“Storia intima della grande guerra” di Quinto Antonelli

Scritto da  Martedì, 10 Febbraio 2015 

St. Giovanni del Tirollo. È l’ultimo paese del Tirolo che ci divide, per sempre forse, dalle nostre terre, e qui in questo paese, un sospiro di dolore ci sale imperioso dal cuore e ci domandiamo: Rivedremo più questi luoghi? La mamma gli amici, i colli ameni, i fiumi d’argento, il lago caro e violetto li rivedrò più mai?
Più netta si fa in me la sensazione di quanto mi sovrasta, e di quanto incombe su tutti noi ed un nodo terribile mi serra la gola, e in un canto del vagone, mentre i miei compagni ammirano il pittoresco paesaggio muti, lascio scorrere le lagrime al pensiero che forse sarò sacrificato senza un’ideale, per una causa a me ignota, per una Patria non mia!…”.

Sono pensieri di Umberto Artel, cartolaio di Riva del Garda richiamato alle armi nell’agosto del 1914, durante il viaggio che lo conduceva al fronte in Galizia, a combattere una guerra in cui non crede e di cui non sa niente. Il diario dell’italiano d’Austria Artel è uno dei testi di cui si compone questa Storia intima della grande guerra, curata da Quinto Antonelli per Donzelli editore. Storia “intima” perché fatta di testi non ufficiali, privati, riservati ad amici e familiari – le lettere dei soldati dal fronte – o destinati a mettere ordine nelle giornate di tempo sospeso o invertito tra giorno e notte in trincea o per riordinare i ricordi anche a molti anni di distanza – diari e memorie –. La ricchissima documentazione utilizzata è raccolta presso il Museo storico del Trentino.

L’esperienza della guerra si configura in tutta la sua violenza e il suo orrore attraverso le parole di quanti l’hanno combattuta e vissuta in prima linea. Sfuggendo alla retorica della memorialistica, dei testi ufficiali e letterari, che inevitabilmente tengono conto nella stesura di un possibile lettore estraneo, eventualmente anche a distanza di molto tempo, in questo lavoro si portano invece alla luce scritture private, indirizzate esclusivamente ai familiari dei soldati senza badare alla forma. Testi che si preoccupano esclusivamente di rendere con immediatezza sensazioni e stati d’animo, oltre a dare notizie sulla propria salute e le condizioni di vita al fronte o durante gli estenuanti viaggi per raggiungerlo.

La scrittura è rifugio e consolazione nei momenti in cui i soldati non sono impegnati in prima linea o a scavare trincee o a spalare la neve. Scrivere ai propri cari permette di rimanere in contatto con loro, di sospendere il tempo presente fatto di violenza, orrore, sporcizia e paura e gettare un ponte verso un ideale futuro. Si cerca per quanto possibile di mantenere vivo il proprio ricordo presso i familiari e quello dei propri cari nella propria mente attraverso lettere e fotografie.
La scrittura serve anche a sfogare la rabbia verso i propri diretti superiori, che impartiscono ordini assurdi e agiscono ciecamente con punizioni e ritorsioni verso le truppe, e verso ottusi politici che hanno trascinato il paese in una guerra di cui spesso sfuggono le motivazioni, mandando una moltitudine di uomini a morire inutilmente.

Molto alta era la percentuale di analfabeti nelle truppe dei soldati semplici italiani, ma in questi casi si era disposti a passare sopra l’imbarazzo di confidare i propri pensieri e ricordi personali a un estraneo pur di avere la possibilità di farsi aiutare a tenere la corrispondenza con i propri cari.
I testi pubblicati sono stati divisi in capitoli, percorsi tematici che si intrecciano e istituiscono tra loro richiami e rimandi. Come già accennato, ci sono i racconti degli italiani d’Austria sul fronte russo e in particolare si cerca di descrivere l’estenuante condizione della vita in trincea. Molto spesso i soldati ricorrono a paragoni con animali per rendere la propria situazione: si vive rintanati come volpi o tassi, tutto il giorno al buio per nascondersi dal fuoco nemico; la fame e la sete rendono lupi; un soldato che si ritrova accerchiato dai nemici in una missione per cercare acqua si paragona a un cinghiale braccato che decide di sparare all’impazzata, irrazionalmente, per abbattere quanti più nemici possibile.
Per lo più di notte, al buio, per non essere avvistati dai nemici, lavorano gli zappatori che scavano senza sosta le trincee, lavoro spesso privato di senso da un unico colpo di cannone che può arrivare e sconquassare tutto. Molti si soffermano a descrivere proprio l’esperienza dirompente del cannone, invenzione infernale che semina morte e distruzione come era inimmaginabile fino ad allora e, come se non bastasse, riempie l’aria con rombi terribili spesso ininterrottamente per ore o giornate intere.

Oppure si cerca di raccontare l’esperienza terribile di andare all’assalto, che spesso significa andare incontro a morte o ferimento certo; la guerra genera terrore e ribrezzo nei soldati ma spesso, in preda alla disperazione o all’eccitazione sotto il fuoco nemico si può provare anche uno stato di ebbrezza nell’uccidere; è come un banchetto la guerra, in cui viene servito un menu a base di colpi di cannone, sangue, artiglieria e mostruosità, un banchetto allestito presso il Grande Hotel della Paura: oltre alle truppe nemiche i soldati devono combattere contro avversari temibili come la fame e il freddo, soprattutto il ghiaccio e la neve quando il fronte si assesta sulle Alpi tra Italia e Austria, il fronte dell’inverno infinito. Le trincee si riempiono di acqua e fango da cui non c’è modo di trovare un riparo. “Enorme frantoio” è l’espressione utilizzata da Carlo Salsa nel suo diario di fronte a un paesaggio dove i cadaveri si stratificano, mescolandosi con la sporcizia e gli escrementi in una materia indistinta che rende in pieno l’orrore di essere piombati in una condizione che di umano non ha più nulla.

Proprio per restituirci in pieno la dignità di testi scritti senza alcun intento letterario, il criterio editoriale seguito è stato rispettare la loro veste linguistica e ortografica originale, non intervenendo cioè sulle incertezze grafiche, grammaticali e sintattiche degli scriventi, lasciando affiorare pienamente l’immediatezza, la freschezza e le difficoltà di espressione.
Come ci spiega il curatore nella ricca prefazione, noi lettori del XXI secolo siamo degli intrusi in una dimensione assolutamente intima e familiare: ci troviamo a leggere testi che non sono stati scritti per noi e proprio per questo ci permettono un viaggio nella storia senza intermediazioni, alterazioni o ammorbidimenti. In contrapposizione ai proclami e ai racconti venati da eroismo di maniera che hanno riempito libri, canzoni e giornali, questo volume ha il merito di rivelarci con lucidità e rigore quella che fu in pieno e senza riserve una tragedia, facendo parlare quanti la subirono in prima persona, con rassegnazione e molto spesso senza comprendere il senso di ciò che si stava consumando sotto i loro occhi e sulla loro pelle.

Quinto Antonelli

Storia intima della grande guerra

Lettere, diari e memorie dei soldati dal fronte
Con il dvd del film di Enrico Verra "Scemi di guerra"
pp. XVIII-320, rilegato con dvd
€ 32,00

Grazie a Ufficio Stampa Donzelli Editore – Maddalena Lucarelli

Articolo di Adele Maddonni

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