“Uomini senza donne” di Haruki Murakami

Scritto da  Martedì, 28 Luglio 2015 

Diamo tanta importanza all'amore. Viviamo per amore, lo inseguiamo, ci convinciamo che senza di esso moriremmo, lo mettiamo al centro della nostra vita. Ma l'amore, amici miei, è una sofferenza terribile. Ci confonde, ci toglie tempo ed energia, ci rende svogliati e infelici quando non lo abbiamo e ci trasforma in creature inerti quando lo troviamo. Essere innamorati è probabilmente la meno produttiva delle condizioni umane.

Se ogni libro di Murakami possiede la rara capacità di generare mondi, questa raccolta di racconti, edita a nove anni di distanza da I salici ciechi e la donna addormentata, ne proietta infiniti su una stessa superficie. Davanti a noi sette storie, sette uomini la cui vita viene fotografata in un preciso istante, il momento in cui il “femminile” esce di scena, in cui l'alterità – imprescindibile per la definizione del sé – si allontana. Non solo la perdita di un amore, che in questa raccolta, dove all'analisi delle mille possibili sfaccettature del tradimento è dedicata tanta parte, rappresenta una sorta di costante, ma anche la separazione volontaria, il distacco “in presenza”, quello dettato da un'incapacità di comunicare generata da silenzi che si espandono a macchia d'olio fino a diventare condizione irreversibile. La diversità fra due universi, maschile e femminile, sembra essere così profonda da risultare costituzionale. E non è un caso forse che l'unico spiraglio di relazione possibile ci giunga grazie ad “passaggio di specie” nel racconto che potremmo definire l'anti-metamorfosi di Kafka: Gregor Samsa si sveglia e scopre con disgusto di essere diventato un uomo. Il solo modo per riacquistare umanità (o imparare a viverla) sarà la relazione, appena pennellata, con una giovane ragazza di bottega gobba. La comunione dei diversi, la vicinanza del deviante. 

Ma anche nelle vite normali, nell'apparente banalità del quotidiano avvengono costanti mutazioni: l'assistente domiciliare che, assunto il nome di Sherazade, sveste i suoi panni – materialmente e metaforicamente – per poi raccontare storie da Mille e una notte che sono in verità ricordi di vita vissuta, il vedovo che stringe un rapporto di amicizia con l'amante della moglie da poco scomparsa, il chirurgo plastico di successo che, in una sfigurante metamorfosi, si trasforma nell'ombra di se stesso per poi scendere fra i morti. Come sempre è difficile segnare il confine fra mondo reale e proiezione onirica in Murakami: nello stesso paragrafo lo scrittore può descrivere con precisione quasi documentaristica il bancone del bar dove un cliente sta bevendo un bicchiere di whiskey, il tipo di bicchiere, il numero di cubetti di ghiaccio; potremmo quasi toccarlo, ma un momento dopo il protagonista si trova a riflettere sulla misteriosa comparsa di alcuni serpenti in giardino, in uno spazio urbano dove la visione pare più che straniante. Siamo spiazzati e allo stesso tempo il paesaggio ci è familiare, perché appartiene a quel piccolo mondo di esperienze non ordinarie che tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo vissuto.

Uomini senza donne è un racconto corale di solitudini, un universo di elementi singoli che per un periodo – lungo o breve – hanno vissuto l'illusione della vicinanza, della comunione. Murakami però non ci presenta solitudini disperate: la sola traccia di angoscia che troviamo è data dalla mancanza di conoscenza. Il momento in cui Samsa si sveglia e non capisce cosa sia successo al suo corpo, l'attimo in cui il barista – fuggito ad un misterioso pericolo che minacciava la sua vita – comprende e non comprende cosa sia il rumore sordo che lo tiene desto ogni notte. I personaggi che sanno, quelli che accettano la loro condizione, quelli che si vestono della consapevolezza che non tutto può essere decifrato, non tutto può essere spiegato e che, anche questa, è una forma di saggezza trovano pace.

Doveva conoscere la verità, per quanto grande fosse il dolore che comportava. Solo la conoscenza della verità rende gli esseri umani più forti.

Ogni storia sembra voler trasmettere al lettore un messaggio: il dolore è connaturato alla vita, vivere significa affrontare i sentimenti positivi – l'amore in primis – e i fallimenti. Cercare una spiegazione logica, cercare di difendersi dal Caos che governa le nostre esistenze e le nostre emozioni è vano e può portare solo a rimozioni. E ogni rimozione implica la perdita di qualcosa, di un'importante parte di sé.

Aveva evitato di affrontare di petto la realtà per risparmiarsi un grave dolore, col risultato che si era svuotato di ogni capacità di provare sentimenti.

Così le storie non hanno un finale rassicurante, anzi in alcuni casi tutto resta caoticamente sospeso. Non sappiamo se abbiamo letto un libro o sognato. Forse abbiamo solo fatto esperienza.

Uomini senza donne
Haruki Murakami
Einaudi, 2015
pp. 228

Articolo di Caterina Bonetti

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP