“Sull’amore” di Charles Bukowski

Scritto da  Domenica, 17 Settembre 2017 

Traduzione di Simona Viciani

Torna l’amore cantato da Bukowski con una traduzione pregevole e testo inglese a piè di pagina, maledetto, senza regole, spontaneo e con una naturalezza disarmante: il poeta sembra confessarsi a se stesso o con l’amante in un momento di intimità. Eppure improvvisamente ci sono punte di lirismo con una contraddizione che racconta bene una vita vissuta visceralmente al modo della Beat Generation. Si ritrovano tutti gli ingredienti dell’autore: la fame ingorda di vita, la trasgressione, gli eccessi tra alcool e sesso consumato senza confini, disordine e affollamento di persone e oggetti; eppure momenti inaspettati di tenerezza.

 

L’estate 2017 propone con Ugo Guanda Editore la riedizione delle poesie sull’amore, sull’eros e gli scorci di un’intimità senza pudori né patinature di Charles Bukowski proprio nello stesso momento nel quale sono ripubblicate le poesie di Jacques Prevert, al polo opposto, romantico da aver ispirato le frasi dei Baci Perugina e della pubblicità, bollato come romantico poeta dei boulevard. A titolo diverso i due personaggi raccontano attraverso il proprio vissuto un ambiente, una città, un’atmosfera che è per alcuni versi universale come lo è l’eros e l’amore ma per altri un film in costume. La raccolta di Bukowski, come già per Sui gatti del 2016, è una federe riproduzione dei manoscritti originali inviati dall’autore alle riviste dell’epoca e, quando non è stato possibile recuperarli, la fonte sono le stesse riviste. Ci sono anche poesie inedite o mai pubblicate che in realtà sono state pubblicate in passato da riviste poco conosciute.

Una prima osservazione per chi si accinge a leggere questo testo merita la traduzione con il testo inglese autentico a piè di pagina. A mio parere, senza nessuna presunzione di osservazione sul merito del lavoro svolto sulla lingua inglese, trovo che la resa italiana sia assolutamente fruibili e per certi aspetti godibile. Talora mi pare che addirittura il testo italiano si arricchisca rispetto alla versione originaria, non tanto perché la traduttrice lavora di fantasia e inserisca una sorta di commento al testo quanto perché riesce ad entrare nell’emozione della lettura dell’italiofono riproducendo nelle parole la sensazione che il testo inglese può garantire.

Nel testo troviamo tutti i temi cari a Bukowski, la sua vita quotidiana sotto la lente di ingrandimento, senza pudori né abbellimenti: la sua poetica è distante da qualsiasi preoccupazione estetica anche immaginaria, talora rischia perfino di compiacersi degli aspetti maceri, marcescenti, maleodoranti della vita eppure improvvisamente si innalzano punte di lirismo.

Sono racconti come pagine strappate di diario, annotazioni che sembrano non finite, senza apparente limatura o dialoghi con la donna del momento. In questo marasma, di disordine, eccessi, storture, una girandola di donne che si alternano senza sosta, c’è uno spazio di sogno e perfino di tenerezza. La telecamera è fissa, con un angolo di visuale stretto su corpi aggrovigliati, letti disfatti, docce e stanze in soggiorno dove bottiglie, sigarette e giornali si accumulano.

Irreverente, a tratti sarcastico e osceno, la raccolta non denuncia la vita ma la svela per quello che è, con un profondo senso di riconoscenza, ad esempio all’editore, la coltivazione dell’amicizia, l’affetto accorato per l’unica figlia e la gratitudine per tutte le donne che a loro modo lo hanno amato. Certo lo sguardo è spietato se si immagina l’amore nel suo abito estetico anche quando è trasgressivo e dissacrante. Per Bukowski l’amore vero è quello che curiosa nei recessi dei corpi, che non fa a meno dei suoi cattivi odori, dei peli e della malattia. E’ contagio totale, “non è altro che un faro di notte che fende la nebbia/ amore è una chiave di casa tua persa quando sei sbronzo/ amore è tutti i gatti spiaccicati dell’universo/ amore è una sigaretta col filtro ficcata in bocca e accesa dalla parte sbagliata.” E ancora “Il mio amore è diecimila garofani che bruciano il mio amore è un colibrì che si ferma per un istante di pace sul ramo mentre il solito gatto di acquatta”.

Bukowski in fondo ci dice che la poesia è di grande attualità, è universale è solo un modo di guardare la vita per quella che è: ecco perché è anche assolutamente un’emozione irripetibile da un punto di vista e oggi non è può essere che sgrammaticata. E’ sincera perché senza mediazioni, racconta la lirica della vita e talora il suo disfacimento.

In alcune poesie trapela la sua concezione della vita e un senso di pace e solidarietà verso gli altri, quella vicinanza degli ultimi “come un mio amico dice che avevo detto una sera quando ero ubriaco: ‘non uccidere mai nessuno, anche se sembra l’ultima o l’unica cosa da fare’.”

Questo sentimento si svela anche nella poesia dedicata a una donna madre della sua unica figlia con la quale dice di essere stato un tempo un amante affiatato anche se lo irritava e ora che è morta dichiara che lei “ha superato tutto…ha ferito meno persone di/ tutti quelli che conosco,/ e se consideri le cose da questo punto di vista,/ be’/ ha cercato un mondo migliore./ ha vinto lei.”

C’è un filo di ironia e di autoironia e per questo di gratitudine per gli altri: Bukowski ha vissuto in modo spericolato ma con umiltà e, come dice in uno dei suoi versi, non pensa di essere tanto male ma in fondo raramente quelli come lui lo pensano. Anche la sua trivialità non ci appare come una scelta trasgressiva e provocatoria ma come un’accettazione della vita. Scrive infatti in Elogio funebre in onore di una donna con le palle: “eri l’unica/ che capiva/ la futilità/ del compromesso/ dell’esistenza;/ tutte le altre erano/infastidite da/ episodi triviali,/ discutevano/ in modo privo di senso su cose/ senza senso;/ Jane , ti ha/ ammazzato il/ troppo sapere.”

Sull’amore
di Charles Bukowski
Traduzione di Simona Viciani
Ugo Guanda Editore
Milano, 2017
Euro 16,50

Articolo di Ilaria Guidantoni

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