“Un uomo non piange mai” di Faïza Guène

Scritto da  Domenica, 23 Luglio 2017 

Tradotta in 26 lingue, Faïza Guene si è imposta come una delle voci più originali della letteratura francese contemporanea. Il romanzo conferma la vena di narratrice delle piccole cose, quel dialogo-scontro fra mondo tradizionale ancorato al passato e a quello che si è lasciato e l’anelito a perdersi nel nuovo, a sperimentare. Una fotografia esemplare di lacerazione per chi non riesce a stare in Francia né dalla parte dei genitori che “ingozzano” i figli, né dalla parte di quei giovani che sentono di “essere nutriti” solo dai valori della Repubblica. Da leggere assolutamente in francese per il suo linguaggio innovativo sospeso tra la sonorità algerina e il linguaggio francese dei giovani, un caso ben riuscito di fusion.

 

“Un uomo non piange mai” è la nuova uscita del Sirente - collana Altriarabi Migrante - disponibile in libreria dal 11 Maggio p.v., presentato al Salone del Libro di Torino e conferma il talento di questa giovane algerina, Faïza Guène, nata nel 1985 in Francia a Bobigny, cresciuta nella banlieue incendiaria di Pantin, a nord-est di Parigi, con una realtà di marginalizzazione degli emigrati. Già recensito su queste pagine Kif Kif, demain del 2005 che ho avuto la fortuna di leggere in francese e che è gustosissimo, perché la sua lingua, oltre lo stile e i temi, hanno reso questo romanzo da oltre 400mila copie il prototipo del nuovo romanzo “sociale” francese. Nella traduzione italiana mi sono accorta che si perde molto del gusto sonoro, senza nulla togliere alla godibile traduzione di Federica Pistono. La lingua francese degli algerini a Parigi ha qualcosa di davvero speciale. Dalle pagine del libro emerge la realtà di una famiglia che è la metafora della condizione di tanti immigrati maghrebini che si trova al proprio interno scissa, spesso con un’interruzione del dialogo tra generazione. Il risultato è per tutti un comportamento che prende derive eccessive, di ribellione, emancipazione e rifiuto da parte di alcuni figli, decisi a una conversione francese, del proprio mondo di origine, più che a una metabolizzazione delle proprie componenti, come sinonimo di ricchezza. A fronte di questo alcuni genitori, come il caso della madre nel romanzo, restano ancorati ad una memoria cristallizzata di un mondo che non esiste più che alcuni figli le fanno notare perché anche in Algeria non si vive più come ai tempi della sua infanzia. Alcuni giovani più fragili rischiano di sentirsi schiacciati tra l’affetto e la responsabilità verso i genitori e l’esuberanza talora dissacrante dei fratelli con il rischio di rimanere emarginati o di possibili radicalizzazioni, che però non sono oggetto del libro. Anche in questo trovo originale la posizione dell’autrice che non sposa necessariamente filoni di tendenza tra drammi e situazioni al limite.

"Una cronaca sensibile e divertente, un sottile ritratto di un’epoca, in cui tutti i parametri di riferimento sono in frantumi. “Un uomo non piange mai” racconta con garbo e sensibilità la storia di una famiglia algerina emigrata in Francia. Nato a Nizza da genitori algerini, Mourad Chennoun vorrebbe costruirsi un destino. Il suo peggior incubo: diventare un vecchio ragazzo obeso con i capelli sale e pepe, nutrito da sua madre a base di olio di frittura. Per evitare questo, dovrà emanciparsi da una pesante storia familiare. Ma è veramente nella rottura che diventerà pienamente se stesso? Senza giudizio e senza durezza, la scrittrice si interroga sulla tradizione familiare e sulla questione della libertà.”

Un uomo non piange mai
di Faïza Guène
Sirente editore
Collana AltriArabi Migrante

Articolo di Ilaria Guidantoni

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