“Sul corno del rinoceronte” di Francesca Bellino

Scritto da  Martedì, 29 Luglio 2014 

Un romanzo d’amore e di politica, un affresco conteso nell’anima tra l’Italia e la Tunisia, due donne a confronto, che intrecciano le loro storie e una relazione di amicizia tra le due sponde, aprendo l’una il mondo dell’altra, e l’una la propria porta. L’autrice, un’amica, giornalista, reporter di viaggio e scrittrice è un’italiana conosciuta a Tunisi la prima estate che ho passato lì, il 2009, legata alla terra dove ha trovato l’amore ma non innamorata della Tunisia, a differenza di me. Questo sguardo, da viaggiatrice curiosa, ma non ingenua, pronta a lasciarsi entusiasmare da ogni terra lontana, più attenta alla geografia antropizzata che a quella naturale e monumentale, si ritrova tutta nel libro.

 

Il racconto è a tutti gli effetti un romanzo, ben costruito, con un effetto a sorpresa, e il desiderio di raccontare la solidarietà e la curiosità profonda dell’incontro al femminile, la sofferenza, le strettoie della società al nord – nella Roma del disincanto dove lo stesso linguaggio è diventato grigio, violento e non c’è più spazio per sognare, né per il colore – come al sud, nella Tunisia della tradizione vissuta come una gabbia, della dittatura e poi dell’entusiasmo per la rivolta, in parte disilluso. La storia si svolge tra i quartieri romani di Piazza Vittorio e del Pigneto, che si riconosce in modo evidente senza mezzi termini, con nomi e cognomi, e Kairouan dove vive una delle due protagoniste, Meriem, e il centro di Tunisi, tra la medina e il big ben dell’avenue Bourguiba dove la protagonista italiana, Mary, si trova in due situazioni diverse.

E’ un affresco sociale oltre che psicologico e un’ottima informativa sulla Tunisia di oggi, la rivolta, la mentalità e la religione vissuta dalla parte della gente, con l’escamotage di un’intervista casuale, in particolare grazie alla conversazione con il tassista Hedi e alcuni uomini che incontra lungo il cammino e che offrono uno sguardo incrociato. Trovo vincente l’idea dell’umiltà e della sana curiositas della protagonista rispetto a un mondo che si disvela a poco a poco, con il gusto dell’antropologa, ma soprattutto della viaggiatrice. Il resto è un piacevole contorno.

Vale la pena soffermarsi sulle informazioni, tutte autentiche e verificate, che offrono un ottimo spunto per conoscere questo paese nella cui prospettiva mi sono ritrovata, sia nello stile quanto nell’angolatura. Mi piace anche quel senso di autoironia che la scrittrice ha su se stessa, senza incantamenti facili rispetto al mondo tunisino, nel quale si allontana certo dal mio modo di viverlo. Dal punto di vista linguistico l’autrice ha la capacità iconopoietica evocativa e accompagna il lettore nel suo labirinto di vita e di quotidianità con un’inserzione di parole e modi di dire tunisini che volutamente scrive sine cura, orecchiando, più attenta e interessata alla sonorità che alla scrittura, facendo percepire chiaramente la prospettiva dello straniero che ascolta. E’ uno stile diametralmente opposto a quello che io ho scelto per raccontare la Tunisia e che risponde al sentire rispetto a questa civiltà. Francesca dichiara di non amare l’arabo e poco anche il francese al quale preferisce lo spagnolo – nella vita come nell’arte, dov’è antropologa che studia i Maya – conquistata invece dalla forma della scrittura, l’arte della calligrafia grazie ad un incontro emozionale con Faruk, il fratello di Meriem.
Sul titolo non posso che tacere per lasciare la sorpresa al lettore, la denuncia del maschilismo a detrimento dell’essenza maschile in pubblico come nel privato.

E’ una storia nella quale non potevo non ritrovarmi, per i luoghi, le conversazioni, le situazioni, gli aneddoti e il tono apparentemente brillante e nel divertimento ed emozione che ho preso nel leggere le pagine d’un fiato; confesso di non avere la giusta distanza. E’ stato come rileggermi e rivivere alcuni passaggi, preziosi per chi digiuno e voglia approcciarsi a questo paese nel modo migliore: un incontro.
Un libro di dolore e gioia dove vita e morte si intrecciano, tra tabù e culto, quasi specularmente tra il sentire europeo ed arabo. C’è un particolare che mi ha colpito: il racconto si apre con un’immagine su Kairouan, la quarta città sacra dell’Islam, dopo Mecca, Medina e Gerusalemme ed in particolare con il cimitero centrale vicino alla grande moschea, la più antica del nord Africa. E’ quella l’immagine di Kairouan che io mi sono portata dietro quando l’ho lasciata alle spalle, pochi giorni prima di aprire il libro, alla mia prima scoperta della città. Strane coincidenze dei libri. Ogni incontro casuale è un appuntamento, come mi disse Francesca la prima volta che ci siamo incontrate a Tunisi, citando lo scrittore Luis Borges.


“Sul corno del rinoceronte”
di Francesca Bellino
L’asino d’oro
Euro 12,00


Articolo di Ilaria Guidantoni

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