“Teoria delle ombre” di Paolo Maurensig

Scritto da  Mercoledì, 13 Luglio 2016 

Un romanzo da scuola ma non nel senso accademico né tanto meno scolastico. Una narrazione classica dal momento che si tratta di un libro che resterà nel tempo, con tutti gli ingredienti del romanzo, anche se lo spunto è storico, complesso e insieme godibile, dal bello stile, mai orpello, come non se ne leggono più spesso.

Conoscere l’autore può essere un’arma a doppio taglio ma in questo caso la qualità e la profondità del romanzo confermano l’amabilità, la signorilità e la profondità senza sfarzo di Paolo Maurensig, vero signore goriziano, che ha scelto di restare nella provincia (risiede a Udine) dall’anima sorniona di un gatto, creatura che ama e che condivide con il suo personaggio. Un romanzo in pieno stile perché Teoria delle ombre è un testo complesso per la struttura, l’intreccio, lo studio che si avverte dietro le quinte: la ricostruzione di un incidente mortale o più probabilmente di un omicidio politico di un grande scacchista, Alexandre Alekhine e lo stile dalla struttura fluida, tipicamente narrativa che confermano la solidità della penna e del pensiero di Maurensig. Questo scrittore riesce ad essere un romanziere “puro” anche se attinge alla cronaca nera come in questo caso, nel senso che se è un libro con molti spunti legati al gioco degli scacchi quale metafora della guerra, nasconde la polemica sulle lotte razziali e sul conflitto dell’Urss con l’Europa giocata su scacchiere a più livelli certamente; non solo, è anche l’affresco di un’epoca e di una società in declino, nobili fuggiaschi e corrotti che hanno trovato rifugio in Europa; nondimeno resta un libro di narrazione noir e anche biografico, non un testo giornalistico, un diario di viaggio, un saggio travestito da romanzo. Qui la situazione si rovescia e l’aspetto didascalico è legato a quella capacità conoscitiva emozionale che solo il romanzo può avere. Grande affabulatore, poco salottiero, ma curioso studioso dei dettagli, Paolo Maurensig nella presentazione del libro che ho avuto modo di ascoltare – e della quale ho parlato in queste pagine – è diventato una guida formidabile del suo romanzo anche se è rimasto schivo e ha raccontato più il suo personaggio protagonista che il libro. Leggendolo si ritrovano tutti gli elementi che stanno a cuore all’autore: l’interesse per l’essere umano al di là del suo aspetto affascinante e intrigante. Alexandre è infatti antipatico, scostante, in qualche modo fragile, un uomo geniale ma vittima di se stesso, alcolista. L’autore sembra provarne una certa pietà m come un abile regista non si affeziona troppo al personaggio, lo lascia vivere di vita autonoma seguendone gli ultimi giorni prima della morte in una ricostruzione che però non ha nulla dello stile del romanzo giallo. Il profilo è più soave, incline allo scavo psicologico ed è anche un affresco di ambientazione, con un’attenzione al decoro e alla scena, come fosse uno sceneggiatore, più che un semplice narratore.

Tra le tematiche emerge il ruolo del romanzo nel racconto dell’autenticità prima ancora che della verità come punto di arrivo secondo quanto illustra una sorta di prologo: un incidente mortale archiviato troppo in fretta per essere credibile tormenta l’autore che vuole saperne di più. Eppure nell’apertura e nella chiusura del libro non sembra esserci solo un escamotage narrativo ma la creazione di un climax. Sullo sfondo tra Portogallo, Francia e Russia, si disegna l’affresco di un’Europa che sta cambiando e che diventerà l’Europa contemporanea, sorta sulle ceneri della Seconda Guerra Mondiale, tra ultimi vagheggiamenti aristocratici che viaggiano sullo scacchiere complesso di relazioni diplomatiche interrotte e conflitti che saranno sempre meno armati nel senso tradizionale e che si consumeranno sul filo di un gioco: la Guerra Fredda, combattuta a suon di strategie non meno crudeli di lame affilate, fucili, bombe e cannoni. Certamente, al di là dei gatti e dell’alcol, un vizio più che un piacere, anche se apprezzato da un palato raffinato, ci sono gli interessi comuni dell’autore e del grande scacchista russo che per diciotto anni ha detenuto quasi ininterrottamente il titolo mondiale nel gioco degli scacchi: la musica e gli scacchi appunto. Tanto crudeli questi ultimi, quanto sublime e consolatoria la prima che porterà il protagonista a fare “amicizia” per la prima volta con un ebreo, tanto più che Alexandre veri amici sembra non averne. Anche in questo si apprezza l’originalità sottile di una tessitura senza effetti speciali che in fondo sceglie un personaggio tipicamente da “anti romanzo”, con passioni cervellotiche e solitarie, con tante mogli senza un verso interesse né per l’amore né per il sesso. Sulla vicenda taccio però perché il lettore possa lasciarsi guidare nelle pieghe della vicenda per certi aspetti immobile in una scena quasi unica, teatralmente perfetta.

Teoria delle ombre
di Paolo Maurensig
Adelphi Edizioni
Milano, 2015
18,00 euro

Articolo di Ilaria Guidantoni

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