di canzoni e canzonette note, uno sguardo al musical. Interpretazione di grande profilo, recitato in inglese americano.

Nell’ambito dell’Estate fiorentina 2018, frutto della collaborazione tra MUS.E musei eventi Firenze e Le Murate, va in scena un testo potente per la regia e interpretazione di Fulvio Cauteruccio, dedicato allo “straniero”, straniero come alius e non alter, l’uomo semplice, visto dagli altri: lo straniero, l’omosessuale, il povero, il reietto. All’opposto dello straniero di Albert Camus, straniero come estraneo a sé, questo forestiero non è colpevole ma condannato. Un monologo fiume di Bernard-Marie Koltès per la traduzione di Giandonato Crico, che si gioca tutto sulla potenza della voce e su una mise en espace di grande intensità, cruda e struggente ad un tempo. Spaesante e seducente come le storie che racconta.

Nella splendida cornice dell’Accademia Nazionale di Danza, sul colle Aventino, Filippo Gili porta in scena la sua versione del celeberrimo “Aspettando Godot”, probabilmente l’opera più nota e replicata di Samuel Beckett. Nelle vesti, rispettivamente, di Vladimiro ed Estragone, ci sono Giorgio Colangeli e Paolo Briguglia, quest’ultimo nel ruolo in precedenza indossato dal “libanese” Francesco Montanari. Un’attesa esistenziale, eterna, destinata a restare cristallizzata nella contemporaneità.

Dopo aver presentato la sua opera prima “Allege” le due sere precedenti, il coreografo, performer e regista Clément Layes mette in scena per la prima volta in Italia “Things that surround us” (2012), performance con tre interpreti e un gran numero di oggetti. La rappresentazione è incentrata sul ciclo degli oggetti e sulla loro circolazione nella nostra società, dalla creazione allo scarto come rifiuto. Come in “Allege”, alcuni gesti che nella quotidianità diamo per scontati si palesano qui come assurdi, con l’augurio dell’autore che attraverso l’arte possa nascere una qualche forma di consapevolezza per un cambiamento.

Clément Layes, coreografo, performer e regista quarantenne, da dieci anni attivo a Berlino, presenta al 46. Festival Internazionale del Teatro di Venezia la prima performance da lui creata, “Allege”. Era il 2009, anno delle crisi finanziarie e del fallimento della conferenza di Copenhagen sul cambiamento climatico. Partendo da una tecnica per tenere in equilibrio gli oggetti, Layes ci offre una magistrale lezione di ecologia politica e con un’eloquente metafora ci fa riflettere con leggerezza ed efficacia sull’assurdità del nostro sistema socio-economico.

Dopo aver presentato il geniale “7 14 21 28”, il duo RezzaMastrella torna al Teatro Piccolo Arsenale di Venezia con “Fratto_X”. Più recente di quattro anni (risale al 2012), questo spettacolo riprende molto del linguaggio, della scenografia e dei temi del primo: con il solito tono dissacrante, la satira si sposta lentamente dagli sproporzionati rapporti di forza delle gerarchie a quelli delle relazioni in teoria paritarie in cui il pubblico - volente o nolente - viene intrattenuto e coinvolto per quasi due ore ininterrotte di spettacolo.

TOP