“Un pedigree” di Patrick Modiano

Scritto da  Martedì, 09 Giugno 2015 

Puntuale come un’autobiografia, narrative come un romanzo l’opera Un pedigree del premio Nobel Patrick Modiano, punge, incisiva, con la sua malinconia diffusa, il dolore senza rabbia di un figlio non amato che non serba rancore. Un libro originale, con le sue frasi brevi e il tono quasi distaccato di chi non scrive una confessione, né ha alcun desiderio compiacente di raccontarsi, né attende una catarsi ma, come scrive, vuole liberarsi così con una vita non sua, farla finita.

Il titolo che potrebbe essere rovesciato in “senza un pedigree”, nel senso che la storia complessa del protagonista non rappresenta un patrimonio, forse piuttosto un fardello del quale liberarsi. In un certo senso nemmeno un peso. Ovviamente psicologicamente non è possibile ma sembra che la vera eredità lasciatagli dai genitori sia l’indifferenza, la loro assenza, lontananza. Il titolo pare rendere omaggio ad un altro romanzo autobiografico, Pedigree (1948-1952) di Georges Simenon. Romanzo e non semplice autobiografia, perché narrazione che non si riduce al diario intimo, divenendo l’affresco di un’epoca vissuta attraverso gli occhi di un bambino e la rimozione del padre: l’essere ebreo come una colpa e dunque una condanna. Non solo, Modiano ci regala una visione particolare di Parigi, quella dell’ottobre 1942 quando due persone si incontrano, i suoi genitori, dalla cui unione nasceranno due figli, uno dei quali muore prematuramente, lasciando una grande solitudine nel giovane Patrick.

Ma l’autore non indugia sui sentimenti, sull’introspezione; si fa voce e lascia che il lettore faccia il suo viaggio. Parigi che esce da un sogno, non un incubo, ma una Parigi in qualche modo del sottosuolo, di alcune periferie, degli alberghi senza nomi. Recuperando in modo più completo e sistematico quanto raccolto nel Livret de famille (1977), Modiano in quest’opera mette a fuoco alcuni elementi sulle origini familiari e personali fino all’età dei 22 anni. Attraverso le peregrinazioni della madre attrice, che non riuscirà mai ad arrivare al vero successo e si legherà ad altri uomini, fiamminga arrivata a Parigi con il sogno di diventare ballerina, si avverte tutta la solitudine del piccolo Patrick, che sembra piuttosto compatirla per la sua anaffettività e pochezza, di una donna che lo affiderà sempre, insieme al fratello a terzi, non potendosene, a detta sua, in realtà non volendosene occupare personalmente. Lei che ha sempre bisogno di soldi e che manda Patrick a chiederli al padre, il quale è, a sua volta, lontano da quel figlio del quale non sembra accorgersi se non quando vuole imporgli il servizio militare, per liberarsene. Un figlio, vissuto come intralcio, che passa la maggior parte del tempo in collegi sentiti come carceri. Una vita di abnegazione fin quando opta per la fuga e finalmente prendendo il largo, sente venir meno il peso della vita, quel sentirsi sempre sul chi vive, come scrive nelle ultime righe del libro. Modiano ci racconta la sua ricerca dell’identità che non prende le mosse dal recupero delle sue origini o dal superamento o ancora dalla contestazione delle stesse. Semplicemente si costruisce altrove, anche lontano da quel padre che ad un certo punto non vedrà più e per il quale nutre una qualche tenerezza perché è stato perseguitato in quanto ebreo e allo stesso tempo è diventato un malfattore, mezza calzetta che non ha nemmeno la statura di un criminale, non si capisce quanto per necessità o per scelta.

Una vita ai limiti, un sottobosco che Patrick cerca di indovinare e di ricostruire che ci dà una prospettiva diversa dalla solita Parigi, anche da quella trasgressiva eppure riconoscibile. Questa è una Parigi grigia dalla quale emergono volti, molti dei quali dimenticati o forse mai esistiti che danno al testo la statura di un romanzo e insieme rendono grazie agli incontri intellettuali della Parigi di allora, questo testo una “guida” insolita tra luoghi non tipici da turisti. Infine c’è il libro nel libro, anzi la biblioteca che Modiano si costruisce con qualche sotterfugio e talora a caro prezzo e che diventa il suo mondo parallelo, la storia vera della sua vita a partire dalla quale possiamo ricostruire la sua identità più autentica.

Un pedigree
di Patrick Modiano
Editions Gallimard, 2005
Traduzione di Irene Babboni
Giulio Einaudi Editore, 2006 e 2008
10,00 euro

Articolo di Ilaria Guidantoni

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP