“Una moglie giovane e bella”, di Tommy Wieringa, Iperborea, 2016

Scritto da  Domenica, 12 Giugno 2016 

A Edward non piaceva vederla con i suoi coetanei. Metteva in evidenza ciò che era successo da quando stavano insieme: lui non era ringiovanito, anzi, aveva fatto invecchiare lei. In compagnia dei coetanei Ruth riprendeva la sua età reale, leggera e scintillante, mentre lui restava sulla sua isola lontana nel futuro a borbottare dietro la barba.

Per chi ha letto e apprezzato Stoner di John Williams sarebbe impossibile evitare un confronto fin dalle prime pagine di questo romanzo. Inutile dunque nascondersi dietro a un paravento per preparare un coup de théâtre finale: diretta o indiretta che sia stata l'influenza, i due romanzi dialogano, a mezzo secolo di distanza, analizzando il complesso sistema emozionale di personaggi la cui educazione sentimentale non sembra aver mai superato i confini del sé e che, di contro, possiedono una capacità d'introspezione affinata in anni di solitari studi e dedizione a un lavoro dal quale, però, si sono col tempo emotivamente distaccati. Edward, virologo di successo, ha quarant'anni e passa da una relazione all'altra, ossessionato dal decadimento e dallo scorrere del tempo. Col passare degli anni l'entusiasmo giovanile per la professione, scelta quasi per caso, si è trasformato nella precisa esecuzione di una ricerca condotta senza sentimenti. In un clima di “stagnazione di successo” appare Ruth, la donna angelo, una visione che arriva a dare nuova – e giovane – linfa alla sua quotidianità.

Il romanzo racconta la loro storia, la storia di un amore sbilanciato dal tempo, che non riesce, se non in modo effimero, a trovare un suo equilibrio. La prosa estremamente agile, il formato breve non devono ingannare il lettore, perché non siamo di fronte a un racconto facile. Attori in scena non sono solo i due protagonisti, ma il rapporto stesso fra il desiderio e la sua realizzazione, fra bisogno e appagamento, fra percorso esistenziale personale e di coppia. Folgorato dall'apparizione di Ruth nella sua vita, Edward incomincia a costruire la “narrazione” della loro storia. Prima ancora di conoscerla davvero ha già stabilito che la sua vita precedente, le sue relazioni disimpegnate, sono state una preparazione per lei, per questo incontro, per il “premio” finale. Ruth è personaggio, ancor prima che persona, e questo carattere “narrato” del loro rapporto traspare fin dalle prime pagine, nel dialogo con la coppia di amici incontrati a cena. Anche Ruth costruisce il suo racconto. Lo fa a tentoni, appoggiandosi ai casi della vita che le passano a fianco. Personaggio all'apparenza fragile, capace però di costruirsi con l'avanzare del tempo, utilizza la sua supposta debolezza come arma di auto appropriazione. Edward invece viene travolto e assorbito da ciò che accade. La sua esperienza non gli è di supporto, le sue scelte ponderate si rivelano inefficaci ad affrontare la vitalità sentimentale della giovane moglie. L'energia di Ruth, che aveva alimentato pensieri di rinascita e nuovi slanci esistenziali, sembra invece assorbire via via tutte le possibili forze di Edward, quarantenne alla ricerca di un'equilibrata felicità. Come Stoner anche Edward resiste: porta avanti il suo lavoro, cerca di accondiscendere alle richieste della moglie, tenta di costruire un normale ménage familiare, ma ogni suo tentativo, ogni sua concessione sembrano portalo sempre più lontano dalla realizzazione dei suoi desideri e, al contempo, sgretolare quanto aveva costruito negli anni per sé. La crisi identitaria si affianca quindi a quella relazionale. Lo spazio di azione per Edward si restringe, il tempo si contrae e, mentre Ruth sembra andare avanti, il suo impegno appare come interamente volto a frenare il dissolversi di quella narrazione che aveva costruito per se stesso, ma che senza la presenza della moglie sembra non reggere più.

Chiusi nelle loro solitudini, vittime ed esecutori di un'incomunicabilità che si fa sempre più irrimediabile, Ruth ed Edward sembrano non avere nulla da insegnare. Non ci sono messaggi finali edificanti, né un punto di vista giudicante capace di abbozzare, almeno in chiusura, un'ipotesi di redenzione. Le cose accadono, indipendentemente da età, desideri e ambizioni personali, sembra suggerire Wieringa. Le cose accadono e basta e questa disarmante perdita di controllo sulla propria vita è il solo presupposto per poterla vivere davvero. Nessuno però ha la certezza che ne valga

Una moglie giovane e bella
di Tommy Wieringa
Iperborea, 2016

Articolo di Caterina Bonetti

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