“Utopia” di Tommaso Moro

Scritto da  Domenica, 22 Aprile 2018 

Traduzione di Ugo Dotti

Un grande classico, che tutti citano, ormai una metafora del pensiero, che credo però poco letto. Una fonte di riflessione di grande attualità tradotto e curato in modo molto efficace da Dotti, con un linguaggio chiaro, incisivo e di grande sintesi. Le sue pagine introduttive e le sue note non farraginose sono una vera e propria guida alla lettura. Testo che conserva il sapore della narrazione e dell’immaginazione offrendo, al di là di qualche aspetto datato e compiacente all’escamotage narrativo, una filosofia che oggi invita alla spiritualità al di là delle religioni singole, in un’ottica di universalità e di rigore etico evidenziando come la virtù sia il solo strumento perché una società possa progredire e sopravvivere a se stessa. A mio parere offre in modo originale e intramontabile la possibilità di conciliazione tra la successiva istanza marxista e lo spiritualismo cristiano, all’origine di un pensiero molto più tardivo e rimasto inattuato.

 

La nuova edizione economica, gradevole e accogliente nella cura, di Utopia di Tommaso Moro, nome latinizzato di Sir Thomas More, offre l’occasione per leggere un’opera di filosofia politica e anche sociologia, a mio avviso di grande interesse ed attualità, molto trascurata nelle scuole e nelle università, che invece può essere leggibile anche a non addetti ai lavori. Questo granzie soprattutto alla curatela di Ugo Dotti la cui traduzione rispetta a mio parere la volontà e lo stile originario voluto dall’autore senza dimenticare le esigenze odierne e la musicialità alla quale si è ormai abituati. Ottima l’introduzione sufficientemente ampia ed esaustiva quanto sintetica, diventa una versa guida alla lettura senza che il critico prenda parte e si schieri in merito all’opera. Qualche parola vale la pena in merito a Tommaso Moro, avvocato di grido, patrocinatore gratuito dei poveri, con una grande passione per la lettura, fu intimo amico di Erasmo da Rotterdam. Giunse presto alla notorietà sia per l’attività di umanista sia di giureconsulto sia anche di mercante della City, mettendo insieme notevoli ricchezze e ricevendo importanti cariche politiche senza per questo cedere alla vanità e all’avidità. Teorizzò uno stato perfetto comunista con l’abolizione della proprietà privata dove vigesse piena libertà religiosa e coabitassero religioni di diversa natura, libere di esprimersi senza però un proselitismo aggressivo. La modernità di questo assunto è evidente. Utopia è certamente la sua opera più tradotta scritta in occasione del suo viaggio a Bruges per conto di Enrico VIII per trattare la ripresa dei commerci con le Fiandre. In quell’occasione incontrò l’amico e umanista Piero Giles al quale è dedicato il libro – amico anche di Erasmo – e la conversazione immaginaria si svolgerà a tre con il personaggio di finzione Raffaele Itlodeo che racconterà di non essere tornato indietro dal viaggio nelle Americhe con Amerigo Vespucci ma aver ottenuto il permesso di restare e incontrare così l’Utopia, l’isola che non c’è e che dovrebbe esserci perché è la nazione perfetta. A parte qualche ingenuità che rendono però piacevole la lettura, sulla descrizione dell’isola dal punto di vista geografico con un numero di città pari a quello dell’Inghilterra, ad esempio, però il messaggio centrale è di grande spessore. Sicuramente sotto la proposta del nuovo messaggio c’è una critica alla società inglese contemporanea, alla corruzione dei nobili e dei sovrani e alla priorità data alla pastorizia a dispetto dell’agricoltura che ha ridotto il popolo in miseria. Una critica corretta che però, in questo caso come fa giustamente notare il curatore, è forse un po’ esasperata dal livore personale e dall’attualità scottante del contesto. Senza scendere nei dettagli dell’opera è da sottolineare la completezza fino a qualche eccesso come alla descrizione degli abiti che tiene conto di tutti gli elementi di una società. E’ certamente interessante il tema dell’abolizione della proprietà privata e un ritorno al baratto per superare la moneta e la corruzione che vige intorno alla finanziarizzazione dell’economia e del lavoro, che sembra un dibattito tornato in auge qualche anno fa. Sicuramente non si può assolutizzare: si tratta pur sempre di un’opera narrativa, di un romanzo filosofico, altrimenti avrebbe scritto un trattato e per certi aspetti un’idealizzazione ma lo spunto sulla tolleranza coestensiva al rigore, sul numero delle leggi congrue e non sulla sua inutile proliferazione, sulla necessità dell’alternanza al potere sono ancora da realizzarsi. Mi sembra invece criticabile la visione di un’ingerenza eccessiva dello Stato in materia di regolamentazione dei rapporti privati coniugali dove sicuramente si risente dell’aspetto giuridico della formazione dell’autore e di un’impostazione strettamente cristiana che può essere condivisibile anche se non normativa. Una buona occasione di riflessione sul tema società e politica e sulla pace come strumento di governo, non tanto come obiettivo morale. Concludendo vorrei richiamare l’attenzione sulla finezza di questo autore ad esempio nella distinzione della caccia per la mera necessità o per divertimento che è stato oggetto di referendum e dibattiti politici accesi fino negli ultimi anni. Interessante anche l’ispirazione zoroastriana della spiritualità del popolo di Utopia, quella prevalente, che riporta idealmente – questa la mia interpretazione – alle origini del Cristianesimo e alla dimensione più spirituale e meno rituale ed ecclesiastica. Moro fu infatti molto critico anche verso le gerarchie ecclesiastiche olter che verso i poteri politici.

Utopia
di Tommaso Moro
a cura di Ugo Dotti
Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano
Prima edizione nell’’Universale Economica’ – I CLASSICI
Marzo 2016
Terza edizione novembre 2017
Euro 7,00

Articolo di Ilaria Guidantoni

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