“L’uomo con la valigia” di Francesco Recami

Scritto da  Giovedì, 13 Agosto 2015 

Il giallo di Ferragosto, non per l’ambientazione spazio-temporale, è il suggerimento di una lettura estiva: linguaggio diretto, con qualche farcitura dialettale, e termini dotti e desueti che spuntano con nonchalance. Giallo atipico, sullo sfondo di una casa di ringhiera, in un’ambientazione insolita – la bassa provincia milanese – personaggi anonimi, della porta accanto, senza colpevole né morti, forse. Una pista che si dirama in strade che si perdono nel nulla, un pezzo di vita, come tanti che accadono come a dire: il crimine non è l’eccezione, è la nostra quotidianità.

Una lettura piacevole e scorrevole che presenta un affresco di personaggi anonimi tanto da diventare originali, forse e soprattutto per un giallo. Il messaggio di Recami sembra essere che il crimine è l’omicidio solo eccezionalmente: l’inferno sono gli altri come scrisse Jean-Paul Sartre in huis clos (A porte chiuse), dove ciascuno geloso della propria intimità, non manca occasione per farsi i fatti altrui. E’ il pettegolezzo, la maldicenza l’humus del “crimine”, della malizia che può degenerare fino all’odio. A volte, come per l’annoiato protagonista in pensione, Amedeo Consonni, ex tappezziere, in cerca di un hobby che non ha, frugare nel sottobosco umano diventa addirittura un passatempo che, quando si è maldestri, finisce per essere un boomerang. Sullo sfondo la quinta di una casa di ringhiera milanese, scenografia non nuova per Francesco Recami, un microcosmo delle piccolezze umane, fatto in fondo di una solidarietà di fatto che si manifesta di fronte ad un possibile pericolo o nemico comune.

La vicenda prende avvio in effetti e si svolge su un binario parallelo, che inizia con una riunione di condominio vissuta con il coltello tra i denti. Architetti di grido o forse di semplice ambizione hanno messo l’occhio sull’edificio con la pretesa che non è a norma e che i proprietari ne reclamano la messa a norma, per un’azione di speculazione edilizia. La storia non-storia si snoda poi nella provincia milanese fatta di luoghi un po’ desolati, tristi e grigi senza poesia che vanno a sud ovest in direzione di Pavia. Il mondo delle pizzerie di periferia, bar e squallidi alberghi, sembra quello dei commessi viaggiatori, personaggi tirati fuori da un passato che sembra non esserci più perché dimenticato e non riconosciuto dalla ribalta del mondo post-moderno. Impossibile non pensare ad Arthur Miller e a certa provincia americana che non sembra degna di nota fino al momento in cui un cadavere non viene ritrovato in una vasca da bagno o in un fiume, proprio come nella vicenda. Anche quando si tratta di una messa in scena – Amelia, una ragazza giovane che appare al Consonni accoltellata in un lago di sangue e dal passato indubbio, dalla condotta alquanto disinibita – o di realtà come quel cadavere di giovane nel Ticino di cui nessuno sembra preoccuparsi, il cuore della vicenda batte altrove.

All’autore non interessa risolvere l’enigma, dimostrare l’infallibilità del commissario di turno, che non c’è in questo caso, o denunciare la corruzione della giustizia. A Recami: interessa l’analisi della comédie humaine alla Balzac, gli incontri casuali e quotidiani che il Consonni, testimone involontario di un presunto assassinio, fuggiasco perché coinvolto per imprudenza, braccato forse dal vero assassinio, ricercato dalla famiglia e poi alla fine dalla polizia, trova nel suo peregrinare nell’hinterland milanese. Gli ingredienti dell’analisi psicologica e sociologica ci sono tutti: l’attaccamento al proprio mestiere che poi lascia gli uomini “medi” sconfortati alla soglia della pensione; i finti amici l’ottantenne Luis De Angelis che pensa solo alla sua BMW 24 valvole e che diventa complice un po’ per lucrare sulle disgrazie altrui; la gelosia sospettosa della compagna del protagonista, Angela Mattioli; e un nugolo di persone che hanno tutti qualcosa da nascondere o un motivo per non scagliare la prima pietra e che finiscono complici di un rapinatore per caso e per necessità. Al centro un antieroe, Consonni, che viaggia di fantasia, con qualche intuizione che lo porta nel luogo sbagliato o da nessuna parte perché nella vita tutto è un segno ma il problema è interpretarlo nel modo giusto come i gemelli d’oro con lo stemma del Milan che il Consonni intravede al polso del presunto assassino sulla scena presunta del crimine. Come la vita la vicenda è un mosaico non armonico né finito e nemmeno destinato a completarsi in un disegno riconoscibile: tra tessere che non combaciano, perse, inutili, copie delle copie e via dicendo. Proprio come dal Ticino si dipartono fiumi e fiumiciattoli che finiscono in lanche e diventano anonimi, senza uno sbocco eppure conservano per chi vive questi pezzi di storia, incontri e imprevisti importanti. Alla fine in questo scenario privo di senso almeno del senso inteso come la soluzione finale e definitiva che si presume nella struttura del giallo quel che resta è il viaggio, che è la meta autentica o forse l’unica che ci è data con certezza nella nostra esistenza. Ecco un giallo dove la trama è secondaria rispetto allo sguardo e ai dialoghi, alla riflessione.

L’uomo con la valigia
Francesco Recami
Sellerio editore Palermo
Euro 14,00

Articolo di Ilaria Guidantoni

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