"Totò con i quattro" di Ciro Borrelli e Domenico Livigni

Scritto da  Martedì, 15 Gennaio 2019 

Ciro Borrelli e Domenico Livigni sono gli autori di un interessante volume in bilico tra la biografia e la testimonianza storica di cinque celebri interpreti dello spettacolo italiano: Totò, elemento cardine del testo, Peppino De Filippo, Macario, Fabrizi e Taranto. Un titolo che modifica proprio il nome che li vide protagonisti nel film di Steno del 1963, Totò contro i quattro.

 

Il personaggio di Totò rappresenta senz’ombra di dubbio un pilastro nella Storia dello spettacolo italiano. I suoi film hanno fatto la storia del cinema del nostro Paese, insieme alla figura del principe della risata che grazie al suo stile recitativo, oscillante tra il tradizionale regime macchiettistico napoletano e le nuove tendenze comiche che andavano diffondendosi in Italia, ha affermato con personalità ed eleganza il proprio personaggio a livello nazionale.
Livigni e Borrelli raccontano un mostro sacro dello spettacolo italiano, Totò, attraverso un approccio assolutamente insolito, descrivendo cioè il principe della risata non attraverso i suoi lavori o con uno studio di ricerca accademica sul personaggio, bensì raccogliendo le testimonianze ed i racconti di altri attori celebri dell’Italia del secolo scorso: Peppino De Filippo, Nino Taranto, Aldo Fabrizi ed Erminio Macario. Totò con i quattro evoca infatti il titolo del film di Steno, Totò contro i quattro, che vedeva la compresenza proprio di questi cinque colossi del cinema e del teatro italiano sul set del film.
Raccontare Totò rischia però di trovare due strade parimenti pericolose: inerpicarsi in un racconto troppo di nicchia che si farebbe di mera ricerca sul personaggio, ma di scarsa fruibilità nel pubblico dei lettori, oppure di sfociare in una banalità di affermazioni o di racconti che già sono stati raccontati o riferiti agli amanti o ai curiosi del De Curtis. Borrelli e Livigni scansano con maestria il tono cattedratico regalando un libro di facile leggibilità e consultazione, purtuttavia nutrendo al suo interno un’immensa bibliografia e un archivio di documenti e di immagini di repertorio di alta rarità.
“Il nostro è, ovviamente, un omaggio al Principe della risata, alla marionetta discola, sfrontata, angolosa, che si racchiude e si esprime col nome di Totò. Però, è un omaggio particolare, quasi inedito per la sua impostazione, un omaggio che lo vede nei panni di comprimario, che funge da collante, intorno a cui ruota la vita artistica e privata di Peppino De Filippo, Erminio Macario, Nino Taranto ed Aldo Fabrizi. Quattro grandissimi protagonisti del ‘900 italiano teatrale e cinematografico, che spesso sono stati indentificati, anche in modo superficiale, “spalle” di Totò: definizione assolutamente inesatta per questi quattro campioni di vittorie, di orgogli e di successi” racconta Domenico Livigni. “Il motivo principale che ci ha condotto ad iniziare questo progetto è quello di voler offrire un piccolo contributo al ricordo di questo genio del Novecento. Realizzarlo non era facile, semplicemente perché su Totò è stato scritto tanto ed hanno scritto in molti, specialmente in occasione del cinquantenario dalla morte e del centenario dalla nascita. Occorreva un’idea originale: ecco perché ci siamo serviti di quattro artisti che hanno collaborato con lui”, dice Borrelli.
La peculiarità del testo sta quindi nella scoperta di un racconto su De Curtis che parte proprio dal racconto di altri quattro grandi interpreti e delle testimonianze, fedelissime e documentabili, che i gli attori hanno avuto nei loro percorsi sia artistici che di vita privata con Totò. Sta, infatti, in questo la capacità di raccontare in maniera attenta e meticolosa non solo un personaggio pubblico alla luce dei suoi trascorsi artistici, ma anche di un amico, di un collega, che al di fuori delle scene o del set instaurava rapporti di amicizia e di stima con i personaggi protagonisti dell’opera.
Il libro si articola, come evidente, in quattro capitoli ugualmente suddivisi tra i due autori: Borrelli racconta De Filippo e Taranto, Livigni invece Fabrizi e Macario. La narrazione si fa coinvolgente grazie alla licenza che gli autori si concedono calando i quattro attori in situazioni o contesti da loro inventati per facilitare il racconto, sempre dialogato, tra i quattro ed un interlocutore di volta in volta immaginato adatto al contesto.
Ecco che Peppino De Filippo si racconta alla fine di uno spettacolo teatrale e Nino Taranto racconta ad un bambino del suo rapporto con Totò nel Bosco di Capodimonte di Napoli.
Dice infatti Borrelli: “Per raccontare Totò ho optato per quest’inedita ricetta, un’immaginaria intervista a Peppino De Filippo e un altrettanto immaginario colloquio con Nino Taranto, allo scopo di conferire un tocco di originalità al mio scritto. Il primo ricordo che ho di Totò è insieme a Peppino: rivedo ancora davanti agli occhi un’immagine sfocata, lontana, in cui Totò e Peppino sono entrambi seduti su di un carro; il primo guida, il secondo gli sta accanto. Si tratta del film Totò, Peppino e la malafemmina di Camillo Mastrocinque, girato nel 1956, la pellicola che ha consacrato i due mostri sacri. Inoltre, ritengo che i picchi massimi di comicità Totò li abbia toccati in coppia con Peppino. Verso quest’ultimo nutro una tale ammirazione che lo scorso anno gli ho dedicato un volume (facente parte della collana serie ORO di Anita Curci). A De Filippo ho voluto poi affiancare Nino Taranto perché conosco pochi artisti poliedrici e versatili quanto lui; del resto anche Taranto era legato a Totò da profonda amicizia”.
Il risultato che ne deriva sono delle testimonianze piacevoli e ricche di aneddoti, sviscerando un rapporto inedito e di profonda amicizia, specie con De Filippo. Particolare ed interessante sono le pagine nelle quali si racconta della capacità di Totò di riuscire ad instaurare un legame di amicizia intima e di profonda stima reciproca sia con Eduardo che con Peppino, nonostante la netta separazione delle due famiglie e la volontà di non riappacificazione dei due fratelli.

Simile nello stile di racconto, ma diverso nella contestualizzazione ideata dagli autori è la penna di Livigni, immaginando Macario colto nel momento in cui riceve la notizia della scomparsa dell’amico, e facendo raccontare, in occasione di una passeggiata romana, Aldo Fabrizi ed i suoi ricordi con Antonio de Curtis. Quando si domanda all’autore il perché della scelta sui due personaggi, Livigni risponde: “Fabrizi, Macario e Totò sono tre attori quasi diversi, ma con un fondo identico. Tre personaggi che grazie all’uso sapiente della maschera resero più precisi i loro dati esteriori e unificarono il loro mondo con quello esterno, rifacendosi, da un lato, alle tradizioni italiane e regionali e immettendovi dall’altro i modi surrealistici, le strampalerie impetuose e astratte, imponendo con una nuova svolta un’espressione artistica universale e con infiniti sbocchi di creatività. Macario si potrebbe intrecciare alla letteratura o meglio ancora alla poetica del fanciullino di Giovanni Pascoli; Totò, invece, è quasi attorcigliato alla fuga del Futurismo, quella fuga proiettata nel futuro e capace di offrire nuove ebbrezze e bellezze, le stesse vertigini emesse dallo scuotimento e dalla ridondanza della mimica del Principe; Fabrizi è assolutamente unito all’autentica realtà sociale del Verismo e del Neorealismo, a quella necessità di esprimere e di evidenziare i valori umani e sociali in una società in atto di trasformazione”.
Sorge, però una domanda: è possibile pensare anche ad un rapporto di competitività o di sfida sotto il profilo artistico tra queste figure raccontate? “Assolutamente no, da escludere nella maniera più categorica”, dice Livigni, “basti pensare che nel 1927, il debutto di Totò in Rivista avvenne grazie all’intervento di Macario, che ritornò con la sua maestra, la soubrette Isa Bluette, e Totò fu il suo sostituto nella compagnia Maresca. E Fabrizi, quando si trovò in Argentina per le riprese del suo primo film da regista-attore, Emigrantes, pensò a Totò per uno spettacolo di Rivista a Buenos Aires, con la compagnia del Principe. I loro rapporti erano vincolati da un sentimento di stima, di considerazione e di affetto reciproco”.
Totò con i quattro è un volume importante, sia per le testimonianze presenti nel libro che per il taglio narrativo che gli viene conferito, un testo ricco di aneddoti e capace di contribuire ad aumentare la conoscenza di un personaggio così carismatico e celebre come Totò.
Il libro (pp.284, euro 15) è edito nella linea SERIE ORO ideata e diretta dalla giornalista Anita Curci, in collaborazione con la casa editrice Apeiron.

Totò con i quattro
di Ciro Borrelli,Domenico Livigni
Serie Oro, Apeiron Edizioni
2018
284 p., Brossura

Articolo e intervista di Francesco Gaudiosi

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