"Tristesse” Avenue di Nidhal Guiga

Scritto da  Domenica, 12 Giugno 2016 

Romanzo scritto in forma di pièce teatrale con un fondo noir: un’indagine non indagine che racconta la corruzione nel mondo del teatro e l’annientamento che può esercitare un capo sulle donne che lavorano con lui e da lui dipendono. Il testo diventa anche una metafora della città che divora, di una Tunisi crudele che succhia la linfa ai giovani.

Nidhal Guiga è nata a Tunisi ed è un’attrice e regista che ha scritto due libri di finzione, un romando intitolato Mathilde B. – pubblicato da Sud éditions nel 2012 – con il quale ha ricevuto il premio Zoubeïda B’chir e Pronto Gagarine e un testo di teatro – pubblicato con Elyzad in versione bilingue (arabo-francese) nel 2013-. Tristesse avenue è un romanzo in forma teatrale più che una semplice pièce teatrale ed è stata tradotto in italiano e messo in scena a Parigi e a Lille nel 2014, diffuso sulle onde di RFI. Un testo snello di grande sintesi ma leggibile come un romanzo, narra la vicenda di Kmar Lyl (letteralmente la “luna della notte”, quindi la luce, il fato notturno), attrice di trent’anni che sparisce. Si apre un’inchiesta e il personale del Cine-Teatro Laguna è interrogato. Tutti vorrebbero incolpare J.L. – mai svelato, nel senso che il suo nome per intero non si conosce – un regista machiavellico con la capacità di annientare le persone che lavorano con lui, in particolare le donne. La sua crudeltà designa la pochezza alla quale può arrivare l’essere umano, soprattutto maschi di potere impotenti di fronte a donne fragili, disponendo degli altri attraverso l’arma del lavoro e del denaro, creando una dipendenza in tutti i sensi. Esemplare la vicenda che viene raccontata di Mona Kal, che viene umiliata per le scarpe misere che porta e che il regista getta via sapendo che lei non è in grado di comprarsene un altro paio e che umilia dal punto di vista del talento. Certamente l’autrice conosce bene il mondo del teatro – anche se non è detto che ci sia un’ispirazione diretta – perché emerge anche quell’arroganza diffusa da parte dei registi rispetto agli attori spesso giudicati alla stregua di marionette. L’inchiesta metterà faccia a faccia J.L. e Bali, l’ispettore incaricato della vicenda, che dichiara di sé stesso di non avere né moglie né figli, e di non avere nemmeno diritto ai sentimenti. In qualche modo è l’altra faccia dell’inputato non ufficialmente tale, almeno in una prima fase. L’inchiesta ruota intorno ad un diario intimo ma l’autrice sembra più interessata a svelarci l’animo umano, i possibili carnefici e vittime della realtà quotidiana piuttosto che il colpevole o il procedere giudiziario del dossier. Così ad esempio si evidenzia come tra registi e attori ci sia un tacito accordo perverso per cui i secondi sono condannati ad assomigliare al primo (d’altronde succede a tutti i grandi registi). Kmar ha un diario intimo nel quale sembra denigrare J.L., il quale ne è a sua volta succube perché ella emana qualcosa di “sovrumano” che egli non riesce a tollerare; forse Kmar ha anche qualcosa che può destare scandalo, magari solo per conoscenza. Sullo sfondo resta la città, “nominata Tristesse…”, si dice praticamente alla fine, una pagina dopo che si è parlato di una “triste via”.

Tristesse Avenue
di Nidhal Guiga
Arabesques 2015, 12 dinari tunisini
Universitalia 2015, 12,00 euro

Articolo di Ilaria Guidantoni

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