“Storia di una concubina” di Gul Irepoglu

Scritto da  Venerdì, 15 Maggio 2015 

No, mio Sovrano, Voi non vi ricorderete di me, di questa ordinaria concubina alla quale vi siete unito solo una volta, con la quale avete passato poche, per quanto piacevoli ore, e che, nonostante ciò, non avete più desiderato.
Se solo sapeste quanto ardentemente brucia la sua passione per Voi, quanto grande e forte è il disperato amore che dimora nel suo cuore, se poteste guardarmi con quegli occhi neri, semi socchiusi, per un istante ancora. Forse se avessi un’altra occasione, potrei essere in grado di conquistarVi”.

Il nuovo romanzo di Gül Irepoglu ci porta in un luogo vagheggiato per secoli da viaggiatori e scrittori: il palazzo imperiale di Istanbul, il favoloso Topkapi. In particolare, negli appartamenti del sultano e nell’harem in cui erano ospitate le sue concubine, luoghi segreti e inaccessibili, di una bellezza che stordisce e un lusso accecante, ma teatro di intrighi, cospirazioni e tradimenti.

Ispirandosi ad alcune lettere realmente scritte dal sultano a una donna amata, di cui inserisce dei frammenti all’inizio delle quattro sezioni in cui è diviso il testo, l’autrice costruisce un romanzo epistolare che, oltre a raccontarci i tormenti amorosi e le inquietudini di una concubina perdutamente innamorata del suo sultano, ci apre proprio le porte del palazzo imperiale di Istanbul, e più in generale ci offre una panoramica sulle vicende dell’impero ottomano nella seconda metà del XVIII secolo.

Alle pagine appassionate in cui la concubina Askidil si strugge d’amore, dopo un’unica notte di passione trascorsa con l’amato sultano, si alternano quelle dello stesso Abdül Hamid I (1774-1789), che descrive il proprio spaesamento dopo essere salito al trono a seguito della morte improvvisa del fratello. Rinchiuso fino all’età di cinquant’anni nella “gabbia dorata”, gli appartamenti dove abitavano – sorvegliati come in una prigione – i familiari del sultano regnante che potevano costituire una minaccia al trono, Abdül Hamid si trova improvvisamente a dover ricoprire un ruolo a cui non è stato preparato e per il quale probabilmente non possiede le qualità.
C’è poi una terza voce, che si inserisce tra la concubina e il sultano, e ci offre una sorta di controcanto rispetto alle vicende di entrambi: è il capo degli eunuchi bianchi Cafer, che ricopre un ruolo di grande potere, legato al sultano da affetto e dedizione profondi.
Era già adulto Cafer, quando ha deciso di accettare la proposta del suo amico fraterno che, divenuto sultano, gli ha proposto di legarsi a lui indissolubilmente nella gestione di importanti affari di governo, a prezzo però di una grande rinuncia. Non sa spiegare lucidamente fino in fondo i motivi per cui ha accettato, Cafer, di rinunciare alla propria virilità e l’unico rimedio possibile è non pensarci, non parlarne, perché la decisione presa molti anni prima continua a creare dubbi e turbamento.
Forse ha accettato per vanità, per ambizione di fronte alla possibilità di ottenere un ruolo di potere: certamente la scelta gli ha causato gravi sofferenze fisiche e, aspetto peggiore non messo in conto, la menomazione fisica non ha inciso minimamente sulla sua emotività, che è rimasta intatta. Privato della sua virilità fisica, Cafer scopre però di non essere affatto immune dal provare sentimenti per una donna.
Si scopre perdutamente innamorato di Askidil il sensibile e inquieto Cafer, di quella concubina così diversa dalle altre, affascinante e intelligente, a cui riserva sguardi e gesti furtivi per mascherare il proprio disagio e smarrimento in sua presenza.

L’attenzione per la ricostruzione storica si unisce in questo romanzo alla sensibilità di una scrittura che si ferma a descrivere con la stessa precisione le meraviglie del palazzo imperiale – arredi e decori lussuosi, banchetti sontuosi, gioielli preziosi e rigogliosi giardini – e i moti dell’animo dei tre protagonisti, anime inquiete attraverso le cui parole l’autrice dà vita a pagine bellissime traboccanti di sensualità e delicatezza.

Gül Irepoglu, insegnante di storia dell’Arte presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Istanbul dal 1997, ha operato nel Comitato Esecutivo turco della Commissione Nazionale dell’Unesco ed è divenuta un membro della Fondazione per la Conservazione della Eredità Turca e dell’Istituto Americano di Ricerca in Turchia.
Oltre a testi accademici ha scritto i romanzi: Unto the Tulip Gardens: My Shadow (2003); The Concubine (2007); An Istanbul Kaleidoscope with a Bow (2009).

Gul Irepoglu
Storia di una concubina
Edizioni Clandestine
208 pagine
15 euro

Grazie a Patrizia Fazzi, Ufficio Stampa Edizioni Clandestine

Articolo di Adele Maddonni

TOP