Con “I Giganti della Montagna”, Gabriele Lavia chiude la sua personale trilogia pirandelliana. Dopo i “Sei personaggi in cerca d’autore” e “L’uomo dal fiore in bocca… e non solo”, porta in scena un maestoso allestimento dell’ultima opera, incompiuta, scritta dal grande drammaturgo siciliano. Fino al 31 marzo al Teatro Eliseo di Roma.

Dal 5 al 31 marzo. Tre band dal vivo, quattordici giovanissimi talenti che tengono il palco con naturalezza ed energia, l'ironia di Lillo, la firma di Andrew Lloyd Webber per le musiche. Tratto dall'omonimo famosissimo film e per la prima volta in scena in lingua non inglese, “School of Rock”, il nuovo musical targato Massimo Romeo Piparo, è un inno alla musica, alla spensieratezza e alla libertà.

In scena fino a domenica 24 marzo al Teatro Menotti di Milano e poi dal 27 al 31 marzo al Teatro Vascello di Roma, “Abitare la battaglia”, con la regia di Pierpaolo Sepe su drammaturgia di Elettra Capuano, ci mette di fronte all'origine del male e al suo farsi materia pulsante nei corpi di uomini senza scrupolo, in un luogo buio dove la parola non ha più alcun potere.

Un gruppetto di estroversi spermatozoi si trova a ridere e giocare, fra un allenamento e l’altro, in attesa dell’atto della fecondazione che lo farà uscire in blocco per prendere una boccata d’aria. Ma come andranno le cose? A raccontarlo sono i protagonisti di «Ago, Bianca e…Uno e Basta», un lavoro di Michele La Ginestra e Adriano Bennicelli, in scena al Teatro Sette fino al 24 marzo.

E’ andato in scena al Teatro Franco Parenti di Milano, per il secondo anno consecutivo, “Peer Gynt - Suite”, lo spettacolo di e con Federica Fracassi e Luca Micheletti: un viaggio attraverso il senso della vita e la conoscenza di se stessi, che ci fa immedesimare nel vagabondaggio del protagonista attraverso questo originale progetto itinerante.

Scriveva il poeta Vincenzo Cardarelli “Non so dove i gabbiani abbiano il nido, / ove trovino pace. / Io son come loro, / in perpetuo volo.”. E così anche “Il gabbiano”, che offre il titolo al testo di Cechov datato 1895, portato ora in scena da Marco Sciaccaluga nella versione italiana di Danilo Macrì.

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