"Tu reviendras" di Brahim Metiba

Scritto da  Giovedì, 05 Settembre 2019 

Gli scrittori algerini di espressione francese, la maggior parte per altro, si confermano a mio parere la miglior voce attuale della francofonia per lo stile elegante, incisivo, scorrevole e ad un tempo poetico. Tu reviendras, romanzo autobiografico – non si sa se di finzione - scritto come un diario intimo, dell’ingegnere algerino residente a Parigi, Brahim Metiba, racconta lo scontro fra tradizione e trasgressione: il ritorno a casa di un figlio disconosciuto per la sua omosessualità. Struggente e delicato, è ad un tempo la vicenda della necessità di ritrovare la propria infanzia per continuare, la nostalgia per l’Algeria e insieme la denuncia o forse solo l’amarezza di trovarsi di fronte ad un paese in costruzione – o decostruzione – che, per quanto magnifico, fa male al cuore.

 

In libreria dallo scorso maggio, pubblicato dall’Edition Elyzad di Tunisi, Tu reviendras di Brahim Metiba è un diario intimo vestito da romanzo, una storia di grande poesia che le preziose e raffinate edizioni tunisine, attente agli autori magrebini di espressione francofona, contribuiscono a valorizzare. Sullo sfondo Parigi, quindi l’Algeria, la città di Skikda, la famiglia e lo scandalo dell’omossessualità, che emerge attraverso uno svelamento malinconico, tonalità prevalente del libro, dai toni delicati. 
Un giovane manca dal suo paese da dieci anni dopo che il padre e di conseguenza tutta la famiglia lo ha disconosciuto in seguito alla confessione dell’omosessualità. Con ironia e autocritica il protagonista che non racconta nulla della propria vita, aderendo semplicemente alla realtà del viaggio, si ricorda di quando, cresciuto a pane e Corano, pensava che l’omosessualità fosse una malattia passeggera, che prima o poi se ne sarebbe andata come una febbre di crescita. Quando si accorge che il suo è uno stato permanente è costretto ad affrontare la realtà e si trova un muro insormontabile davanti. Ad un certo punto consapevole che “La mia assenza era durata troppo, non potevo fuggire per sempre, bisognava ritornare e affrontare la situazione”, parte in aereo fino ad Annaba e da lì a Skikda. 
L’Algeria nondimeno gli manca, la morte di suo padre è imminente, così per non dimenticare nulla scrive, in un esercizio terapeutico che non giungerà al termine. Quello che trova è un paese cantiere, afflitto da una situazione stagnante, la tenerezza troppo timida della madre, un padre ormai quasi assente a se stesso. Ripartirà deluso, forse rassegnato alla vita, senza rabbia però in una più serena accettazione della vita, avendo provato a cambiare le cose e con una chiarezza interiore maggiore, chiudendo il cerchio e riallacciando il filo almeno interiore con la propria infanzia. Lo sguardo che si posa sul paese natale e sulla famiglia, le sue due patrie, sono un misto di tenerezza e amarezza, di nostalgia del futuro. 
Brahim Metiba, nato nel 1977 in Algeria, è ingegnere di formazione e vive in Francia da una quindicina di anni, autore di quattro opere tra cui Ma mère et moi (Éditions du Mauconduit, 2015), Premio Beur FM, che si inscrivo nel genere dell’autofiction. Il libro è ben scritto e restituisce un piccolo affresco della realtà locale e quel senso di spaesamento, sradicamento e nostalgia – ammesso in modo dichiarato, di chi vive tra due culture e mentalità molto diverse, non volendo rinunciare a nessuna delle due. Uno spunto di riflessione.

Tu reviendras 
di Brahim Metiba
Edition Elyzad

Articolo di Ilaria Guidantoni

Articoli correlati

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP