“Sud Oranais” di Isabelle Eberhardt

Scritto da  Sophie Moreau Mercoledì, 02 Agosto 2017 

Il genere è il diario di viaggio, affascinante per quel misto di sogno, di un mondo al confine del mondo, quando viaggiare era davvero un’avventura e di vita vissuta, di dura esperienza quotidiana. E’ la storia incredibile di una donna sconosciuta ai più, viaggiatrice della prima ora affascinata dall’islam nomade, il più rigoroso e “mistico”, con il gusto profondo dell’avventura e la capacità di assunzione del rischio. Morta per un incidente “del mestiere” giovanissima, la sua scrittura è scarna, incisiva e poetica come l’ambiente del deserto algerino.

 

Sud Oranais è il diario di viaggio dell’ultimo soggiorno di Isabelle Eberhardt nella regione lacerata del Sahara algerino dove delle tribù ribelli resistono ancora ai primi del Novecento all’avanzata coloniale francese.
L’autrice è una donna singolare, soprattutto per quei tempi, una svizzera francese di lingua le cui opere non sono state pubblicate in vita. Non esiste quindi una versione originale. Quella proposta da Marie-Odile Delacour e Jean-René Huleu sotto il titolo “Les Éditions du Centenaire” si riferisce ai manoscritti dell’autore conservati presso gli archivi d’Oltremare a Aix-en-Provence, o ai suoi testi pubblicati sulla stampa prima della sua morte. La trascrizione dall’arabo di Isabelle Eberhard è stata rispettata il più possibile, compreso quando l’autrice introduce una certa fantasia. Dal punto strettamente linguistico non sempre concordo ma è evidente che dobbiamo pensare ad una lingua di fine Ottocento-inizio Novecento e legata al mondo del deserto, difficilmente padroneggiabile per chi non ha non solo una conoscenza perfetta di quelle lingue, un arabo nutrito dalle sonorità nomadi, ma anche dell’ambiente e del lessico di quell’ambiente. L'autrice conduce il lettore dalle due parti di una frontiera fluida con il Marocco, nei campi beduini, nei caffè maures,.e gli svela dall’interno – una donna divenuta musulmana con un’identità al maschile – dopo diversi giorni di ricerca, la vita di una piccola città teocratica. Emerge un islam rigoroso e mistico, singolarmente tale per chi conosce la religione islamica, quasi una fascinazione romantica, per questa frequentatrice di zaouia, confraternite. Il manoscritto di quest’ultimo testo di Isabelle Eberhardt è stato ritrovato dopo diversi giorni di perlustrazione nel fango dell’inondazione di Ain Sefra, un oued nel quale Isabelle è morta il 21 ottobre 1904. Oggi la rilettura di questi testi portano alla luce un dibattito di grande attualità, quello del confronto tra “oriente” e “occidente”, termini che non indicano delle aree geografiche ma delle categorie mentali, che si avvicinano semmai, rispettivamente, a sud e nord, o meglio a mondo tradizionale, rurale, sapienziale da una parte; mondo moderno, urbanizzato, legato alla tecnologia. Due mondi o due volti di uno stesso mondo che possono scontrarsi occasionalmente ma mai separarsi del tutto. Emblematica a riguardo l’epigrafe scritta sulla tomba della scrittrice: Isabelle Eberhardt, come scrittrice e Mahmoud Saadi, come avventuriero mistico del deserto.
Il libro racconta l’intreccio singolare tra l’ambiente della guarnigione, della vita militare emarginata nel deserto e delle scuole mistiche, un mondo duro, affascinante ed estremamente lento come il treno con la sua “andatura lenta attraverso la solitudine”, che da Algeri porta verso la frontiera con il Marocco. Il libro per chi conosce un po’ l’Algeria sviscera quelle ferite profonde che affondano le radici nel tempo dove l’avanzata coloniale fa da contrappunto ad un’altra lacerazione nel paese, quella delle guerre tribali e mette bene in luce il contrasto netto tra ambiente rurale, desertico per lo più e urbano, legato soprattutto ad Algeri, mondo solo in apparenza meno violento ma dove si rischia di soffocare, come accade all’autrice che vive una campagna di discredito nei suoi confronti e nei riguardi del marito nell’ambito della quale trova il conforto dell’amico Victor Barrucand, fondatore della Lega dei diritti dell’uomo in Algeria, grazie al quale riesce a lavorare regolarmente come reporter, in particolare per L’Akhbar, settimanale franco-arabo fondato dallo stesso Barrucand. Inviata speciale del quotidiano La Dépêche algérienne nella regione del Sud di Orano, dove sicuramente Isabelle è oggetto di attenzioni particolari destando una certa meraviglia, per usare un eufemismo anche se i suoi articoli sono letti e apprezzati. Un’occasione per affacciarsi su un mondo poco conosciuto e praticamente scomparso.

Sud Oranais
di Isabelle Eberhardt
Editions Joelle Losfeld
Les Éditions du Centenaire 1904-2004
2003, Paris
11,50 euro

Articolo di Sophie Moreau

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